Maryam Saleh – Syrr (Simsara Records, 2026)

Simsara Records è un’agenzia di produzione e di management artistico fondata e gestita da donne. La label è specializzata nella scena musicale araba alternativa (o comunque non anglofona), progressista e sperimentale. È l’etichetta per cui esce “Syrr”, che significa “segreto”, ma è anche il nome della figlia dell'artista egiziana Maryam Saleh. L’album segna il ritorno della cantante, autrice e attrice ad otto anni di distanza dal precedente disco. Figlia d’arte (la madre, cantante di grande talento, il padre, noto regista teatrale) Saleh in passato ha collaborato con Zeid Hamdan, figura di punta dell’underground libanese, mentre il suo album del 2017, “Lekhfa”, l’ha vista lavorare con il polistrumentista palestinese Tamer Abu Ghazale e con il compositore e musicista egiziano Maurice Louca. Nelle note di presentazione di “Syrr” l’artista cairota lo descrive non come un “album di canzoni, ma un attraversamento. Un percorso in divenire, dove la memoria, la perdita e l'esperienza vengono modellate ancora e ancora nel lungo tentativo di ricostruire il sé. È un’autobiografia musicale in un tempo mutevole, dove passato, presente e futuro si ripiegano l’uno sull’altro. Un viaggio interiore, alla ricerca di risposte attraverso sensazioni che si trasformano in azione, attraverso sentimenti che sbocciano in movimento. Questa non è narrazione: è un momento vissuto, un passaggio dall’oscurità alla luce, dall’assenza di forma alla percezione, dove il suono, l’immagine e il tremito del corpo intessono un unico mondo che respira. Il percorso di ‘Syrr’ si dispiega in nove stazioni, trasportato attraverso tre mondi: Origine e Immagine, dove tutto è crudo e aperto; Recipiente, dove il sé cerca, si scontra e si interroga; e Intuizione ed Eco, dove la consapevolezza si espande”. Per questo lavoro incentrato sulle vulnerabilità personali che diventano di portata universale, Saleh ritrova Louca (produzione, arrangiamenti e tastiere) insieme a una schiera di musicisti: Kamilya Jubran (oud, tastiere e cori), Islam Abomalak (tastiere), Mahmoud Wali (basso), Andre Segone (contrabbasso), Zizi Ibrahim (violoncello), Dylan Hunter Chee Greene (batteria) e Joss Turnbull (percussioni). La musicista e autrice palestinese Jubran ha fatto da mentore a un progetto in cui la voce scura di Saleh naviga tra passaggi quasi sussurrati e sequenze più esposte, attingendo a forme musicali e poetiche arabe classiche e popolari (mawwal, madih, shaabi, muwashshah, taqtuqa), ma aprendosi anche ad influenze psych-rock ed elettroniche. Oltre che in digitale, “Syrr” è stato pubblicato in un’edizione in vinile accompagnata da inserti con i testi e le traduzioni, insieme a schizzi disegnati a mano dalla stessa Maryam Saleh, tratti dai diari personali tenuti durante tutto il processo di scrittura dell’album. Parte con un arrangiamento essenziale, minimale nel mawwal “Mawdou’ Tani” (Tutt’altra storia), in cui la voce svetta su un cantilenante coro femminile. L’oud è lo strumento guida di “El Faqd” (Perdita), firmato da Jubran, sostenuto dalle percussioni. Il collante elettronico di Louca avvolge il canto di Maryam in “El Fetra” (Istinto). In “Nafas” (Respiro) – seconda composizione di Jubran – Saleh cerca risposte interrogandosi sul significato della sofferenza; le corde dell’oud accompagnato con discrezione l’intimità vocale della cantante. L’andamento riflessivo sulle note del liuto arabo si estende anche a “Ma’na” (Significato), in cui ci si interroga sul significato della propria arte. Il ritmo percussivo del tamburo a calice accelera conducendoci a “Wanas” (Compagnia), originariamente composto in forma di adouda, lamento popolare femminile egiziano, reimmaginato in forma di shaabi segnato da percussioni, tastiere e basso e in forma responsoriale per esaltare le figurazioni vocali di Saleh. “Alb” (Cuore) si apre a rivoli pop psichedelici e la voce sembra affrancarsi dalle coloriture introspettive. “Khayal” (Fantasia), nel modo ajam del maqām, si apre a passaggi luminosi grazie alla presenza di fiati e al ritmo più incalzante, configurandosi come sorta di atto liberatorio prima di giungere all’epilogo di “Nedaa” (Richiamo). Quest’ultimo brano è introdotto dal sibilare del vento, su cui si inserisce gradualmente la voce di Maryam che invita gli ascoltatori a confrontarsi con loro stessi e a ritrovarsi sul suo stesso percorso; qui oud, percussioni, chitarre e tastiere accompagnano infine il canto della solista e del coro femminile. “Syrr” è un lavoro che reimmagina forme della tradizione senza sussulti e compiacimenti. 


Ciro De Rosa

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