Mare e Miniere XIX Edizione. Seminari di Canto, Musica e Danza Popolare, Vecchia Tonnara Su Pranu, Portoscuso (Sud Sardegna), 23 - 28 giugno 2026

Tutto questo ha avuto un esito più che positivo in “Mare e Miniere”, perché gli elementi determinanti si sono incastrati alla perfezione, confermando la visione del direttore artistico Mauro Palmas, dei numerosi collaboratori e, più in generale, della elenaledda vox, l’associazione che cura l’organizzazione della rassegna. Lo diciamo sulla base di dati di prima mano, cioè emersi dalla nostra “osservazione partecipante”: ogni sera gli spettacoli hanno registrato il pieno di spettatori, ogni giorno i corsi di didattica sono stati rivolti a decine di ragazzi e non solo (sono stati tenuti corsi di canto popolare e canto corale, musica d’insieme, canto a cuncordu e tenore, canti politici e popolari occitani, batteria e percussioni, chitarra, mandola, organetto diatonico, danze tradizionali del centro e sud Italia), ogni notte gli stessi corsisti “praticavano” gli insegnamenti ricevuti, con entusiastiche e partecipate esibizioni estemporanee tirate fino a tarda notte nella piazza antistante la tonnara. L’edizione 2026 ha visto la presenza di Luigi Lai, il maestro e l’innovatore indiscusso delle launeddas. La sua masterclass sullo strumento policalamo, insieme alla sua instancabile passione per l’insegnamento e il confronto, ci ha dimostrato quanto sia tenace il suo rapporto con questo strumento e, allo stesso tempo, con il contesto (locale e popolare) entro cui ne ha appreso la tecnica e quello (extra-locale e colto) entro cui ne ha innovato repertorio ed esecuzioni. L’edizione 2026 ha saputo, però, celebrare l’importanza che la sua opera ha rivestito nella scena musicale mondiale, presentando, nella serata di apertura del festival, il film
“Su Maistu”, diretto da Gianfranco Gabiddu. Il film raccoglie una documentazione straordinaria (concerti, interviste, collaborazioni, intuizioni e visioni) e riesce in un intento tutt’altro che semplice: tratteggiare senza retorica la complessità della figura di Luigi Lai, mantenendo in equilibrio i tre tratti principali che hanno caratterizzato la sua vita. Da un lato l’apprendistato delle launeddas nella Sardegna della prima metà del Novecento, in un contesto, cioè, ancora tradizionale: il rapporto profondo e totale con il maestro e l’acquisizione della tecnica dello strumento (a partire dalla respirazione circolare, ma non solo) come parte di un apprendistato più ampio che ricomprendeva lavori manuali e relazioni sociali socialmente codificate (feste, rituali ecc.). Dall’altro lato la sua vita musicale: lo studio della musica colta e della notazione, attraverso la fisarmonica e il sassofono e, da qui, il confronto con artisti internazionali e l’interpretazione, attraverso le launeddas, di generi musicali contemporanei e non tradizionali: dal jazz al folk fino alla musica d’autore. Infine la sua attenzione alle nuove generazioni, nella prospettiva della diffusione della conoscenza di uno strumento millenario ma con una forte potenza innovativa. Insomma un ritratto completo e una ricostruzione attentissima, che si configura come un documento imprescindibile per la
comprensione della storia e del possibile futuro delle launeddas. La serata di giovedì 25 giugno ha visto protagoniste due voci femminili. È stata aperta dalla cantautrice messinese Luisa Briguglio, vincitrice dell'edizione 2026 del Premio Andrea Parodi, che ha presentato “Truvatura", il suo primo album solista. Il concerto (che ha visto la partecipazione di Ernesto Nobili alla chitarra baritona, Fabrizio Lai alle chitarre e Matteo Nocera alle percussioni) ha rappresentato, con grazia e decisione, alcuni degli aspetti più determinanti del festival e dei “modi” in cui si svolge: è stato poetico, teatrale, innovativo e attento a trattare le espressioni musicali di tradizione orale. Si è poi proseguito nel segno di una sperimentazione morbida e coinvolgente, con il duo catalano composto da Magalí Sare (voce) e Manel Fortià (contrabbasso), che hanno eseguito il progetto "Re-tornar". Se l’approccio jazz ci è sembrato predominante - soprattutto nelle cuciture estemporanee dei tanti tratti della scrittura del due - l’ampiezza dello scenario evocato richiama molte musiche popolari e, in generale, le tradizioni espressive e le atmosfere riconducibili all’area vastissima del Mediterraneo. Anche se il duo è nato e continua a sviluppare un’idea di sperimentazione molto aperta e del tutto informale, l’esibizione dal vivo ha avuto il pregio innegabile della compostezza esecutiva, della
morbidezza che avvolge anche i tratti più estremi della performance, confluendo in un timbro preciso, determinato e ricco di sfumature originali. Venerdì 25 giugno il programma ha previsto narrazioni sicuramente più eterogenee. Innanzitutto “La radio di Camilleri”, un omaggio alla carriera radiofonica dello scrittore siciliano, realizzato in collaborazione con Rai Radio Techetè, curato da Elisabetta Malantrucco in dialogo con Giuseppe Marci, professore ordinario dell’Università di Cagliari e fra i maggiori studiosi dell'opera di Camilleri. L’evento ha incluso alcuni commenti musicali di Mauro Palmas (liuto), Marco Argiolas (fiati) e del cantautore siciliano Kaballà, che hanno poi proseguito con uno spettacolo che, attraverso musica, letture e racconti, ha indagato le connessioni tra Sicilia e Sardegna. L’epilogo della serata è stato affidato a Riccardo Tesi e Maurizio Geri, i quali - conclusa, dopo oltre trent’anni, l’esperienza della loro Banditaliana - hanno coinvolto il pubblico in uno spettacolo intenso e trascinante, in equilibrio tra la tradizione musicale toscana e la musica d’autore. Le figure ferme e sicure dei due musicisti al centro del palco – ironici, autoironici e ricolmi di musiche e repertori – sono sembrate come un totem sonoro, cui si volge lo sguardo ancora incantato, per assorbire alcune delle elaborazioni più belle della musica di ispirazione popolare del nostro paese. Sabato 27 giugno il programma è proseguito con lo spettacolo
teatrale "Il Fuggitivo”, a cura di Alessandro Anderloni, con Mauro Palmas al liuto e Alessandro Foresti al pianoforte. Il racconto è incentrato sull’incontro tra il veneto Fortunato e il pastore sardo Lussorio, ai quali, intorno al 1945, la sorte ha riservato due posti da minatore nella miniera Montevecchio. Lo spettacolo, elaborando l’elemento più caratterizzante del territorio circostante Portoscuso, richiama efficacemente l’epica del destino comune, la ferocia del lavoro e della guerra, il legame indissolubile che gli uomini hanno con la terra in cui crescono e dalla quale, spesso con inevitabili conseguenze, sono costretti a partire. Allo stesso tempo, però, ha saputo individuare il contrappeso dell’amore, che può sbocciare, sospendendo ogni sofferenza, anche nello spazio disumano e tossico della miniera. La serata si è conclusa nel segno della sperimentazione tra jazz, musica balcanica e classica del Wild String Trio, composto dal violoncellista francese Toby Kuhn, dalla violinista slovacca Petra Onderufová e dal chitarrista sloveno Aleksander Kuzmić. L’epilogo del festival, come da tradizione, è stata affidata alla restituzione, attraverso il concerto degli allievi dei seminari. Come detto in apertura, il fulcro della manifestazione è la trasmissione attraverso la didattica. Per questo il concerto finale può considerarsi il riflesso più netto del contributo che “Mare e Miniere” apporta allo scenario contemporaneo delle musiche di tradizione orale. E per questo - in attesa della prossima edizione, che celebrerà l’importante anniversario del ventennale - concludiamo citando i maestri-cardini coinvolti in “Mare e miniere”: Elena Ledda, Simonetta Soro, Alessandro Foresti, Riccardo Tesi, Maurizio Geri, Silvano Lobina, Mauro Palmas, Luigi Lai, Cuncordu e Tenore de Orosei, Viola Centi, Manu Theron, Damien Toumi, Andrea Ruggeri, Dario Muci, Enza Pagliara e Giulia Cavicchioni.

 

Daniele Cestellini
Foto e video di Salvatore Esposito 

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