Letizia Fuochi – La Scelta (Materiali Sonori, 2025)

Cantautrice, storica, narratrice di storie in musica, Letizia Fuochi ha costruito, nel corso degli anni, un percorso artistico coerente e rigoroso, lontano dal mainstream e vicino, invece, alla materia viva della memoria collettiva. Dopo “Fuegos Y Chavela” (Materiali Sonori, 2021), omaggio alla leggendaria Chavela Vargas, e il pregevole “Zing” (Materiali Sonori, 2022), la fiorentina torna con “La Scelta”, concept album, composto da undici tracce, realizzato in occasione degli ottanta anni dalla Liberazione dal nazifascismo. Il disco nasce da una ricerca storica lunga e meditata, che Letizia stessa descrive senza mezzi termini: “Scegliere è la più alta forma di libertà. Dittature, fascismi, nazionalismi, fanatismi distruggono il pensiero critico. Questo disco vuole essere un promemoria”. Al suo fianco, come sempre, il fido Francesco "Frank" Cusumano alle chitarre - collaboratore storico e architetto sonoro di buona parte della sua discografia - accompagnato da Gianni Cammilli e Ettore Bonafé nel nucleo ritmico. A loro si aggiunge una costellazione di ospiti che trasforma “La Scelta” in un autentico atto corale: Riccardo Tesi alla fisarmonica, Chiara Riondino, Alberto Morselli, Filippo Chieli, Anna Maria Castelli, Anna Granata, Sara Rados, Paolo Lambardi, Le Malcercone Trio con Silvia Poli. Un ensemble che non sovrasta mai la parola, ma la sostiene, la incornicia, la lascia respirare. Il disco si apre con “Tutti Quanti Mi Chiamano Passione”, e già qui si capisce in quale direzione stia andando Letizia Fuochi: la ballata è ampia, distesa, con la chitarra di Cusumano che disegna un paesaggio interiore prima ancora che storico. Il brano è dedicato alle partigiane Maria Teresa Regard e Lydia Buticchi Franceschi, ritratte con una delicatezza che non ha nulla di didascalico, semmai di commosso. La voce di Letizia è sempre misurata, mai sovrabbondante, ma in grado di imprimere ad ogni brano una grande forza evocativa. “Il Mio Testamento” porta le parole di Piero Calamandrei in musica, e la scelta di Alberto Morselli e Filippo Chieli agli arrangiamenti regala al brano un respiro quasi cameristico, sospeso tra la solennità del testo e la leggerezza necessaria perché quelle parole arrivino davvero. "La memoria è il futuro, il nostro sangue concime / per esaminare speranza e giustizia": versi che bruciano ancora, in un tempo in cui la Costituzione sembra sempre più un documento da sbiadire. "Silenzio E Cammino" è tra i momenti più tesi e vivi del disco: una chitarra elettrica accompagna il canto su testo di Carlo Coccioli, scrittore e comandante partigiano, e l'essenzialità dell'arrangiamento fa sì che ogni nota sembri ricavata dall'interno di un bosco, di un nascondiglio, di una scelta fatta al buio. Poi arriva "La Strada Di Berto", con la fisarmonica di Riccardo Tesi che entra come un vento da est - testo di Raffaello Ramat, professore di letteratura e comandante partigiano - che racconta l'uccisione del resistente Alberto Casini. Qui il suono si fa popolare nel senso più alto del termine, quello che appartiene a tutti perché appartiene alla terra. Il disco non rifiuta il confronto con la tradizione della canzone resistente più riconoscibile: la rilettura di “Dante Di Nanni”, inno degli Stormy Six, viene eseguita con rispetto e convinzione, senza aggiornamenti forzati, lasciando intatta la forza agitativa dell'originale. E poi c’è “Ciao Amore, Ciao” - quella di Luigi Tenco, presentata al Festival di Sanremo la stessa notte del suo suicidio - qui riproposta nella sua versione originaria, quella che avrebbe dovuto chiamarsi “Li Vidi Tornare”, ricordo austero e toccante dei ragazzi e delle ragazze che scelsero di combattere. Restituirle questo titolo fantasma, o almeno questa memoria, è già un gesto politico e poetico insieme. “La Discendenza - Il Tempo Della Scelta” chiude il cerchio con una citazione di Sandro Pertini in apertura, e con Letizia che canta: “Il senso della Storia è la storia stessa / è la nostra Resistenza, siamo noi, la loro discendenza / Perché è ora e sempre il tempo della scelta”. Un finale che non è un epilogo ma un passaggio di testimone. “La Scelta” è un disco necessario, aggettivo che si usa troppo spesso e qui invece pesa ogni grammo. Perché la canzone d'autore, quando è onesta, non intrattiene soltanto: orienta. Letizia Fuochi lo sa da sempre, e con questo lavoro lo dimostra con una maturità artistica e una coerenza civile che meritano ascolto attento, reiterato, condiviso. In un panorama musicale che spesso confonde l'urgenza con il rumore, questo disco ha il coraggio del silenzio. E il silenzio, qui, parla più forte di tutto. 


Salvatore Esposito

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