Clara Farina | Marcello Peghin | Fulvio Bonamino – Liberami Dal Male con testi di Maurizia Del Bello e la partecipazione di Riccardo Tesi (Autoprodotto, 2026)

Nel panorama sempre più vitale delle sperimentazioni che lambiscono i confini della poesia sonora, l'incontro tra la parola recitata e l'ordito musicale rappresenta una sfida affascinante e complessa. Clara Farina, voce recitante e nucleo interpretativo del progetto, Marcello Peghin, alle prese con chitarre e live electronics , e Fulvio Bonamino, architetto di percussioni e ulteriori intarsi elettronici, convergono nel disco "Liberami dal male", un'opera che sublima un'urgenza narrativa profonda e stratificata. Le liriche portanti dell'intero lavoro sgorgano dalla penna di Maurizia Del Bello, la quale ha affidato al trio parole per la maggior parte tratte dal suo volume del 2024 intitolato "L'imbarazzo dietro al vanto", affiancandovi tre preziosi componimenti inediti. Dal punto di vista delle ispirazioni e degli arrangiamenti, il disco si snoda come un flusso ininterrotto in cui la recitazione non è mai relegata a semplice didascalia, ma vive in un'osmosi organica con le musiche interamente composte e mixate da Marcello Peghin, eccezion fatta per un unico, folgorante episodio firmato da Riccardo Tesi. L'incrocio tra l'essenzialità acustica delle sei corde, le pulsazioni percussive e le frequenze sapientemente manipolate dell'elettronica crea una scenografia densa di chiaroscuri, concepita per dialogare costantemente con l'espressività vocale nitida e autorevole di Farina. Frutto di un lungo lavoro registrato tra Alghero, Ceparana e Pistoia dal marzo all'agosto del 2025 , e accompagnato a livello grafico dalla fotografia di Donatella Falchi e dal particolare pittorico dell'opera "Quasi dalla fine del mondo" di Giuliano Tomaino in copertina, il lavoro si rivela un'autentica indagine introspettiva. Il viaggio d'ascolto, curato nella grafica e impaginazione da Giorgio Peghin, si apre sulle suggestioni costiere di "Palmaria (Isola)", traccia in cui i ricordi di estati vissute tra vele latine e sassi arroventati dal sole si materializzano con forza evocativa, per cedere subito il passo al disincanto di "Rosario", dove l'amara consapevolezza del tempo inesorabilmente sgranato frena l'entusiasmo con un brusco risveglio. Con "Mal di Sardegna" il tessuto sonoro fa da specchio a un paesaggio abbacinante, descrivendo un incatenamento spirituale a spiagge dorate e foreste di sugheri che condannano dolcemente al mal di terra , sfociando successivamente nell'ironia agrodolce di "Di necessità virtù", una cronaca ritmica di aspirazioni poetiche e sogni giornalistici che, inaspettatamente, finiscono per infrangersi sulla concretezza della vita da cassiera. Il trittico meteorologico composto dai brani "Neve", "Pioggia" e "Vento" tratteggia delicati bozzetti naturalistici in cui il chiarore lattiginoso dei fiocchi, il profumo inconfondibile della terra bagnata e il silenzio perfetto diventano il pretesto acustico per esplorazioni timbriche rarefatte e avvolgenti. In "Dal treno", l'incedere mima verosimilmente la frenesia di case e luci che si alternano veloci al di là del finestrino, alimentando una calda bramosia di focolare domestico , preparando così il terreno per l'asciutta e drammatica tensione di "Femicide", un monito recitato con pacatezza sferzante sul rispetto della figura femminile e sul valore salvifico di una mano che, se ama l'amore, non deve mai fare del male. Si prosegue addentrandosi nel primo dei testi inediti, "Segui il flusso", un episodio dalle tinte ipnotiche in cui la luna funge da specchio interiore mentre i dadi rotolano e le carte si sparigliano inevitabilmente sul tavolo del destino , introducendo l'ascoltatore alla sensazione di gelido accoglimento di "Onda d'inverno", traccia liquida e solida al tempo stesso, che restituisce vigore all'essere umano percependolo come una particella viva e pulsante dell'universo. Lo smarrimento relazionale contemporaneo emerge in "Le ragioni del cuore", cruda narrazione di distanze incolmabili e identità andate in frantumi dietro il filtro illusorio della rete digitale, mentre in "Indigestione" l'arrangiamento accompagna un'invettiva serrata contro le aberrazioni della filiera alimentare moderna, dipingendo con tono aspro plotoni di galline in batteria e pesci rinchiusi. Il vertice emotivo dell'intera opera coincide inequivocabilmente con il secondo inedito, "Quattro madri", magistralmente sorretto dalle musiche composte ed eseguite da Riccardo Tesi : si tratta di un affresco corale intriso di tragica bellezza in cui donne diverse, accomunate da culle calde o logore coperte tra le macerie, sulle onde del mare o nella morsa della fame, si ritrovano unite in un girotondo di dolorosa e assoluta uguaglianza. La title-track, "Liberami dal male", svela poi la funzione catartica del fare arte, interpretando la scrittura come un dono di parole capace di farsi potente viatico di astrazione e antidoto estetico alle afflizioni che l'umanità coltiva, schiudendo le porte all'epica corporale di "Alba della vita", un racconto viscerale, faticoso e materico del travaglio, in cui il dolore, la forza di cento cammelli e il sudore del parto sfociano nella miracolosa apparizione del primo vagito. A sigillare questo intenso viaggio acustico e letterario giunge l'ultimo inedito, "Tempo bello", un congedo sospeso e delicato che scruta la corsa inarrestabile degli anni, sfuggiti a rotta di collo dal primo bacio all'abito bianco, cullando tuttavia la flebile ma ostinata speranza di un nuovo inizio e di un altro giro di giostra. In definitiva, "Liberami dal male" è un progetto discografico coraggioso e profondamente umano, un amalgama equilibrato in cui la melodia di matrice popolare, l'approccio world e l'estetica dell'elettronica dal vivo si pongono totalmente al servizio del significato, ricordandoci quanto l'ascolto immersivo rimanga una chiave preziosa per decodificare le complessità del presente. 


Salvatore Esposito

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