Ousmane Ag Mossa (voce solista, chitarra elettrica e acustica) e Cheikh Ag Tiglia (basso, cori, chitarra acustica e percussioni) hanno dato vita a Tamikrest nel 2006. Vengono da Tinzawaten, al confine tra Mali e Algeria, dove era giunta forte l’influenza dei Tinariwen, pionieri delle musiche per chitarra Ishumar. In lingua tamasheq Tamikrest significa "connessione" o "unione": con questo spirito i Tamikrest hanno pubblicato i loro primi tre album (“Adagh”, “Toumastin” e “Chatma”) fra il 2010 e il 2013 divenendo una delle voci più importanti per i Kel Tamasheq, sensibilizzando l’opinione pubblica sulla loro difficile condizione, canatando l’esilio, e la resistenza.
A distanza di sei anni da “Tamotait”, arriva il loro sesto album in studio: “Assikel”, significa “viaggio” e testimonia le trasformazioni in seno al quartetto che ha accolto nel 2012 il chitarrista Paul Salvagnac e, l’anno seguente, il percussionista Cédric ‘Momo’ Maurel. Le registrazioni per le otto tracce del nuovo album si sono svolte in dieci giorni, ad ottobre 2025, nello studio Tone Boutique di Jasper Geluk ad Haarlem (Paesi Bassi), artefice del sound degli Altın Gün. Geluk ha utilizzato un registratore a 16 tracce a bobine della fine degli anni '60: l’accurata resa sonora che offre sollecita anche in chi registra la concentrazione richiesta a chi cerca di evitare sovraincisioni e correzioni digitali: “Sapevamo che non avremmo potuto rifarlo dieci volte”, ha sottolineato Paul. Privilegiare la spontaneità nel processo di registrazione ha avuto il sapore di un ritorno alle origini, così come evocano anche le immagini della copertina dell'album, scattate su pellicola.
Le composizioni approfondiscono l'esplorazione dei Tamikrest delle tematiche dell’esilio, dello sradicamento e dell'assouf – cocnetto tamasheq che racchiude insieme nostalgia, desiderio e malinconia. "Il tema delle canzoni non è cambiato molto perché la situazione in patria non è migliorata, anzi, è peggiorata" ha spiegato Ousmane Ag Mossa.
Con grinta elettrica, “Adagh Oyanted” apre l’album narrando la regione montuosa settentrionale del Mali, offrendo un canto che mette in guardia contro lo sfruttamento delle terre ancestrali, amplificato dagli interventi slide alla chitarra. L’introduzione alla successiva “Inizdjam” fa percepire all’ascoltatore anche l’anima acustica e intima del gruppo che ritroviamo anche in “Aiytma” dove li raggiunge ai cori anche Kaoula Khouta, dando voce al testo scritto in collaborazione con il poeta Mahmoud Ag Ahmouden: lungo questa ballata musicalmente delicata emerge un appello alla resistenza, nelle parole di Cheikh Ag Tiglia “la canzone da cantare in trincea per motivare i compagni”.
Al centro della scaletta, Wouter Van Asselbergh, musicista ospite, offre un’inquietante affondo con il suo graffiante sintetizzatore, preludio al mix di chitarre distorte e percussioni che accendono il brano più elettrizzante dell'album. Ad offrire un’oasi di calma arriva con la chitarra acustica arpeggiata e bluesy che sospinge in "Eillal" (Miraggio) il piglio narrativo dal timbro grave e fermo di Ibrahim Ag Alhabib (Tinariwen), qui alla sua prima collaborazione registrata con I Tamikrest.
Nel finale, “Adounia” rende omaggio a Mohammed Ag Itlale (detto Japonais) dei Tinariwen, fra i primi mentori di Ousmane Ag Mossa. Ancora nel registro acustico, alle voci malinconiche si unisce un organo e fa capolino una registrazione casalinga di Japonais che recita alcuni suoi versi: la lotta e la poesia continuano. tamikrest.bandcamp.com/album/assikel
Alessio Surian
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