Tutto intorno a noi accelera, inevitabilmente. Poi arriva un album che, anche se è appena uscito, già dalle prime note suona come un classico. Quando è stato registrato? Nell’arco di dieci anni, fra il 2009 e il 2019, in compagnia del produttore Mario Caldato Jr.. Poi altri sette anni per arrivare a finalizzare mix e produzione, senza fretta, col suono che si merita. "Forse questo è l'album che meglio spiega chi è Seu Jorge": così lo stesso Seu Jorge (vero nome: Jorge Mário da Silva) ha definito il suo nuovo lavoro, concepito nel 2009 e registrato a tappe. Pubblicato l’8 maggio, dopo oltre sedici anni di lavorazione (la metà del record di 32 anni stabilito da “David Axelrod” nel 2001). D’altronde anche la forma canzone può essere un’occasione per un’attenta ricerca, quella che ha permesso a Seu Jorge di “evadere”, almeno in parte, il mix di samba e soul che l’ha reso riconoscibile; qui cerca un'estetica diversa, più pacata e contemplativa, attenta alla bossa nova, al suo rapporto col jazz, ad arrangiamenti sinfonici che rimandano alle colonne sonore cinematografiche.
Il seme di tutto è stata l’idea di registrare una nuova versione del brano di Nick Drake “River Man”, ma a due voci, un suggerimento di Mario Caldato Jr., con il coinvolgimento di Beck, l’evocazione di suoni d’acqua e una sorta di carattere cinematografico che ha segnato il carattere generale dell’intero lavoro. L’album è stato realizzato in compagni di un quintetto base che comprende compagni di lunga data: Adriano Trindade alla batteria e alle percussioni, Cidão Santos al basso, Rodrigo Tavares alle tastiere, Michael Valeanu alle chitarre e al tres, Miguel Atwood-Ferguson al violino e alla viola. E poi contributi da amici illustri: Pretinho da Serrinha, Claudio Andrade, Fernando Vidal, Pedro Dom. Musicisti che Seu Jorge frequenta da molti anni, “il che rende più facile intendersi riguardo al processo musicale”.
I primi versi che canta sono quelli scritti da Márcio Borges per la canzone “Crença” (Credenza), incisa da Milton Nascimento per il suo primo album, nel 1967: "So di aver lottato / Con questa vita di impotenza / So di lottare da solo / Perché nessuno mi ha mai aiutato”. È l’ultima ad essere stata registrata. Seu Jorge ne ha ricostruito poco tempo fa l’entrata in scena: “Nel 2019 mi sono ricordato di ‘Crença’ una canzone che non era stata inclusa nell’album e che il batterista Pupilo aveva proposto nel 2008, per l'album “Almaz”. Me ne sono ricordato undici anni dopo!” A Mario Caldato Jr. l’idea è piaciuta, anche se fuori tempo massimo (ma per l’appunto si erano detti di non stabilire limiti). “È un brano estremamente sinfonico. E Milton, sapete com’è... Milton è colui che ha raggiunto ogni forma di bellezza in tutto ciò che ha cantato. Nessuno sarà in grado di fare qualcosa di più bello di quello che ha già fatto lui. Non si può prendere una canzone registrata da Milton, soprattutto una sua composizione, e pensare di poter superare ciò che lui vi ha trovato. Quindi ho corso un rischio enorme, uno sport estremo”.
Un rischio che ha spinto gli arrangiamenti a prendere la scia di quelli orchestrali, aperti, di Claus Ogerman, permettendo un'interpretazione che ri-avvicinasse Seu Jorge, da un lato, a João Gilberto, e, dall’altro, alle canzoni di Milton Nascimento e Lô Borges: “Portare un po’ di Minas Gerais, un po' di Bahia. Volevo esplorare questo lato dell'essere solo interprete e non autore”.
E così è nata anche l’idea di registrare senza pressioni o scadenze o idee di finanziamenti e budget, rispettando i tempi del dialogo fra chi è stato coinvolto: “Ci siamo allontanati dalla formula industriale di produzione di album, dove tutto ha una data di uscita specifica dettata dalla campagna di marketing. Il progetto ha richiesto tutto questo tempo perché semplicemente non c'era quella pressione”.
Cinque brani sono cover e tre sono cantati interamente in inglese: due legate all’acqua, “River Man” e “Far From the Sea”, con le Zap Mama nel coro, e poi “Girl You Move Me" (di Cane & Abel), decisamente romantica.
Il samba-canção “Beleza bárbara” (di Leo Tomasini e Joey Altruda) è l’occasione per ascoltare Seu Jorge anche al sassofono insiema al clarinetto di Pedro Dom, spingendo l’arrangiamento a sette minuti e mezzo per il brano che chiude un album che forse non si sarebbe davvero voluto terminare, affidandolo al connubio di swing, bossa e arrangiamenti orchestrali sempre ispirati di Miguel Atwood-Ferguson. I momenti samba dell'album mostrano come Seu Jorge, più che sterzare altrove, stia espandendo il proprio orizzonte sonoro e il repertorio stesso, in particolare con “Folia do Amor” e “Luz na Escuridão”, oltre che con “Quando Chego” in cui ha coinvolto Arnaldo Antunes in fase di scrittura e la sua musa, Marisa Monte: “Lavorando a questi brani, in molti momenti mi chiedevo: cosa farebbe qui Marisa? Questo mi ha aiutato a semplificare le idee e a ricercare l'essenza stessa del brano”; César Camargo Mariano e la voce cristallina di Maria Rita si uniscono a Seu Jorge in “Vento de Maio” (una registrazione informale era già circolata qualche anno fa), brano reso immortale dalla madre di Maria Rita, Elis Regina, insieme a Lô Borge, ma l’arrangiamento strizza l’occhio anche al classico duetto fra Regina e Jobim nell’interpretazione di “Águas de Março” del 1974.
Alessio Surian
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