Mare e Miniere 2026. La memoria radicata e lo sguardo dei giovani: il viaggio resistente tra didattica, inclusione e tradizione

La rassegna che incrocia didattica e concerti si conferma un presidio insostituibile per la world music e la musica tradizionale italiana. Un bilancio profondo tra l'urgenza di custodire il patrimonio sonoro e le scommesse per il futuro.  

Il ritorno a Portoscuso, negli spazi della Tonnara Su Pranu, segna una nuova imperdibile edizione di Mare e Miniere, una rassegna che nel tempo ha saputo imporsi come un unicum nel panorama europeo della world music e dell'insegnamento delle musiche di tradizione. Guidato da Mauro Palmas e Elena Ledda che curano la direzione artistica e il percorso didattico , il festival si conferma non solo uno spazio di altissima formazione, ma un vero e proprio "luogo dell'anima" dove l'inclusività e la condivisione azzerano le distanze tra maestri storici e giovanissimi allievi. Il festival si presenta quest'anno forte di importanti conferme e significative novità, a partire da una forte spinta verso il ricambio generazionale. Il primo grande traguardo di questa edizione risiede nel potenziamento dei canali di accesso per i più giovani, reso possibile grazie a una sinergia rinnovata con il territorio. "La più grande novità di quest'anno è l'ottenimento di un ulteriore finanziamento dalla Fondazione di Sardegna", spiega Mauro Palmas. “Questo ci ha permesso di istituire degli aiuti economici, una sorta di borse di studio, con cui abbiamo garantito la partecipazione a ventidue giovani under 35, coprendo le loro spese di viaggio e di soggiorno per frequentare i corsi. È un risultato straordinario, soprattutto in un momento storico e culturale così complesso. Vedere così tanti giovani aderire con questo entusiasmo è per noi un motivo di immenso orgoglio". L'attrattiva del festival, d'altronde, ha da tempo superato i confini nazionali, delineando una geografia antropologica e culturale sorprendentemente vasta: "Il festival sta richiamando sempre più persone, quasi al di là delle nostre stesse previsioni. Quest'anno abbiamo iscritti che arrivano dal Canada, dall’Austria, dalla Germania, dagli Stati Uniti, oltre alle ormai consolidate presenze da Svizzera e Norvegia. Mare e Miniere si sta imponendo a tutti gli effetti come un evento estivo irrinunciabile a livello internazionale". Sul piano prettamente didattico, la struttura delle classi mantiene la sua rigorosa eccellenza, con un importante avvicendamento: "Le classi rimangono il cuore del festival, ma quest'anno la classe di chitarra sarà affidata a Maurizio Geri, che ha già fatto registrare un altissimo numero di allievi iscritti". Nonostante il prestigio internazionale acquisito sul campo, la macchina organizzativa di Mare e Miniere deve fare i conti con le storiche fragilità strutturali che colpiscono il comparto della cultura indipendente. 
Quest ‘anno abbiamo raggiunto, soprattutto grazie alle classi di canto un numero di partecipanti che ci ha fatto ragionare sull’opportunità di chiudere per l’evento le iscrizioni.  "Le criticità che io ed Elena ci troviamo ad affrontare sono tante", ammette il musicista, "ma ogni volta i nostri sforzi vengono ripagati dall’entusiasmo che ci circonda. Tutto questo continua ad essere possibile grazie al fondamentale sostegno della Fondazione di Sardegna, e in parte della Regione e dei Comuni che ci ospitano. Abbiamo messo in piedi un progetto che meriterebbe di attirare un consenso istituzionale ed economico strutturato, soprattutto considerando l'indotto, ma non disperiamo. Praticamente, nella settimana di Mare e Miniere, Portoscuso registra il tutto esaurito; noi stessi abbiamo faticato a trovare alloggio per alcuni ospiti. Riempiamo le strutture in un periodo di bassa stagione, in cui il paese non ha un grande traffico turistico". La ricaduta economica sulla comunità di Portoscuso è infatti tangibile e quantificabile, pur in assenza di indagini statistiche formali. Durante la settimana dei corsi, il paese registra un vero e proprio sold-out strutturale. "Non abbiamo mai voluto fare calcoli matematici, ma parliamo di centinaia di migliaia di euro che ricadono sul territorio in una sola settimana”. Riempiamo alberghi, b&b, ristoranti e bar in un periodo di bassa stagione in cui, senza Mare e Miniere, il flusso turistico sarebbe pressoché inesistente. Generiamo un indotto reale che tocca anche i trasporti aerei, dato che la maggior parte delle persone viaggia dall’Europa e dal resto d’Italia. Il successo profondo di Mare e Miniere risiede probabilmente nel suo modello pedagogico, radicalmente opposto all'accademismo rigido, basato sulla trasmissione orale, sulla coralità e sull'abbattimento delle barriere sociali e anagrafiche. Un approccio inclusivo che precede e anticipa le recenti aperture dei Conservatori verso le musiche tradizionali. "Mare e Miniere non è solo una scuola di musica", chiarisce Palmas. "Nelle nostre classi accogliamo tutti: abbiamo avuto persone con gravi difficoltà personali che qui hanno trovato il proprio spazio d'espressione, dilettanti assoluti e professionisti venuti ad approfondire le strutture del canto a tenore o del canto a cuncordu. Questa complessità si sposa con l'idea di una vacanza intelligente e comunitaria. Vedere un bambino di dieci anni dialogare e mangiare allo stesso tavolo con un maestro assoluto come Luigi Lai, novantenne, è un'esperienza che accade solo qui. Il nostro successo è figlio del passaparola".
Questo spirito di condivisione si riflette nel concerto finale, momento in cui la gerarchia tra docente e discente viene formalmente azzerata sul palco. "Il concerto finale finalizza il lavoro della settimana e mette tutti sullo stesso piano: grandi professionisti, allievi e bambini. Tutti hanno un loro spazio e un loro perché. Senza questo sbocco, l'esperienza rimarrebbe incompiuta". Una menzione speciale va anche alla sezione dedicata ai più piccoli, curata da Giulia Cavicchioni: "Giulia ha una capacità geniale nel coinvolgere i bambini. Ricordo lo stupore delle madri nel vedere i propri figli imbracciare un violino e produrre senso musicale dopo appena un’ora. La musica è un linguaggio comunicativo primario; se ce ne fosse di più, vivremmo in un mondo decisamente migliore". Accanto alla didattica e alla performance, il festival porta avanti da anni un lavoro titanico di archiviazione documentaria, mossa dalla consapevolezza che la memoria storica della musica popolare sia un patrimonio volatile. "Noi spendiamo ogni energia in questo progetto. Documentare tutto è una nostra priorità assoluta, perché ciò che non viene registrato è come se non fosse mai esistito. Oltre al docufilm Miradas, che sta girando nel circuito dei festival, possediamo un archivio audio e video di altissima qualità tecnica. Lavoriamo con registrazioni multitraccia e sei telecamere, grazie al lavoro del filmmaker Roberto Putzu che documenta la vita delle classi. Abbiamo registrato incontri e combinazioni musicali irripetibili – come il concerto che unì cornamuse, zampogne e launeddas – e immortalato maestri che purtroppo oggi non ci sono più. Tra trenta o quarant'anni questo archivio avrà un valore inestimabile. La volontà di pubblicare queste testimonianze sotto forma di antologia digitale o fisica c'è tutta; il problema rimarrà la sostenibilità economica della gestione di un simile patrimonio, ma intanto lo conserviamo, come si fa con i monumenti". In chiusura, il discorso torna inevitabilmente sui due pilastri fisici e spirituali attorno ai quali ruota l'intera esperienza di Mare e Miniere: lo spazio della Tonnara di Portoscuso e la presenza magnetica del maestro Luigi Lai. Nata originariamente con una vocazione itinerante, la rassegna ha trovato il suo centro di gravità permanente proprio nelle architetture storiche legate alla cultura del mare. "Abbiamo provato in passato a spostarci", conclude Mauro Palmas, "ma si torna sempre alla Tonnara. Quello è uno spazio magico, un luogo dell'anima che favorisce dinamiche di ascolto e di comunione che nessun altro posto riesce a garantire. E poi c'è Luigi Lai. Quest'anno il maestro compie 94 anni e sarà regolarmente dei nostri. Ovviamente ne avremo la massima cura: ci sarà e ovviamente suonerà”

Salvatore Esposito

Posta un commento

Nuova Vecchia