π. Διονύσιος Ταμπάκης, Padre Dionysios Tabakis, cinquantatreenne sacerdote della chiesa ortodossa originario dell’Asia Minore, sposato con tre figli e attivo nella chiesa di Panagitsa a Nafplio e dedicata alla Natività della Theotokos (Madre di Dio), presenta il suo primo album “Metal Paradise" in digitale, vinile e musicassetta per la Heat Crimes di Atene e la Elhellel di Salonicco, registrato nella sua casa, senza fretta e quando ha sentito di far uscire il suo mondo creativo e spirituale. Il Padre non è però un dilettante o uno sprovveduto, al contrario ha solide basi di studio musicale incardinate nel complesso sistema teorico mediorientale con pratica strumentale di qanun, oud, cümbüş, ney, zurna, lira politiki e pontiaca, kabak kemane e yali tanbur. Lontano dal vetriniamo mediatico, non cercatelo sulle piattaforme online più popolari, ne resterete delusi. La sua scelta è quella dell’autoisolamento come difesa dalla alienazione che impone il mondo di oggi, in cui la sovraesposizione mediatica è sinonimo di poca durata e autocombustione, metaforicamente. Padre Tabakis ci mette davanti a uno specchio sul quale dovremmo tutti proiettarci mettendo in atto dei punti di riflessione critica. Suoni che gravitano intorno allo spirito come i pianeti nel sistema solare, non è importante la loro direzione ma il loro fluttuare nel cosmo interiore e ancora, ripetizione continua di cellule che non porta mai alla noia ma alla fascinazione. Moti non melodici ma dello spirito in una dimensione temporale sospesa, in cui il tempo non è quello del calendario ma dell'essere umano che si misura con l’Essere superiore. Come non pensare anche alla legge dell’ottava di Gurdjieff, dove la direzione dei suoni della scala è guidata dagli improvvisi semitoni che chiedono all’ascoltatore di reagire allo shock dell’inaspettato? Solo uno stato di profonda meditazione si può contrapporre all’irruente semplicità di questa musica. Sonorità e lingua apparentemente lontane ma che a me, che vivo in una regione in cui esistono ancora comunità grecaniche, appaiono addirittura familiari. D’altra parte in alcuni tratti si può pensare anche ad un certo progressive dove l’elettrico e la voce azzerano le distanze tra il corpo e l’anima, insomma metallo che sgorga direttamente dal Paradiso. Apre “Relaxation Music with Tanbur”, che unisce le biofonie ed ecofonie del paesaggio sonoro con un maqām suonato dal liuto a manico lungo tanbur, sicuramente una musica rilassante ma che, fuori dal contesto, non va confusa con le tante proposte generaliste di ispirazione e new age offerte dalla rete. Segue “Ἠλεκτρικαὶ Ὑμνωδίαι – Α΄ Ἑωθινὸν μὲ ἠλεκτρικὴν κιθάραν ἄνευ τάστων (perdesiz)” (“Innodie Elettriche. Primo Inno del Mattino”) con una chitarra solista distorta nel registro medio-grave, una figura che avvolge sin dal primo suono, basata su un linguaggio modale semplice con un pad grave e continuo nel registro basso dove si percepisce che semplicità non è sinonimo di banalità ma di intima comunicazione. Mi sembra di sentire qui una cellula che ricorda “Impressioni di settembre” della PFM. Nella terza traccia
“Ἠλεκτρικαὶ Ψαλμῳδίαι – «Θείας Πίστεως» – ἦχος γ΄”(“Salmodie Elettriche”) emerge ancora la chitarra elettrica “perdesiz” ossia fretless, suonata con la sensibilità del maqām in cui la struttura non è mai fine a stessa ma simbolo di stati interiori. “Δὸς ἀγκαλιάν, τῆς ἀγάπης πινελιάν!” (“Dammi un abbraccio, un tocco d'amore!”) comincia con l’intervento della recitazione nel sibilante greco la cui musicalità si inserisce di buon grado nel paesaggio sonoro e poi commentata dalla chitarra di Padre Tabakis. Segue un canto bizantino arcaico, “Εἰς τὴν Θεοτόκον μὲ κιθάραν ἄνευ τάστων (perdesiz)” (“Alla Madre di Dio”), una preghiera solistica ma sostenuta da un coro di voci gravi sullo sfondo, arricchito dai pad dagli elettrofoni che ne riprendono il modo melodicamente. Arriva, poi, “Φῶς Ἱλαρόν καὶ Ἠλεκτρικόν” (“Luce Gloriosa ed elettrica)”, inizia con la chitarra elettrica in modalità slide con scivolamenti microtonali e nel registro acuto e che sembra recitare un passo di sacre scritture. Titolo emblematico per la composizione successiva: “Techno ἐν Μοναστηρίῳ” (“Techno in Μοnastero”), caratterizzata fin dall’inizio da una cellula ritmica breve e ostinata che fa da base al canto: qui la catarsi si ottiene con una continua reiterazione. “Ἄναρχος Θεός – Βυζαντινὰ Κάλαντα τῶν Χριστουγέννων ἐν ἤχῳ α΄ (Techno Christmas)” (“Dio senza principio – Canti bizantini di Natale nel primo tono”) e “Ντουμπάϊ πάει” sono forse i motivi che mantengono più fede al titolo dell’album con il loro carattere, a volte drum and bass e funky e gli assoli in stile doom metal uniti al canto declamato. Con la decima traccia, che nel titolo porta non senza una certa ironia le parole “rap ecclesiastico”, si rientra nel clima della tradizionale musicale bizantina della preghiera recitata e il commento microtonale del coro. Verso il finale arrivano il rap ecclesiastico “Φλεξάρεις Κάργα – Ἐκκλησιαστικὴ Rap” e l’inno pontico alla Theotokos “«Χαῖρε, Παρθένε Σουμελά» – Ψαλτοτράγουδον” (“Rallegrati, Vergine di Soumela”, salterio) interpretato dalla voce femminile di Evgenia Symela Armeni, formata nella tradizione del canto ortodosso, che esegue due canti devozionali salmodiati, due brani che presentano una melodia tonale che possono far sentire nella comfort zone l’ascoltatore occidentale. “Ῥόδον Ψυχῆς” ancora con protagonista al canto Evgenia Symela Armeni suggella un album che si ascolta dall’inizio alla fine facendo entrare in una sorta di stato di grazia. L’unico rischio è che questa musica possa entrare nella banalità del commerciale perdendo il suo peso di profondità.
heatcrimes.bandcamp.com/album/paradise-metal
Francesco Stumpo
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