Lila Downs – Cambias Mi Mundo (Sony, 2026)

Sono passati tre anni da “La Sánchez”: Lila Downs torna con "Cambias mi mundo", lanciato dal brano omonimo, condiviso con la rapper Snow Tha Product, una cumbia pensata per coinvolgere il pubblico nei concerti: "Voglio che la gente si alzi e balli, e dica: 'Sì, tu cambi il mio mondo perché io possa cambiare il mondo, perché sono una donna e posso prendere in mano le redini della mia vita'", ha sottolineato la cantante. Ha anche raccontato: “Questa canzone è nata dalla mia ammirazione per le giovani donne che cambiano la propria realtà attraverso la consapevolezza. Fin da bambine, ci viene spesso detto che dovremmo addolcire il nostro temperamento o abbassare la voce, ma io credo il contrario. Mia madre mi ha incoraggiata a mantenere il mio spirito combattivo, il mio spirito di guerriera, anche se la società cercava di domarlo. Oggi guardo mia figlia e mi chiedo a che punto quella forza si trasformi in obbedienza. Voglio che il messaggio della canzone sia intergenerazionale: che possiamo rivolgerci parole che ci incoraggino, che ci ricordino chi siamo”. L’album precedente esprimeva un periodo di profondo dolore legato alla morte nel 2022 del sassofonista e produttore Paul Cohen, suo compagno da trent’anni. Il nuovo lavoro viene da lontano, da quaderni fitti di appunti su vari argomenti che vanno dall'importanza del sito archeologico di Monte Albán alle preoccupazioni e proteste riguardo all'inquinamento da plastica. Tranne uno, i brani del nuovo lavoro sono composti tutti da lei, a partire dalla sua voce, e riflettono la ritrovata serenità. L'11 giugno interverrà in mondovisione nella cerimonia di apertura della Coppa del Mondo FIFA 2026, allo Stadio Azteca di Città del Messico, cantando in mixteco, in nahuatl e in spagnolo. "Sono stata molto triste per tre anni e, grazie in parte alla musica e alle sorprese che la vita mi ha riservato, ho avuto la possibilità di amare e di liberarmi. E di ritrovare me stessa", ha raccontato l'artista a Billboard Español. Le dieci canzoni riprendono i temi che caratterizzano la sua discografia come la giustizia sociale, l’identità femminile e femminista, le memorie ancestrali, ma questa volta la parte più introspettiva sfocia anche in versi esplicitamente dedicati all'amore, come in "Amo-Te" (con Leonel García) e “El Beso” dove bolero e danzon incontrano la cumbia. Un passo oltre, “La Pesca” fonde l’energia della cumbia con son e bolero (punteggiati, dalla tromba di Josh Deutsch) con colori psichedelici (grazie alla chitarra elettrica di Rafael Gomez): incorniciano un testo dedicato alle lotte dei lavoratori locali e migranti. L’album è stato prodotto nella sua Oaxaca coinvolgendo i due gruppi che l’accompagnano abitualmente, uno con base a Città del Messico, l’altro a New York: le sessioni di registrazione sono state condite con mezcal e tortillas (tlayudas) e dall’attenzione e il rispetto per la sua terra natale e per chi le abita da tempi immemori, fonte di ispirazione di diverse canzoni dell'album: “dai nostri antenati abbiamo ereditato questo patrimonio: non dovremmo parlarne come di un passato che non esista più; al contrario, è legato a noi, ne facciamo parte." L’album include anche la collaborazione con Alex Cuba che duetta con lei ne “El Jardín del Placer”, ponte fra ritmi di ranchera e son conditi dai fiati dei mariachi: esempio di come ampliare il panorama sonoro del progetto senza allontanarlo dal suo nucleo emotivo. Il risultato è un disco sia profondamente personale, sia sensibile al mondo circostante: in modo paradigmatico, il video de “El Jardín del Placer” accosta versi che sembrano parlare di un rapporto di coppia a immagini che raccontano della necessità di cura dei luoghi e delle relazioni attraverso il pianeta. 


Alessio Surian

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