“Dålågjel”, pubblicato in formato digitale e in cassetta, è il terzo lavoro di Hans Pålsen Kjorstad (violino, violino baritono, harmonium e swarmandal). L'album ripercorre i repertori tradizionali delle regioni norvegesi di Gudbrandsdal, Hallingdal, Valdres, Setesdal e Telemark, assumendo come fonte primaria registrazioni d’archivio.
Musicista attivo in diversi ensemble, Kjorstad salda qui le sue ascendenze musicali, dall’indagine sulle forme popolari nordiche alla prassi improvvisativa fino all’interesse verso i sistemi modali microtonali. Ad affiancarlo è un organico ben radicato nell'attuale ricerca folk norvegese: Rasmus Kjorstad (violino, violino baritono e langeleik), Helga Myhr (hardangerfele e voce), Kenneth Lien (violino, scacciapensieri e lira) e Astrid Garmo (violino, hardangerfele, voce e tanpura).
Sotto il profilo creativo, la metodologia di ripresa risponde a un preciso intento formale: ciascun musicista ha registrato la propria traccia isolatamente, ascoltando il documento d’archivio in cuffia. I take individuali sono stati successivamente sovrapposti e missati in un’unica tessitura.
L’assetto organologico pone archi e cetre al centro dell'elaborazione timbrica delle quindici tracce. La sintassi musicale è dominata da bordoni, esaltazione degli armonici, scordature e raddoppi della linea melodica, asimmetrie ritmiche, generando stratificazioni di volume quasi orchestrale. Si alternano episodi dal tratto austero e algido a strutture sonore specificamente coreutiche. Dopo la dinamica apertura di “Litj-Brekkingen” (violini, scacciapensieri, voce e battito di mani), si impone subito “Fjellmannjenta”, dove si dispiega un fitto amalgama di harmonium, hardangerfele, langeleik, lira e tanpura. In “Rødalsuksin” il focus si sposta sulle corde pizzicate di langeleik e swarmandal, prima che l'inno “At elske vår Jesus er inderlig godt” venga declinato a cappella. Gli archi prendono la testa sul “lato B”: “Den synste” espone un contrappunto a quattro violini e harmonium, mentre “Kongelåtten” spinge la densità fino a cinque archetti simultanei. “Løytnantsdrengen” è una polska affidata a due hardangerfele e allo swarmandal (cetra a pizzico indostana). L’habitat danzante ritorna nelle danze halling, strutturate in un preludio a metro libero (“Intro til halling etter”) e in uno svolgimento energico (“Halling etter Emil Bruheim”). Dopo una seconda lettura a più voci dell'inno “At elske vår Jesus er inderlig godt 2”, a lasciare il segno è ancora “Faremoslått” per scacciapensieri, violino baritono, harmonium e foot-stomping: roba che non sfigurerebbe sul dancefloor EDM.
Certo è un lavoro da ascoltare con attenzione per le sue stratificazioni, ma vale la pena sintonizzarsi su questa interessante rivisitazione di materiali di tradizione orale.
hanskjorstad.bandcamp.com/album/d-l-gjel
Ciro De Rosa
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