Nello scenario d’incanto dei giardini segreti o meno poeticamente privati, per l’occasione aperti al grande pubblico, si è svolto anche quest’anno il suggestivo Festival “Bellezze interiori” di Como. A dare corpo e anima alla manifestazione è la cooperativa Tikvà – Economie Territoriali Inclusive che dal 2019, valorizzando le risorse del territorio e dando protagonismo alle nuove generazioni, con iniziative che coinvolgono le scuole, si spende con grande generosità e sensibilità nell’organizzazione di importanti progetti nell’ambito dello sviluppo locale, del welfare, dell’agricoltura sociale, della comunicazione, dell’educazione, dell’animazione sociale e della gestione d’impresa. A offrire un prezioso contributo la Fondazione Cariplo, la Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, il Professional Link e la Provincia di Como che con il proprio patrocinio inserisce l’evento nel programma “Como Città Creativa”. Parallelamente all’interesse sociale, di cui mi ha dettagliatamente edotto la curatrice Sara Ielpo, si sviluppa quello culturale che, attraverso percorsi itineranti, propone un nutrito palinsesto di oltre trenta appuntamenti, tra concerti acustici, talk immersivi, performance artistiche e laboratori.
Ad aprire la rassegna, nel raccolto giardino di Casa Nazareth, sede della mensa solidale gestita dalla Caritas diocesana del luogo, l’attesissimo live “Echi partenopei” del cantautore Roberto Colella, in duo con il percussionista
Michele Maione. Credendo nel potere dell’arte e testimoniandone con intensa passione e consapevolezza la valenza non solo poetica, ma anche e soprattutto politica, Colella ha regalato al pubblico una performance coinvolgente, ricca di emozioni e spunti di riflessione. Attingendo all’eclettico repertorio de La Maschera, gruppo del quale è stato frontman fino allo scorso anno, l’artista ha dato inizio allo spettacolo con “Mirella è Felice”, il cui titolo è un gioco di parole e rimanda ai nomi di Mirella La Magna e Felice Pignataro, fondatori del GRIDAS (Gruppo di Risveglio Dal Sonno), associazione socioculturale di Scampia che dal 1981 porta avanti una colorata rivoluzione, che dal ormai storico Carnevale ai giganteschi Murales promuove attività che, al di là del riconosciuto valore artistico, mirano al risveglio delle coscienze, incoraggiando il riscatto e l’inclusione sociale. Segue un’appassionata interpretazione di “Pullecenella”, altro grande e amato classico del gruppo. Particolarmente commovente è stata l’introduzione a “Canto dei soli”, una working song dalle sonorità blues tratta da “Ce sta sempre na via”, suo primo album da solista, pubblicato lo scorso mese per la Full Heads. Il brano nasce da un incontro realmente accaduto con un venditore ambulante di spiaggia che, stremato dal sole cocente di un pomeriggio d’agosto, offrì al cantante un coprimaterasso in cambio di un sorso d’acqua. Ad accompagnare e rendere speciale l’esecuzione, il coro e lo scalpiccìo ritmico dei piedi del pubblico, invitato a evocare, attraverso il suono e il movimento, il lungo e faticoso cammino del mercante. “Spread your wings and fly away… Voleresti anche tu?”, domanda il potente ritornello de “La casa sull’albero”, che cita i Queen ed esorta a spiccare il volo e ritrovare sé stessi nonostante la paura di cadere. Altrettanto emozionante “Ali Bomaye”, dedicata alla leggendaria e influente figura del pugile Muhammad Ali, icona dei diritti civili e attivista contro la guerra. Ritornando ad omaggiare l’esperienza de La Maschera, Colella ha poi intonato “Sotto chi tene core”, struggente inno alla resistenza che amplifica la voce di chi ogni giorno lotta contro i soprusi dei potenti.
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