Nel 1219, a Damietta, in Egitto, durante l’assedio della Quinta Crociata, Francesco d’Assisi e il sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil si incontrarono e trascorsero insieme diversi giorni, ascoltandosi a vicenda, cercando un terreno comune. Allo stesso modo, gli ensemble Constantinople e Holland Baroque ritengono che una melodia possa fondersi con un'altra, influenzandosi e trasformandosi a vicenda “pur rimanendo fedeli al proprio carattere e alla propria bellezza. Così, ogni stile conserva la propria identità, eppure l'incontro musicale dà vita a nuovi universi sonori”. Il messaggio che intendono veicolare è esplicito e al passo con I tempi: “La nostra storia è segnata da crociate, guerre, sfoggi di potere e diffidenza. Non dobbiamo mai minimizzare o omettere questa realtà, perché plasma ciò che siamo oggi. L'incontro in questo album si concentra sull'unione e sull'antico desiderio di pace. La musica non è un ornamento o una decorazione. La musica è dialogo”.
Per quest’album hanno tratto ispirazione da testi come il manoscritto del XIII secolo di Laudario di Cortona, contenente i primi inni francescani, e dalle composizioni di Wojciech Bobowski/Ali Ufki (1610-1675) e Dimitrie Cantemir (1673-1723), musicisti capaci di stabilire un ponte tra la cultura musicale occidentale e quella ottomana. Accanto alle rivisitazioni della loro musica, nuove composizioni sono state scritte da Tineke e Judith Steenbrink, da Kiya Tabassian e da Didem Bașar.
Apre l’album il brano strumentale, composto da Didem Bașar e orchestrato da Judith Steenbrink, “Echoes of the Throne Room”. Al centro della scena acustica c’è il trio Constantinople formato da Patrick Graham alle percussioni con Kiya Tabassian al setar e Didem Başar al kanun a sospingere la melodia che esplora con sensibilità le sette note ed intervalli microtonali del dastgāh persiano Segāh, interagendo con il violoncello di Tomasz Pokrzywiński e l’arpa di Tineke Steenbrink. Il quintetto viene abbracciato da una nutrita sezione di nove violini guidati da Judith Steenbrink che offre bordoni acuti, sostegno armonico-ritmico che fonde archi e pizzicati, evocative cellule melodiche che infondono luce e profondità alle danzanti melodie in primo piano, con le due sezioni cucite con sensibilità dalle linee di basso pizzicate al violoncello da Tomasz Pokrzywiński.
Gli altri due brani strumentali vengono dalla penna di Ali Ufki e Kiya Tabassian. Del primo, Judith Steenbrink propone un arrangiamento in tre parti di “Muhayyer Semai”, con un’apertura in duo di Kiya Tabassian e da Didem Bașar ad esplorare gli ariosi maqam Hüseyni and Uşşak ed essere poi raggiunti dall’orchestra che mescola con parsimonia e energia, compresa un rimando alle gighe irlandesi, a elementi ottomani e del primo barocco che evocano, nella parte finale del brano, l’andamento di una danza di corte.
Nell’esteso “Dream of Hope”, Tabassian invita gli archi ad introdurre il brano creando un tempo sospeso e attraversato da brevi cellule melodiche che lasciano spazio ad un’oasi di silenzio da cui riparte l’energico incedere del trio Constantinople, ben assecondato dall’intero ensemble orchestrale lungo il brano forse più ricco di dinamiche di volume.
Il primo intervento cantato arriva solo a metà del secondo brano ed il titolo, “Frate Vento”, induce a pensare all’elaborazione di versi dal Cantico delle creature. La compositrice Tineke Steenbrink ha optato per mettere in musica una poesia della scrittrice femminista iraniana Forough Farrokhzad, resa famosa in occidente nel 1999 dal film di Abbas Kiarostami che ne prendeva a prestito il titolo, “Il vento ci porterà via”. Se, in quell’occasione, l’approccio parsimonioso di Peyman Yazdanian alla colonna sonora aveva privilegiato le ance e il timbro degli strumenti a fiato, in questo caso sono le corde ad essere protagoniste: danno vita ad un vortice, lasciano spazio ad una brezza leggerissima su cui i violini sembrano accarezzare fiori e chiamare la voce calda di Kiya Tabassian: “Lascia che le tue mani / ardenti come un ricordo / si uniscano silenziosamente alle mie”. Appena pronunciati i versi “il vento ci porterà via”, l’orchestra irrompe proprio come vento impetuoso e chiude rapidamente il brano, facendo posto al brano che funge da “manifesto” dell’intero lavoro, la rielaborazione di Steenbrink della composizione di Cantemir “Heaven lives in the other” cui da voce il baritono Adrián Rodríguez Van der Spoel per terminare in solenni Halleluia, preludio all’entrata in scena di altri due brani firmati Steenbrink, il brillante “Welcome” e, l’inizialmente pacata, “Angelus Bells”, dove Steenbrink ha modo di aggiungere all’orchestrazione proprio le campane (dopo un minuto e mezzo), e anche l’organo, e di spingere in direzione contemporanea gli arrangiamenti su cui è altrettanto bravo ad inserirsi Rodríguez Van der Spoel. Gli oltre otto minuti di “Walking in the Desert” mettono in pratica anche a livello testuale lo spirito di dialogo dell’album facendo incontrare il Cantico delle creature con i versi dedicati al Farvardin, l’arrivo della Primavera e del Nuovo Anno persiano, del poeta nomade persiano del XIII secolo Sa'di, alternando le voci di Tabassian e Rodríguez Van der Spoel. Anche in questo caso, Steenbrink offre un saggio di come tenere efficacemente insieme la capacità di cesellare cornici musicali che illuminano le parti vocali e tensioni più legate ai linguaggi contemporanei che rendono palpabile la fatica dell’attraversare i deserti.
Tabassian è protagonista di “Bood Amma Naboud” di cui ha scritto sia la musica, sia i versi segnati dalla ricerca esistenziale, ben assecondati dai pieni e dalle sfumature orchestrali arrangiate da Judith Steenbrink. La voce di Tabassian, cui segue quella di Rodríguez Van der Spoel, apre anche, “Lauda”, la prima delle due laudi finali, anticipando in questo brano col suo canto in farsi, le parole della lauda seguente, “Sia laudato San Francesco”, musicata da Steenbrink che chiude l’arco narrativo di “Dialogos” suggellando un nuovo incontro, tutto in crescendo: quello fra versi tratti dal Laudario di Cortona ed i poemi di Sa’di.
Per la Pentatone, Holland Baroque aveva già realizzato quattro magistrali lavori: “Silk Baroque, Telemann Polonoise & Brabant 1653” (2021), “Minne” (2022), “Bachs Königin” (2023), e l’EP “Metamorphosis” (2024). Con Constantinople hanno realizzato un quinto lavoro profondamente spirituale e sempre impeccabilmente musicale, grazie anche all’estrema cura dimostrata nell’esecuzione e negli arrangiamenti. Eppure, hanno fatto conoscenze relativamente di recente, come ha ricordato Tineke Steenbrink a proposito del loro primo incontro: “Nel 2022 ho incontrato Kiya Tabassian e il suo ensemble Constantinople per la prima volta nel villaggio di Schaffhausen, in Svizzera. Invitata a suonare in un programma dedicato a Johann Sebastian Bach e Omar Khayyam, sono rimasta colpita dalla delicatezza e dalla potenza della voce di Kiya, e dalla fusione degli strumenti barocchi con il kanun e il setar. Sono rimasta completamente affascinata da come i colori degli strumenti di Constantinople trovassero spazio nelle opere di Bach e da come le composizioni di Kiya, basate su testi di Khayyam, completassero meravigliosamente la musica di Bach. Due linguaggi si sono incontrati, due mondi musicali si sono uniti alla perfezione”. Quel che colpisce di questa affinità è quanto abbia generato spirito di ricerca, sia a livello di documentazione, sia di elaborazione e capacità compositiva e di arrangiamento, con perfetta tensione fra musica e testi. Questa capacità di ricerca e professionalità viene ancor oggi riconosciuta e premiata nei Paesi Bassi? Non sembrerebbe: per il periodo 2025-2028, il Fondo per le Arti Performative (FPK) ha deciso, e non è la prima volta, di non concedere il finanziamento pluriennale a Holland Baroque; nonostante la sentenza del Tribunale Distrettuale dei Paesi Bassi Centrali del 30 gennaio 2026, che definisce la valutazione dell'FPK "negligente, superficiale e incomprensibile". La risposta della direttrice commerciale di Holland Baroque Clara van Meyel è molto esplicita: "L'FPK sta ancora una volta ignorando la qualità e l'importanza di Holland Baroque. Il tribunale ha stabilito che l'FPK avrebbe dovuto tenere conto dell'importanza che il Consiglio per la Cultura attribuisce a Holland Baroque. Ciò non è avvenuto. Diverse compagnie non hanno ricevuto alcun finanziamento nonostante valutazioni positive e sentenze del tribunale. Questo solleva interrogativi sulla struttura e la trasparenza del sistema. Si tratta di una situazione allarmante anche per le compagnie che hanno ricevuto i finanziamenti". Holland Baroque non esclude di chiedere nuovamente al tribunale di pronunciarsi sulla decisione della FPK, mentre, insiem al Comune di Utrecht, è alla ricerca di nuove forme di sostegno per poter continuare a far vivere la musica barocca, con le porte ben aperte sul mondo. Noi ci auguriamo di poterli ascoltare presto dal vivo, magari nella formazione che ha dato vita a “Dialogos”, qui sul palco della Sala Bourgie a marzo, a Montreal.
Alessio Surian
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