Quante volte abbiamo ascoltato maracas o caxixi in funzione più o meno ornamentale? In apertura di questo album sono protagoniste: deisegnano le onde sonore che, come in un fiume navigabile, accolgono la voce nitida di Beatriz Tuxá seguita da altre quattro voci Tuxá del villaggio in cui vive la cantante, l’Aldeia Tuxá nei pressi della città bahiana Ibotirama (26.000 abitanti, a 650 chilometri dalla capitale Salvador). Non vi sarà difficile trovarla seguendo sulla mappa del Brasile la parte centrale del fiume São Francisco. Lungo 2.700 km, attraversa cinque stati brasiliani: Minas Gerais, dove nasce nella catena montuosa della Serra da Canastra, Bahia, Pernambuco, Alagoas e Sergipe. Accanto al suo corso, alcune città sono scomparse in nome dello “sviluppo”, per far posto alla produzione di energia. In Bahia sono state sommerse Pilão Arcado, Sento Sé, Casa Nova e Remanso; Itacuruba e Itaparica in Pernambuco: hanno fatto posto alla diga idroelettrica di Sobradinho. Rodelas, Barra do Tarrachil e Glória, anch'esse nello stato di Bahia, hanno subito la stessa sorte con la costruzione della centrale idroelettrica Luiz Gonzaga. Lungo il fiume São Francisco, il popolo Tuxá viveva in diverse isole, in particolare Ilha da Viúva (Isola della Vedova), il loro territorio agricolo: venne sommersa nel 1988. All'epoca, almeno 100.000 persone furono direttamente colpite. Migliaia di famiglie dovettero abbandonare la propria terra e trasferirsi nelle nuove aree urbane. Queste località mantennero gli stessi nomi delle città precedenti.
I Tuxá furono trasferiti in tre aree: un primo gruppo sulla riva destra del fiume Moxotó, vicino al confine con il comune di Inajá, nello stato di Pernambuco, dove si trova la Terra Indigena Tuxá di Funil; un secondo al confine tra i comuni di Ibotirama (Area Indigena Tuxá di Ibotirama); un ultimo nel comune di Rodelas (Aree Indigene Tuxá di Rodelas e Nova Rodelas), entrambe nello stato di Bahia.
Beatriz Tuxá fa parte di quest’ultima comunità, conosciuta per La festa di San Giovanni Battista, patrono del comune, che si celebra ogni anno tra il 15 e il 24 giugno, unendo alle novene religiose i festeggiamenti tipici del mese di giugno, com molta musica forró, occasione anche per promuovere la cultura e l’artigianato locale.
Nel presentare la sua musica, Tuxá sottolinea l’importanza di un atteggiamento di ascolto attivo: “Vi chiedo di ascoltare con il cuore aperto, perché ogni canzone qui racchiude più di un semplice suono, racchiude una memoria viva”. Storie e ricordi attraversano queste composizioni ispirate a ricordi familiari, a conoscenze collettive tradizionali, alla spiritualità e alle esperienze vissute nel villaggio di Tuxá, a Ibotirama, nella Bahia occidentale. L'album è stato presentato al pubblico il 24 maggio, con un primo concerto ospitato dalla comunità.
Il titolo dell'album viene da una delle canzoni e da un’espressione legata a pratiche di cura tramandate di generazione in generazione. L’idea di “Moleira Fechada” (Fontana Chiusa) riguarda proprio la cura, la protezione del corpo, soprattutto nel primo periodo dopo la nascita di un bambino: “Non puoi lanciarlo in aria, non puoi muoverlo troppo. Devi aspettare che la fontanella si chiuda, mentre il bambino sta diventando più forte. È una questione di cura, di affetto, di un corpo protetto. La canzone parla di gesti che faceva mia madre. Tagliare i capelli durante la luna piena per renderli più folti, tagliarli durante la luna crescente per farli crescere più velocemente, metterli ai piedi di un banano. Sono pratiche culturali che fanno parte della nostra esperienza". A questo brano ha collaborato anche l’artista Karuana Tuxá. L’album vede anche la partecipazione di alcuni membri del villaggio di Tuxá. Quattro membri della comunità hanno partecipato alle registrazioni in studio: “Quattro persone del villaggio sono venute a registrare con me in studio. Penso sia importante sottolinearlo perché hanno dato spessore e forza ad alcune canzoni in un modo che non avrei mai potuto ottenere da sola”. E’ il caso del primo brano, “Ihédzihe (Canto de aldeia)”, con parti responsoriali, e della prima parte di “Eu sou porque ela é” che evoca il rapporto imprescindibile con la nonna e con la sua conoscenza delle piante e del territorio locale.
L’album è stato concepito e realizzato a poco a poco. Beatriz Tuxá descrive questo percorso utilizzando la metafora della pianta: un primo seme ha permesso di leggere esperienze, ascolti, ricordi e processi interiori all’internop di un propcesso in cui “ogni canzone porta con sé un significato, un pezzo del viaggio”.
Un’altra collaborazione vede il rapper Akuã Pataxó come co-compositore e cantante in “Pele Pintada de Futuro” (Pelle dipinta di futuro). Tre anni fa aveva dedicato "Indigena Ilimitado" alla resistenza dei popoli indigeni e neri e alla lotta per la sopravvivenza, per la conquista di spazi, e per il diritto ai beni comuni e ai servizi di base. L’incorporazione di diversi timbri e arrangiamenti da musiche contemporanee, fusion e reggae, si è sviluppata in collaborazione con il chitarrista e produttore bahiano Vinicius Pinheiro (Estúdio Assis) ed è una costante di quasi tutte le canzoni di Beatriz Tuxá: “Ero un po' preoccupata perché ora mi presento con riferimenti un po' diversi da quelli con cui lavoravo prima. Continuo a mantenere la mia identità e la mia autenticità, soprattutto nei testi che scrivo, ma introduco nuove sonorità.” Sono riconoscibili elementi di groove, rap e pagode bahiano, insieme a canti di popolazioni originarie e a narrazioni di esperienze personali legate al territorio Tuxá. “L’idea alla base è quella di rafforzare le nostre narrazioni, di continuare a dare voce a coloro che sono stati messi a tacere per troppo tempo. Si tratta di raccontare le nostre storie così come le raccontiamo noi stessi”. L’obiettivo e interagire col resto del mondo: “Ho cantato molto qui nello stato di Bahia, ed è un'esperienza positiva. Ma voglio esibirmi anche su altri palchi, in altri luoghi. Dico sempre che il mio canto è un grido del villaggio che mi scorre nelle vene.”
Il nuovo album è stato realizzato col sostegno del programma “Aldir Blanc, Politiche Nazionali per la Promozione Culturale in Bahia”, in collaborazione con l’Editrice Sanzala Cultural, un catalogo da tenere d’occhio che sta per presentare anche “Afrobarroco”, il libro inedito di Mateus Aleluia con testi e riflessioni su educazione, oralità, religiosità, matrici culturali e identità brasiliana.
“Afrobarroco” era nato nel 2004 con uno spettacolo pedagogico-musicale che continua a girare il paese. Il libro, che verrà presentato l’8 luglio a Salvador, Bahia, espone le idee di Mateus sull'argomento. La distribuzione sarà rivolta principalmente a scuole, progetti artistici ed educativi, centri culturali e comunitari. audiomack.com/beatriz-tuxa/album/moleira-fechada
Alessio Surian
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Sud America e Caraibi
