“O Fiuro Tos Krifò” (“Il fiore dei segreti”), primo album di Amaryllis, sboccia su di uno stratificato terreno di creatività ed esperienze. La genesi del progetto risale al 2022, anno in cui le energie espressive del polistrumentista ed etnomusicologo Samuele Mele e del fisarmonicista Mattia Manco, entrambi originari della Grecìa Salentina, hanno trovato nelle comuni influenze greco-bizantine ispirazione per l’elaborazione di un sound originale ed evocativo. Nel febbraio 2024, guidati da un formicolante desiderio di ricerca, insieme a Claudia De Ventura, responsabile di produzione, i due hanno intrapreso un viaggio a Creta, grazie al quale hanno incontrato fertile confronto con i più raffinati protagonisti dell’attuale scena musicale greca come Kelly Thomà, Stelios Petrakis, Evgenia Toli ed Eleanna Papanikolopoulou, tutti musicisti coinvolti nei formidabili laboratori formativi di Labyrinth. Frutto di questa stimolante connessione, otto composizioni originali, tra canzoni in lingua grika e brani strumentali, che rievocano e reinterpretano le suggestive voci di una tradizione che, attraversando il tempo, si rigenera sopravvivendo con tenacia al gorgo informe della contemporaneità. Solcando le millenarie acque del Mediterraneo, valorizzando il vibrante dialogo tra oud, fisarmonica, tamburi a cornice e lira cretese, la scrittura sembra essere attraversata da forze tettoniche che
ridefiniscono con dinamico equilibrio ritmo, timbro e armonia, disegnando un paesaggio sonoro organicamente affascinante.
Come introdotti ai misteri di un percorso iniziatico, l’album si apre con la ieratica “An Ìmona”, in cui la voce si libra su di un fluttuante tappeto di note di oud, intorno al quale la fisarmonica respira con accordi sospesi tessendo una sottile trama armonica. Dopo l’intensa “Scimèrose”, una magnetica voce femminile canta con dolce malinconia le bellezze del mare in “I Tàlassa”. Un’ipnotica danza tra oud e fisarmonica caratterizza l’elegante “Mirodìa”, il cui ascolto sembra accompagnarci come un antico profumo lungo i vicoli assolati dei piccoli paesini mediterranei. Di forte impatto emotivo è “Anìo ti' kardìa”, nella quale la voce e gli strumenti intrecciano un’intima conversazione che somiglia a una preghiera. L’interessante esperienza prosegue con il trascinante ritmo di “To traùdi tis schichì”, la canzone dell’anima. A stemperarne le forti emozioni la delicata “Ìnno”, traccia che si distingue per la sua luminosità. L’epilogo del disco è affidato ad un brano di essenziale bellezza intitolato “Krifò”, nel quale Samuele Mele dialoga con profondo trasporto con l’oud, lasciando affiorare l’ultima e più raccolta espressione del magma spirituale che anima l’intero lavoro.
Maria Claudia Leone
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