Tradizioni e Rigenerazioni, Università Federico II, Cattedra di Etnomusicologia, Napoli, 21 aprile – 5 maggio 2026

L’evento “Tradizioni e rigenerazioni” ospitato dalla cattedra di Etnomusicologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha offerto la possibilità di assistere a tre lezioni concerto con Ra di Spina (21 aprile), Davide Ambrogio (28 aprile) e Michele Signore & Luca Rossi (5 maggio) in cui si è avuta l’occasione di raccontare e soprattutto di ascoltare ciò che comunemente indichiamo come repertori di tradizione. Il tema della tradizione è assai dibattuto in quanto continuano a scontrarsi due visioni contrapposte: la prima attinge direttamente dall’immaginario comune e fa riferimento al concetto di immutabilità, la seconda invece afferma che la tradizione è il frutto di un continuo cambiamento in cui la legge dell’adattamento è ciò che permette di perdurare nel tempo. La rassegna, nata dall’idea e dalla collaborazione tra Simona Frasca, docente della cattedra di Etnomusicologia della Federico II, e la testata “Blogfoolk” nella persona del direttore responsabile Ciro De Rosa, ha permesso l’apertura di un dialogo in cui si è gradualmente scardinata l’immutabilità della
tradizione fino a giungere all’affermazione del suo contrario. Tramite la testimonianza dell’esperienza artistico-musicale degli ospiti, è stato possibile comprendere in che modo si può entrare in contatto con la tradizione e come ci relaziona con essa. Tutti i progetti musicali presentati hanno dimostrato in primis che non si parla di tradizione in modo univoco, bensì di tradizioni: un termine al plurale capace di abbracciare molteplici sfumature, la cui complessità non viene compressa, ma espressa, perché è ciò che permette continue riletture capaci di oltrepassare il tempo e lo spazio. In secondo luogo, hanno mostrato quanto la conoscenza dei canti non sia affatto di appannaggio esclusivo, ma abbia un’insita capacità nell’essere appresa e tramandata. Infatti a dimostrazione di ciò, durante le tre lezioni concerto, è stata richiesta una partecipazione attiva del pubblico che si è manifestata con ripetizione di sequenze ritmiche e melodiche. Questo non solo ha reso ogni incontro dinamico e coinvolgente, creando una stretta relazione tra performer e pubblico, ma ha fatto emergere una questione ben più profonda:
l’accessibilità di questi materiali ad uso didattico. Le prime ospiti, che hanno inaugurato la rassegna, sono state Laura Cuomo e Alexsandra Ida Mauro con il progetto musicale Ra Di Spina. Le voci di Laura e Alexandra sono radici capaci di attingere informazioni e nutrimento dalla complessità di un passato distante che conferisce il sostegno per l’articolata ramificazione presente. La loro idea si manifesta in un canto a due voci, fatto di incastri e intarsi melodici, talvolta ricco di effetti, altre volte estremamente naturale, accompagnato da poche percussioni e da un sintetizzatore. Il risultato finale, condensato nell’album “Vocazioni”, rimanda direttamente alla tradizione, offrendone una lettura molto libera e attuale. Un’osservazione di tipo speculare permette la comprensione delle scelte artistiche: canti di tradizione orale nascono con funzione rituale, magica, esorcizzante e la loro diffusione è legata prevalentemente a momenti specifici che offrono nutrimento alla comunità di riferimento; la musica di Ra Di Spina invece, nasce con la funzione e con l’intento di raccontare, con nuovi suoni, le storie appartenute alle generazioni
passate, infondendo nuova energia, mantenendone però intatta l’essenza. La voce è la linfa che congiunge ciò che era a ciò che è, la sua frammentazione conferisce ritmo, la sua distorsione ne amplifica il significato, divenendo tessuto emotivo su cui far fiorire linee melodiche complesse, tra le quali si intrecciano armonie e parole capaci di rispecchiare il fluire del tempo. La vibrazione che si avverte è la manifestazione più pura dell’energia vitale che permette alla tradizione di rinascere e continuare a diffondersi, divenendo strumento per la costruzione di una storia comunitaria capace di seguire le tracce passate e attraversare il presente. La loro performance è però il momento in cui emerge il legame diretto con la tradizione: i brani mutano leggermente da esibizione a esibizione e seppur simili, non sono mai uguali a loro stessi. Così facendo il progetto Ra Di Spina è riuscito a preservare la libertà di cui la musica è espressione, dimostrando che solo ciò che non appartiene al tempo può rimanere immutato. Davide Ambrogio, secondo ospite della rassegna, con la sua testimonianza-performance ha saputo mostrare la relazione che intercorre tra luogo e musica, spiegando quanto l’uno possa influenzare l’altra. La prima differenza riscontrata, rispetto ai progetti degli altri musicisti, è stata la forte presenza autoriale: un pensiero muta l’informe in forma, plasma il caos e lo rende bellezza e, nel disordine degli stati emotivi, trova sentieri non battuti che conducono verso nuove destinazioni. Davide Ambrogio nei suoi album “Evocazioni e Invocazioni” e “Mater Nullius” (per questo secondo album, nell’occasione dell’incontro, il musicista calabrese ha ricevuto il BF-Choice 2025, premio Disco dell’Anno di “Blogfoolk”) è riuscito a fotografare il sentimento di un luogo nel corso del tempo, in cui i paesaggi rappresentano stati emotivi. La voce, trattata sia come strumento melodico che come strumento ritmico-percussivo, è divenuta in questo progetto, espressione di una
frammentazione interiore, tanto privata quanto comunitaria. Il “solo” e il “tutti” tendono a mescolarsi e confondersi, tanto che il canto, seppur presente in aspetti polifonici, rispecchia un forte senso di inadeguatezza, colmo di desiderio di rivalsa e di sovversione che emerge come un brusio di paese: un suono ricco di pluralità capace di ospitare la solitudine in cui la voce collettiva si incarna nell’individuo. Oltre alla presentazione dei suoi lavori musicali, Davide Ambrogio ha anche illustrato il progetto “Voci in ascolto” con tutto l’importante potenziale didattico del canto di tradizione orale fatto di ripetizioni e frasi melodiche accattivanti, rendono la memorizzazione immediata. Voci in ascolto ripropone proprio l’idea di una metodologia didattica basata sull’oralità e sul corpo, grazie a cui attraverso l’imitazione, il gioco e l’improvvisazione si apprendono i canti senza l’uso di testi o spartiti. Questo approccio permette non solo di trasmettere un sapere musicale, ma anche di creare un gruppo di cantori capaci di fare musica insieme, in cui ognuno esegue la propria parte, ma è il gruppo a guidare il singolo. Questo lavoro rende il gruppo
una piccola comunità capace di autogestirsi e autoregolarsi, in cui si intravedono alternative rispetto alle dinamiche sociali a cui siamo abituati. Gli ospiti dell’ultimo incontro sono stati Luca Rossi, uno dei maggiori esponenti del tamburo a cornice della musica tradizionale del sud Italia, la cui maestria gli ha permesso di intrecciare molte collaborazioni musicali in diverse parti del mondo e Michele Signore, violinista, mandolinista e compositore, la cui esperienza musicale si estende dalla tradizione napoletana fino alla sperimentazione contemporanea, passando per la musica colta, il teatro e produzioni cinematografiche. Il loro racconto è stato ricco di frammenti di vita vissuta in cui si è potuto toccare con mano la passione e la fascinazione per la tradizione che poi è stata la ragione che li ha fatti incontrare e successivamente lavorare insieme a diversi progetti in cui hanno mescolato i ritmi della tradizione a suoni elettronici. Ciò che però ha contraddistinto quest’incontro lo si ritrova proprio negli strumenti ai quali è stato affidato il vero racconto della storia. Il mandoloncello accompagnato dalla tammorra ha suonato “Tammurriata Nera” con il noto arrangiamento che Roberto De Simone scrisse per la Nuova Compagnia di Canto Popolare di cui Michele Signore è membro dal 1984; il violino e la lira pontiaca si sono presentati eseguendo note lunghe e avvolgenti e sostenuti ora dalla tammorra, ora dal tamburello, hanno proposto melodie vibranti. Grazie al brano “Santamaria” eseguito da Luca Rossi, si è potuto apprezzare la complessità dei suoni prodotti dal tamburo a cornice, ma ciò che più ha lasciato il segno è stato il suono sospirante del daf (tamburo a cornice di origine mediorientale) che ha rapito l’attenzione e incantato il pubblico. Nel corso di questi tre incontri, ogni musicista ha avuto l’opportunità di fornire la propria interpretazione del concetto di tradizione e la propria visione musicale, ma tutti si sono trovati uniti da un filo narratore comune: la rigenerazione. L’intento di recuperare ciò che la tradizione tramanda è stato da ognuno reso unico ed espresso tramite la propria sensibilità, la propria inclinazione artistico-musicale e la propria esperienza di vita, ma in ognuno è stato possibile scorgere il desiderio di affidare nuovamente al presente le voci del passato. La tradizione è come l’acqua, porta una memoria viva, sa cambiare forma in base al contenitore che la ospita, varia i suoi stati di aggregazione, ma la sua sostanza resta invariata. Ogni volta che scorre si arricchisce, rigenerandosi e rigenerando. 


Francesca Iervolino

Foto di Antonietta Tarantino

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