Lungo le vene d’acqua che fluiscono tra la foresta pluviale e l’oceano Pacifico, scorre la storia di una cultura e di una musica espressione delle comunità afrodiscendenti della regione colombiana. È una musica celebrativa che pulsa di una spiritualità votata alla resistenza, legata in modo indissolubile al suo popolo i cui antenati provenivano dall'Africa occidentale e centrale.
Tra i gruppi che meglio che rinnovano questo linguaggio, testimoni di questo mondo musicale segnato dal timbro della marimba de chonta, dalle percussioni, dai canti responsoriali e dai ritmi di danza sono i Canalón de Timbiquí, la cui frontwoman è la “pámpara” cantaora Nidia Góngora, già solista e collaboratrice delle ibridazioni di Quantic, Ondatrópica e The Bongo Hop, la quale da solista, nel 2025, ha inciso il notevole “Pacífico Maravilla” (Positivo Records)
“Nuevos Ríos” è l’incontro tra il gruppo colombiano e il trio di Tolosa Reco Reco, che lavora sulla rilettura in chiave elettrificata dei repertori sudamericani. La collaborazione è iniziata con una sessione del 2022 proprio a Timbiquí, per proseguire poi in Francia. L’album attinge da entrambe le sessioni, mantenendo però costante il dialogo: da una parte la marimba, i tamburi e la polivocalità afro-colombiana, dall’altra manipolazioni elettroniche, basso e chitarre.
L’organico riunisce Nidia Góngora alla voce, Celia Zúñiga e Magaly Castro ai cori, Cristian Bonilla alla marimba, Bastien Andrieu alle tastiere e all’elettronica, Andrés Lucumí alle congas, Juan Kowalczewski a chitarra ed elettronica, Duván Gualdrón Díaz al bombo e Tim Alcorn alla batteria. Più che la somma delle singole individualità, però, colpisce il modo in cui il gruppo costruisce un insieme. “Incontrare i musicisti dei Canalón a Timbiquí è stato un fattore decisivo per dare forma al sound finale, spiega Bastien. “Stare insieme, vivere insieme e condividere la quotidianità oltre la musica è stato essenziale per trovare questo suono comune, profondamente alimentato dall'affiatamento”. E Juan aggiunge: “Il suono è emerso naturalmente attraverso un'osmosi musicale”.
Per Tim: “Questa residenza ci ha permesso di sviluppare un suono collettivo e un forte senso di complicità”.
Questo esordio del combo colombiano-francese è pubblicato da ZZK Records
, etichetta che da poco meno di due decenni intercetta alcune delle trasformazioni più interessanti della musica dell’America Latina: Son Rompe Pera, Nicola Cruz e La Yegros, solo per fare qualche nome.
Il legame con Timbiquí si rispecchia nei field recording che aprono l’album (canto di uccelli, ronzio di insetti, voci di bimbi e il rumore di un motore) riempendo la sequenza iniziale della prima traccia, “Sumba Ale”, il primo singolo dell’album, celebrazione della vita lungo il fiume Timbiquí. Dalla marimba alla guasá (shaker) fino alla chitarra elettrica, al basso e alle tastiere, il brano fonde i ritmi afro-colombiani con la struttura elettronica. Segue “La Luna”, dove i synth si dispongono come una bruma armonica che lascia avanzare la tessitura delle voci femminili. Marimba, canto e battiti elettronici danno forma a “Malvada”, in cui si rende omaggio a una divinità femminile ambivalente del folklore del Pacifico e dell'America Latina, al tempo stesso temuta e ammirata. Questa dualità trova corrispondenza nell’espressione musicale, rivelatrice di una tensione costante tra stilemi tradizionali e trame più abrasive.
Con “Mi Bombo”, il tamburo di grandi dimensioni, strumento ritmico per eccellenza della regione, diventa l’asse narrativo del brano: “Dónde está mi bombo?”, si canta, mentre gli strumenti creano una sorta di continuità tra timbri naturali e architettura sintetica.
L’attacco call and response di “La Vida es un Baile” rilancia invece la dimensione comunitaria del disco. “La tierra llama”, canta Nidia: è un anelito creativo ed esistenziale che deve spingerci a vivere intensamente con passione, anche solo per il tempo di un ballo. Legni, pelli e voci si affiancano a basso, chitarre elettriche e tastiere in un brano che si espande progressivamente sotto il profilo ritmico, passando da movenze tradizionali a innesti in levare. Bello il videoclip, girato durante la
Feria de Cali nella Plaza de Mercado Galería, che prolunga questa idea di fare musica come condivisione nei luoghi della quotidianità. Uno dei passaggi emotivamente più intensi dell’album è la celebrazione della cultura della marimba e dei suoi suonatori, che si manifesta nella canzone “La Memoria de Justino”, tributo a Señor Justino García, che restituisce la sua presenza attraverso non soltanto il richiamo alla maestria del suo gesto musicale, ma anche ribadendo la sua popolarità, la sua dignità e influenza sui suonatori della regione. Il ritmo rallenta, ma non si riduce la tensione: emana grandi suggestioni “Si Yo Fuera” (“Se io fossi”), dove le voci del canto sono dominanti. Il brano deriva dalla tradizione dei “cantos de velorios” (canti funebri) della Colombia del Pacifico. Si sviluppa su un ritmo di “salve alabao”, trasfigurato attraverso texture elettroniche che accentuano l’ambientazione sacrale di una veglia notturna. Si evocano la rinascita, la natura, il volo e il profondo legame tra l’essere umano e la Terra. Invece, si ritorna a tempi più incalzanti che chiudono il cerchio tra ritualità festiva e dancefloor in “Todo en Vida” e, soprattutto, nella conclusiva “Ojunjo”. È forse qui che la configurazione di Nuevos Ríos trova la propria forma più compiuta: le componenti rock ed elettroniche non sovrascrivono il materiale originario, ma trasformano l’incontro transatlantico in una prassi di ascolto reciproco, di esperienza condivisa, sottratta a ogni esotismo prefabbricato.
E allora diciamo: “Pacífico y Francia Maravilla”, sintesi di convivenza artistica e musicale, dove il corso dei “Nuovi Fiumi” sfocia in un rigenerante flusso sonoro. nuevosrios.bandcamp.com/album/nuevos-rios
Ciro De Rosa
Foto di Paul Gouezigoux
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Sud America e Caraibi


