Romasuona. La musica in Italia 1970-1979, Palazzo Esposizioni, Roma, 1 maggio - 12 luglio 2026

C’è chi passa per Roma ed è stanco dei soliti percorsi turistici; qualcun altro ha un’età dai cinquanta in su e a Roma ci vive e combatte in mezzo al traffico ogni giorno, ma l’amore non muore e un giro in Centro se lo fa volentieri per andarsi a “rivedere” da ragazzo; poi ci sono i più giovani, curiosi di conoscere la Storia del loro Paese in tutte le sue facce; naturalmente ci sono gli studiosi e i musicisti, o semplicemente gli appassionati di Popular Music; infine, ancora, c’è chi ama l’arte e non può certo mancare alla Mostra di Mario Schifano al Palazzo delle Esposizioni; ebbene, tutta questa bella gente non può assolutamente perdere l’occasione di salire al piano superiore del Palazzo per ammirare la mostra "Romasuona. La musica in Italia 1970-1979" – visitabile fino al 12 luglio – a cura di Guido Bellachioma (con “l’amichevole collaborazione di Pino Candido). Non può perderla per varie ragioni, che proviamo ad elencare. C’è stata un’epoca felice, negli
anni Novanta del secolo scorso e durata fino ai primi anni del 2000, in cui il Palazzo delle Esposizioni di Roma era innanzitutto “esposizione” della vita culturale della città. Sarà forse perché corrisponde anche alla giovinezza di chi scrive, ma la Capitale in quegli anni ha vissuto una stagione felice: musica e locali ovunque, il maggior numero di sale cinematografiche di Europa, brulicanti di persone alla ricerca di film d’essai, teatri, mostre, convegni, nuove iniziative, scambi tra arti (come quando i CSI sonorizzarono “Maciste all’inferno” e gli YoYo Mundi “Sciopero” di Eisenstein); il Palazzo ha ospitato in quegli anni delle mostre straordinarie che non si limitavano a raccontare e a proporre bellezza: erano Storia da rivivere, ascoltare, rileggere, guardare, assaggiare. Ci si doveva tornare più di una volta per poterle apprezzare in pieno. Ecco: Roma, con brio e con calma, sta in questi ultimi anni cercando di rialzare la testa dopo un lungo periodo cupo e spento. C’è molto da lavorare, soprattutto in ambito musicale (pochi luoghi dove suonare e poco pubblico coinvolto, ad esempio, rispetto a quella che dovrebbe essere la normalità), ma è un brulicare di iniziative a carattere popolare assolutamente lodevoli (naturalmente ci si aspetta un grande salto, vista questa bella rincorsa). E il Palazzo delle Esposizioni sta di nuovo decollando: la mostra di Bellachioma ne è un esempio lampante. Innanzitutto per come si avvia: esiste infatti un collegamento magico tra la stupenda mostra di Mario
Schifano e Romasuona, che si apre con una sala proprio a lui dedicata; in particolare viene richiamato lo spettacolo “Grande angolo, sogni & stelle”, organizzato al Piper dallo stesso pittore nel 1967 e in cui si esibì la band progressive “Le Stelle di Mario Schifano”: è forse stato il primo spettacolo multimediale italiano. Ritroviamo le immagini scattate da Patrizia Ruspoli e luci ispirate all’evento. Questo primo impatto ci consente di entrare davvero nel vivo; attraverso l’esposizione di quasi settecento immagini dei più importanti fotografi di musica dell’epoca (Antonio Amato, Ennio Antonangeli, Giorgio Battaglia, Massimo Capodanno, Renzo Chiesa, Giovanni Coccia, Fabio D’Emilio, Armando Gallo, Massimo Lastri, Silvia Lelli, Roberto Masotti, Toni Occhiello, la già citata Ruspoli, Piero Togni, Fabio Trevese e Lino Vairetti), attraverso una playlist di trecento brani, e poi strumenti musicali, fanzine, riviste, manifesti, locandine, biglietti, cover di LP, odori (l’idea geniale di ricostituire il profumo degli anni Settanta è di Giovanna Zucconi), sequenze luminose di Luca Bigazzi, videointerviste di Stefano Pistolini (a Renzo Arbore, Teresa De Santis, Federico Guglielmi, Carlo Massarini, Ettore Rosboch, Franco Schipani) e, infine, attraverso qualche ascolto in alta fedeltà, la mostra racconta i luoghi della musica degli anni Settanta. I luoghi di Roma innanzitutto (c’è addirittura una mappa bellissima appena entrati), ma anche d’Italia (di Milano soprattutto); luoghi fisici, locali, piazze, festival; e
soprattutto racconta tutta la musica di quegli anni, rock, progressive, folk, pop, nazionale e internazionale. E tutti i suoi protagonisti “passati di qua”. Non possiamo nemmeno dire se manca qualcuno, in realtà. Perché a guardare ci è sembrato di trovare “tutti e di tutto” e comunque la voglia di ritornare a scoprire quello che manca e quello che è sfuggito. Durante la conferenza stampa l’attenzione sembrava tutta concentrata sul recupero non solo musicale, ma proprio culturale di quegli anni complessi della Storia italiana, quelli detti “di piombo”. E sia chiaro: quel piombo c’è stato e ha creato un clima terribile e ferite non rimarginate ancora; e purtroppo anche nel mondo della musica. Eppure quel decennio è stato così ricco, sperimentale, rivoluzionario, vivo di progetti, di incontri e di possibilità, che provare a raccontarlo è meritorio: iniziative come quelle di Romasuona fanno davvero bene al cuore. Non solo a quello degli addetti ai lavori, giovani e vecchi, che in quegli anni hanno scelto di trasformare una passione in mestiere (in qualche caso anche inventandoselo). Questa mostra è davvero proprio per tutti; non solo perché ci si sente ogni momento in quello stato d’animo che Proust chiamava “intermittenze del cuore”: non è solo, cioè, un’emozionale operazione “nostalgia”, muovendosi tra Banco, Area, De André, Zero, De Gregori, Pink Floyd, Canzoniere del Lazio, Giovanna Marini, Gabriella Ferri, David Bowie e Alan Sorrenti (così mischiati: tutti insieme appassionatamente). È invece proprio il modo migliore, perché più semplice e più dinamico - in questa Italia smemorata e pigra nel leggere, studiare, informarsi – per divulgare e incontrare la (nostra) Storia. 

Elisabetta Malantrucco

Posta un commento

Nuova Vecchia