The City’s Song – The Napoli Sessions (Frontiera, 2025)

Thomas Noël, compositore e multistrumentista belga, è il capomastro di questo progetto, che ha l’obbiettivo – non semplice e per niente scontato – di indagare il carattere musicale delle città. Detta così, la prospettiva di The City’s Song potrebbe sembrare maliziosa. Addirittura la si potrebbe ricondurre alle vedute strambe di tanta world music che, fatti alla mano, proviene diritta da un’azione di dragaggio di aree del mondo e contesti musicali. E che poi, ripulita e imballata, è stata – con modalità e esiti molto spesso sempliciotti – rispedita in altre aree a rimpolpare il consumo musicale internazionale e – nei casi peggiori – a complicare non di poco la percezione generale sulle musiche non mainstream. Sappiamo bene che su queste dinamiche la letteratura abbonda e, anche per questo, ci sembra che attualmente il fenomeno sia un po’ rientrato. Sappiamo anche bene che la coscienza collettiva oggi è meno ingenua e che, nonostante alcuni detrattori siano ancora accaniti, la consapevolezza e l’approccio critico siano più ampi, condivisi e trasversali. Sappiamo, infine, bene (e qui invitiamo chi legge a farsi strada in questo album) che le intenzioni di Noël sono sufficientemente distanti da questa prospettiva da Gran Tour: per ciò che abbiamo detto, per ciò che abbiamo trovato nell’album (che poteva essere – seguendo quella sgradevole visuale di cui sopra – più accattivante), per ciò che “The Napoli Sessions” rappresenta nel progetto complessivo, nella storia artistica e nella visione del suo ideatore. Concentriamoci su quest’ultimo punto. Napoli è l’ultima tappa di un’indagine musicale che ha già interessato altre città, diverse per “carattere”, dimensioni, suoni, musica e musicisti. Noël ha già raccolto ed elaborato – in un programma musicale molto esteso, che potremmo immaginare come una serie più o meno consecutiva – Città del Messico, Ramallah, Teheran e Johannesburg. Inoltre – in una prospettiva multidisciplinare, che lo ha spinto, anche attraverso altri progetti, a fondere registrazioni sonore e visuali raccolte in diverse parti del mondo (Asia, Europa dell’est, Ecuador, Isole Salomone, Argentina, Israele e Palestina) – gli album sono il risultato di una forte connessione con i musicisti locali, grazie ai quali riesce a individuare una struttura narrativa coerente con il territorio interessato. Nel nostro caso vi è una sorta di “mediatore” – il batterista e percussionista jazz Emiliano Della Giovanna, nato e cresciuto a Napoli e residente in Belgio – e, soprattutto, Mimmo Maglionico, compositore e musicista napoletano ben piantato nella sperimentazione sulle musiche napoletane. Partendo da qui l’album – che vede la partecipazione di musicisti sia napoletani che belgi (Carmine D’Aniello, Roberto Trenca, Marta Riccardi, Wouter Vandenabeele e Noël) – è stato impiantato su un programma che indaga elementi fondamentali, sia della tradizione culturale napoletana che non: la morte, la madonna, il mare, la terra, il fuoco, il sogno. Elementi che orientano l’ascoltatore attraverso richiami sonori chiari e sfocati allo stesso tempo, che alternano alla profondità di alcune espressioni e timbri musicali napoletani (“Tutt’e culure”, “L’ubriacone”), una sensazione generale di collettività, affidata spesso alla polivocalità (“Maronne”) e la sperimentazione libera (“Il volo”). 


Daniele Cestellini

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