Un originale progetto portatore di contemporanee visioni musicali e sociali si realizza con “YDLAM”,
acronimo di Yimde Dandayde Mulugol ovvero il canto che protegge le genti dallo svanire.
I fratelli Corrado e Carlo Ciervo, motore propulsore dei TekCiervo, avvezzi a percorrere le vie non sempre facili della musica popolare e di ricerca, delineano nuovi percorsi e sostengono idee di integrazione e riscatto per i migranti. Insieme a Vittorio Zollo i giovani musicisti beneventani hanno dato vita a Osso sacro con cui nel 2023 hanno vinto il Premio Andrea Parodi, uno dei concorsi di world music più rilevanti in Europa, con il brano “Demetra sul tamburo”. Oggi i fratelli Ciervo vogliono disegnare un presente reale e concreto da toccare con mano insieme a Boubacar Diallo e Alpha Omar Baldè, giovani migranti guineani che compongono testi ispirati più che altro a storie personali in cui si parla di destino, di lavoro, di soldi, di ragazze, che cantano in lingua “fula”, “susu” e francese usando lo spoken word e il rap pieni di entusiasmo, calore e aspettative.
In questo lavoro, uscito simbolicamente il 25 aprile e presentato in un coinvolgente doppio live al Mulino Pacifico di Benevento, pubblicato in vinile, si mescolano canti e melodie antiche, voci e ritmi contemporanei, musica elettronica ed anche strumenti come violino, batteria, percussioni che creano un ambiente sonoro particolare ed evocano un nuovo futuro attraverso un viaggio ricco di tensione, a tratti distopico e confuso, e attraverso un vero e proprio laboratorio sperimentano nuove vie per il confronto e il dialogo, in musica e nel sociale, ed esplodono nuovi linguaggi.
In “YDLAM” vengono utilizzati e trasfigurati frammenti sonori della musica delle tradizioni popolari italiane, tra cui i campionamenti dalle registrazioni degli etnomusicologi Alan Lomax e Diego Carpitella. Otto brani, otto atmosfere diverse che conducono l’ascoltatore in un viaggio, quello dei migranti che fuggono da un destino scritto attraversando il deserto in una via crucis e poi affrontando il mare.
Ognuno dei brani racconta un connubio. In “Monteloura”, ad esempio, il canto del pellegrinaggio a Montevergine per invocare protezione, sposa un testo scandito da Boubacar Diallo dedicato a chi affronta il viaggio nel deserto, che recita: “La vita è dura, i bambini sono cresciuti e i genitori sono invecchiati. Non possiamo farci niente, non abbiamo altra scelta che prendere la strada dell’avventura, morire nel deserto, perché la vita è dura”. Sul brano è stato girato il toccante video del regista Michele Salvezza. Ancora, in “New Tek” un frammento del canto abruzzese “Teneva na palummella” cantato da Iolanda Tuccella si fonde con le percussioni, un incalzante spoken word, un violino dilaniato che poi diventa un violino melodioso e ritmato. Ricca di pathos la traccia “Hoydol” con la voce della grande cantora siciliana Rosa Balistreri nel drammatico brano “Testa di mortu” che si mescola alle tragiche parole di Alpha e Boubi: “Sì, abbiamo visto molte morti nel deserto e nel Mediterraneo ma non possiamo cambiare le cose, ciò che è scritto è già scritto (da Dio). Non possiamo cambiare il destino, sì, questa è la vita”. “Les travailleurs” sul tema del travagghiu (il lavoro) riunisce la canzone di Rosa Balistreri “E vui durmiti ancora” con il rap e crea un’atmosfera musicale infuocata e quasi epica. “Jev dicenn”, uno dei brani più emozionanti dell’album, riprende ancora una poesia di Rosa Balistreri in cui dalla sua voce si ascolta: “Ci su ghiorna/ca la vita un passa mai/e lu tempu si ferma/'ntra un funnu di lettu,/mentri scuntu piccati cunfissati/e mai pirdunati”. (Ci sono giorni/ che la vita non passa mai/ e il tempo si ferma/in un fondo di letto,/mentre sconto peccati confessati/e mai perdonati). “È la vita, la vita non è facile, faremo di tutto. Sappiamo che questo cammino ci porterà a superare ogni ostacolo” rispondono Boubacar e Alpha Omar mentre il violino suona una struggente melodia. Strizza l’occhio alla tradizione campana “Concetta Deluxe” versione elettro-folk de “Li pallucce” dalla voce rielaborata di Concetta Barra ibridata con i testi di Alpha e Boubi, accostamenti di due storie profondamente diverse, entrambe a sfondo sessuale, raccontate su un ritmo incalzante di tammurriata. La title track riprende un campionamento di Alan Lomax dalla raccolta “Naples and Campania” che si scioglie nel canto suadente di Alpha, mentre Bubi rompe l’atmosfera con un bruciante spoken word sull’amore. Dopo tanta tensione arriva finalmente e con sollievo un’apertura con “Dormìa” da “Il cielo è una coperta ricamata”, uno dei canti delle mondine della provincia di Vercelli.
Il viaggio di “YDLAM” è un’esperienza profonda, piena di speranze e paure, quelle dei migranti che attraversano luoghi inabitabili, traversata fatta di dolore e privazioni, ma è anche quella dello spostamento carico di aspettative del pellegrinaggio a piedi compiuto dalle donne per arrivare al santuario. Percorrere queste vie impervie può condurre ad affrontare la morte, porta a rimpianti per quello che si è lasciato e all’ansia di una vita migliore e, infine, a mettere in salvo la propria vita.
Oltre a Corrado Ciervo alla chitarra elettrica, al basso e al violino che, a volte pizzicato, a volte suonato, funge da efficace trait d’union tra i campionamenti, a Carlo Ciervo a tastiere e campionatore che creano un ambiente sonoro rarefatto e a tratti sofferto, alle voci di Alpha Omar e Boubacar, a questo album contribuiscono anche Carlo Corso alla batteria e Pino Tomaciello a drumpad e percussioni che imprimono ai brani ritmi molto incisivi.
Il canto, le voci, gli strumenti in “YDLAM” diventano originale terreno d’incontro, dialogo fatto di rimandi fra tradizioni molto diverse, che oggi risultano essere necessari e vitali per procedere insieme.
Carla Visca
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