La candela viva: Totó la Momposina (1940-2026)

“Fuego, fuego, fuego, la candela viva...”
Era uno dei canti ancestrali che Totó la Momposina aveva fatto conoscere insieme allo spirito indomabile del bullerengue e dei tamburi e cori caraibici. La cantante colombiana Sonia Bazanta Vides, nota come Totó la Momposina, è morta in Messico il 17 maggio 2026 a causa di complicazioni derivanti da una patologia cardiaca che ha generato un progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. “Oggi diciamo addio all’eterna Totó (...) All’eterna maestra che ha portato in tutto il mondo i ritmi cumbia, porros, mapalés e bullerengue nati nel cuore della nostra terra (...) all'eterna Momposina che ha parlato della musica tradizionale dei Caraibi, l'ha valorizzata e arricchita per decenni per scrivere un intero capitolo della storia culturale del nostro paese”, ha comunicato il Ministero della Cultura colombiano. Era nata a Talaigua Nuevo, vicino a Mompox, nel dipartimento di Bolívar in una famiglia di musicisti da varie generazioni: percussionista il padre, Daniel Bazanta, cantante e ballerina la madre, Libia Vides de Bazanta. Nel 1964, con loro e con i fratelli, aveva costituito il suo primo gruppo musicale. Studia al Conservatorio dell’Università Nazionale della Colombia ed è protagonista di tour internazionali che contribuiscono a farla conoscere in tutto il mondo: nel 1982  accompagna Gabriel García Márquez alla cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura a Stoccolma, in Svezia. L’anno seguente, in Francia, registra il suo primo album, pubblicato nel 1984 dalla Auvidis col titolo “Toto La Momposina Y Sus Tambores – Colombie”: undici brani che ben rendono la ricchezza delle tradizioni colombiane, dalla cumbia al Bullerengue.


Fra questi, ha fatto storia la canzone “La Verdolaga”, più volte ripresa e campionata: per esempio in "Get to Poppin'" dei Rich Boy (prodotto da Brian Kidd) e per la canzone "Blue's Freestyle/We Family" nell’ album “4:44” di Jay Z. Insieme a “Mohana” è stata inclusa nel 1997 nella colonna sonora del film di John Sayles “Men With Guns”.


Una seconda terra d’accoglienza europea sono il festival Womad e i Real World Studios dove,  nell'agosto del 1991, Totó registra un album storico, ripubblicato nel 2015 dalla Real World Records con il titolo "Tambolero". In questo filmato che testimonia le sessioni di registrazione, Totó interpreta il suo brano forse più famoso: "El Pescador". 



Emblematica del suo repertorio è “Curura” che trae il titolo dall’esclamazione di sorpresa "Ay curura!" tipica della costa caraibica colombiana e rimanda alla narrazione di una passione clandestina: chi narra si arrampica su una montagna per incontrare un’amante di straordinaria bellezza, mentre teme di essere scoperto e ucciso dal fidanzato della donna e dai suoi amici “neri” (“Anoche soñé... que unos negros me mataban”). I versi svelano in seguito che i “neri” che minacciano il protagonista non sono persone, ma gli occhi scuri e magnetici dell'amata che lo stregano da lontano ("Y eran sus negros ojos che de lejos me miraban").


Il brano è un eccellente esempio di Chalupa, ritmo veloce fra quelli offerti dall’ampia famiglia del bullerengue, sospinto dai poliritmi percussivi (tambor alegre, tambora, maracas, palmeo/ battito delle mani)  e dalle risposte ("Ay curura") che il coro offre al canto solista. Un ritmo che è stato più volte campionato, ad esempio da Timbaland in “Indian Flute”.  Questa struttura percussiva e di canto chiamata-risposta innerva gran parte del suo repertorio e porta in primo piano una tradizione afrocaraibica in cui sono le voci femminili a guidare la narrazione e il ballo. In “Tembandumba”, baile cantado, dal lato percussivo, emergono il tambor alegre (che improvvisa e "parla") e il tambor llamador (che scandisce il tempo base), la tambora (tamburo a doppia membrana) e le maracas. Ma il ritmo è scandito e accentuato anche dalla voce stessa di Totó che ricorre a onomatopee e modi tipici dei rituali afrodiscendenti ("ñang ereu bere cumbe..."): parole e sillabe agiscono come elementi percussivi , giocando anche sulla ripetizione cantata di parole come rumba, macumba, candombe, bámbula. 


Il titolo “Tembandumba” celebra una mitica guerriera angolana che, in questo caso, personifica la danza stessa, mentre il canto ne descrive il passaggio solenne e sensuale per le "strade accese delle Antille", occasione per connettere la geografia caraibica, intrecciando i nomi delle diverse isole Haiti, Giamaica, Cuba, Porto Rico. Vari documentari l’hanno vista protagonista di viaggi musicali e culturali attraverso i territori dei Caraibi colombiani, legando gli usi e le narrazioni delle persone ai paesaggi, alle tradizioni e alla musica, con attenzione specifica per i canti delle donne e per il ruolo dei tamburi di matrice africana. Questo filmato documenta un concerto tenutosi a Bogotá nel 2011, con alcuni dei più importanti esponenti della musica tradizionale caraibica, preceduto da alcuni estratti dal “viaggio” di avvicinamento alla sede el concerto.

Questo spirito di collaborazione è ben fotografato anche nel video che Mónica Giraldo  ha realizzato per il brano “Así lo canto yo”, a catturare quei momenti in cui è possibile trasformare il dubbio in convinzione, un invito a affrontare la vita, a trasformarla accettandone i momenti sia dolci, sia amari: “Ogni giorno porta qualcosa in cui credere e un forse, in cui dolcezza e amarezza si uniscono, lascia che la vita venga.”


Il Presidente della Colombia Gustavo Petro l’ha salutata dicendo:”Totó la Momposina, mia parente e figura di spicco dell’arte e della cultura caraibica colombiana, è morta. Possa volare in alto tra le stelle”. Il 27 maggio la salma dell’artista sarà trasportata dal Messico in Colombia. In suo onore si terrà una cerimonia postuma. La cantante si era ritirata dalle scene nel 2022, dopo aver ricevuto una diagnosi di Alzheimer e afasia, continuando a offrire fino a quel momento canti di rara bellezza, improntati al recupero di un’identità collettiva unita a un senso di speranza, come in “Iluminan Mi Sendero”.


Qui la ascoltiamo nel 2017, in un concerto emblematico del suo repertorio organizzato nell'Auditorio Nacional argentino accompagnata da coro, percussionisti e strumenti a fiato.


Alessio Surian

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