L’album che abbiamo tra le mani si intitola “Live in Napoli” e si deve a Claudio Cardito e George Garzone. Si tratta di un lavoro di matrice jazz. Registrato dal vivo al Music Art di Napoli nel corso del 2024, quest’album cattura l’essenza di un incontro tra due maestri del sassofono tenore: Claudio Cardito, con la sua “Vision Soul Spirit”, e George Garzone, esponente del cosiddetto “triadic chromatic approach”, cioè un sistema di organizzazione e combinazione di tecniche d’improvvisazione molto complesso da sviluppare. Accompagnati dagli altri due membri del Carditology Jazz Trio, Mario Mazzaro al contrabbasso ed Enrico Del Gaudio alla batteria, i due sassofonisti danno vita a un flusso improvvisativo che unisce groove, melodia e libertà totale.
L’ascolto inizia con “Prayer in C minor”, Qui il sassofono di Garzone si intreccia con quello di Cardito in un brano totalmente improvvisato per poi proseguire con due lunghe tracce: “Montanari” e Carditology”. Sono brani che accolgono l’ascoltatore, preparando il terreno per l’esplosione creativa che segue. Cardito, con il suo timbro caldo e lirico, evoca paesaggi lontani, mentre Garzone risponde con linee cromatiche mai banali, tipiche del suo approccio triadico. È un esempio perfetto di come il live possa trasformare culture diverse in un linguaggio universale. Il cuore del lavoro pulsa in “Nojab”, “Africanti” e “Mugam Hip”, in cui si dà spazio all’interplay tra i due leader. Qui i sax si inseguono in un duello amichevole, con fraseggi rapidi e armonie aperte che lasciano spazio all’improvvisazione. Garzone, con la sua esperienza pluridecennale, insegna una lezione di libertà: non c’è schema rigido, solo istinto puro. Cardito, da par suo, risponde con un’energia napoletana, un mix di passione mediterranea e tecnica raffinata. Il trio ritmico non è da meno: Mazzaro suona il contrabbasso con arco e pizzicato, donando profondità emotiva, mentre Del Gaudio alterna brush e bacchette per un sound intimo e potente. In totale, l’album dura circa un’ora e venti, ma ogni traccia è densa di emozioni. Quello che rende “Live in Napoli” speciale è il contesto. Napoli non è solo uno sfondo, ma un ponte tra Mediterraneo e Manhattan, dove il jazz diventa linguaggio universale. Dal punto di vista tecnico, La registrazione è cristallina ed è eccellente per un live, merito di un sound engineering attento che cattura ogni respiro e ogni nota sospesa, senza artifici in post-produzione. Non ci sono sovraincisioni: è jazz allo stato puro, i sax emergono chiari, senza sovrapposizioni, e il mix valorizza l’acustica del luogo. Prodotto da Carditology Records nell’autunno del 2025, L’album è disponibile su CD fisico ed è perfetto per chi ama il jazz post-Coltrane, ma con un tocco contemporaneo. In un panorama jazz spesso intellettuale e in un’era di streaming algoritmici, dischi come questo ricordano perché il jazz vive nei live. Naturalmente, non è per tutti, in quanto richiede ascolto attivo, pazienza per le sue deviazioni, ma chi si immerge ne esce trasformato e arricchito. Per i neofiti, è un ottimo ingresso: melodie accattivanti e ritmi solidi. Per gli esperti, potrebbe essere una vera e propria masterclass di interplay. “Live in Napoli” non rivoluziona il jazz, ma lo rende vivo, umano e napoletano.
Francesco Tommasino
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