BCUC è l’acronimo di Bantu Continua Uhuru Consciousness, la coscienza della continuità (e ancestralità) della lotta per la libertà e l’indipendenza Bantu, in questo caso suonata, cantata e danzata da Soweto dal 2003 (premiata nel 2023 con il WOMEX Artist Award): “Music for the people, by the people, with the people”. “The Road Is Never Easy” è il loro quinto album, il primo per la Outhere Records: l’incontro fra un sermone gospel un approccio punk, memore delle “voci di coloro che ci hanno preceduto”, così come delle dure condizioni che continuano a segnare la vita di gran parte della popolazione sudafricana a trent’anni dalla fine dell'apartheid: l’album racconta l’intensità della lotta che parte da Soweto durante e dopo l’apartheid. La “frontline” del settetto vede protagoniste le voci di Kgomotso Neo Mokone, Letihogonole Atlarelang Maphunye, Zithulele Joseph Zabini, trascinante anche nella danza, le conga di Daniel Mangel, e i due tratti distintivi del motore percussivo-armonico-melodico del gruppo: le grancasse verticali suonate da Ephraim Malangu e Thabo Saul Ngoepe e il basso elettrico di Mosobetsi Jan Nzimande. Brani come “Amakhamandela” (Spezziamo tutte le catene) collegano la storia del Sudafrica alla vita quotidiana (“Come fa questo metallo prezioso a infliggerci così tanto dolore?”) e criticano apertamente le scelte
politiche dominanti: “Questo governo ci ha detto che siamo liberi, ma non stiamo beneficiando della nostra libertà”. Di fronte all’avarizia di speranze all’orizzonte i canti collettivi sono uno spazio per dar voce al dolore che accompagna il saper coltivare la capacità di immaginare un futuro migliore: “Ho troppi desideri e sogni nella mia testa”, cantano in “Umdumakhanda”, “Penso di stare impazzendo”. La loro carica energetica e ipnotica rimane travolgente, come testimoniato dal cocnerto del 22 maggio a Doornrosje in apertura del festival Music Meeting di Nimega. I dieci brani del nuovo album sono stati registrati in gran parte a Monaco di Baviera, durante le pause del precedente tour, in due sessioni di tre giorni ciascuna. Le registrazioni sono avvenute in un piccolo studio ricavato da un bunker tedesco della Seconda Guerra Mondiale, trasformato in sala prove. I brani sono stati registrati in dal vivo, con tutti i musicisti insieme in un’unica stanza; poche le sovraincisioni, principalmente i cori, registrati nello studio Fourways di Johannesburg. Intervistati da SilentRadio, hanno sottolineato il fatto di essere “soprattutto un
gruppo che si esibisce dal vivo, specializzati nel dar vita a concerti straordinari. Alcune canzoni nascono durante le prove o il soundcheck, ispirate da un assolo mentre si provano gli strumenti o da un'improvvisazione del bassista o di uno dei percussionisti. Siamo un gruppo molto unita che cerca di anticipare gli stati d'animo di ciascuno e di esprimerli attraverso il suono e uno spirito collettivo, grazie al nostro amore e alla nostra passione condivisa per la musica”.
Il fatto che “The Road Is Never Easy” contenga più canzoni rispetto agli album precedenti (e quindi i brani siano più brevi, anche rispetto alle versioni dal vivo) lo spiegano come “una scelta sperimentale, nata dalla combinazione tra i suggerimenti dell'etichetta discografica e ciò che abbiamo sempre voluto provare, una variazione rispetto al nostro stile abituale”. Nel finale ricavano uno spazio per ricordare e ringraziare esplicitamente gli antenati in “Matla a rona ke Bophelo: “la nostra forza è la vita”.
Alessio Surian
Tags:
Africa


