Di Sean Cooney abbiamo nel tempo recensito gli album prodotti come “The Young ‘Uns”, il trio di cui è fondatore insieme a David Eagle e Michael Hughes, sottolineando sempre la centralità, nelle canzoni del gruppo, delle tematiche sociali e politiche. “Peter’s Field”, che Cooney firma insieme a Eliza Carthy, Sam Carter e Jennifer Reid, conferma tale centralità, con la differenza che in questo caso l’attenzione del cantante e autore si rivolge non alla contemporaneità, ma a un episodio accaduto a Manchester il 16 agosto del 1819. Quel giorno circa 60.0000 persone si radunarono a St. Peter’s Field per domandare di riformare il parlamento britannico consentendo una maggiore presenza della “working class” nel processo decisionale e legislativo. A riunire la folla furono Henry “Orator” Hunt, Sam Bamford e Mary Fildes, allora presidente della Manchester Female Reform Society. La manifestazione, pacifica e festosa, si trasformò in tragedia quando i cavalleggeri del Manchester Salford Yeomanry Regiment, nel tentativo di arrestare Hunt, caricarono i presenti, provocando i primi morti. Con il successivo intervento del 15esimo Regimento Ussari la tragedia divenne un massacro, il cui bilancio finale fu di 18 morti e almeno 420 feriti. Per ricordare quello che da allora è ricordato come il “Peterloo Massacre” Sean Cooney ha scritto e composto “Peter’s Field”, uno spettacolo che ha debuttato al Folkeast Festival di Suffolk il 16 agosto del 2024, nel 205esimo anniversario dell’evento, e che ora è uscito in CD e in digitale, insieme ad un libro recante lo stesso titolo.
“Peter’s Field” è concepito e costruito come un racconto in musica e parole costituito da 26 capitoli e suddivisibile in tre parti: la prima descrive il contesto, le circostanze e le motivazioni alla base delle rivendicazioni della folla che si riunì quel giorno; la seconda racconta del massacro; la terza è una sorta di riflessione sulle conseguenze, personali e collettive, dell’evento. Alternando parti musicali e cantate al racconto in prosa dei fatti, “Peter’s Field” non è un semplice album a tema, ma è una vera, riuscitissima, opera folk, che dal punto di vista musicale si inserisce nel solco di una tradizione rinnovata, ma riconoscibile, e nel testo racconta di eventi che oggi possono apparire minori, ma all’epoca hanno toccato profondamente non solo chi vi è stato personalmente coinvolto, ma interi gruppi sociali e un territorio (per non dire l’intera nazione britannica), tanto che ancora oggi sono frutto di riflessione e oggetto di ricordo. E se Cooney ha concepito e scritto “Peter’s Field”, fondamentale per la riuscita dell’opera è l’apporto dei tre co-autori: Sam Carter, cantante e chitarrista dall’anima multiforme, evocatore di atmosfere tanto dolci e delicate quanto energiche e vibranti; Eliza Carthy, anch’essa al canto, ed il cui violino sottolinea ogni sfumatura del racconto, colorandone con suggestive immagini sonore i diversi momenti; Jennifer Reid, voce narrante dallo stile quasi cronachistico, ma tutt’altro che freddo e distaccato. Ad essi si è poi aggiunto Ben Nicholls al basso, banjo, percussioni e harmonium. In buona parte comprensibile anche agli ascoltatori non di lingua inglese, “Peter’s Field” in molti brani ha un taglio da storytelling, con la musica funzionale al dipanarsi della storia; in altri il carattere è più ironico e graffiante, da teatro-canzone, ed in altri ancora canto e musica si fanno intensi e densi di emozione. Tra tutti i pezzi, da ricordare in particolare l’introduttiva "The Road to Peter’s Field” e, in chiusura, “Dream of Peterloo; il ritratto intimo e nel contempo quasi epico di “Mary Fildes”; “The Monkey Rides the Mare I, II e III”, incalzanti e drammatiche nel descrivere le cariche dei soldati sulla folla inerme; “Thomas Shelmerdine”, testimonianza in prima persona di uno dei soldati che parteciparono al massacro, i cui rapporti familiari o di vicinato con i presenti non gli impedirono di svolgere il suo odioso compito; “John Lees”, in cui un ex-combattente di Waterloo (1815) commenta amaramente che, mentre la battaglia che chiuse l’epopea napoleonica fu uno scontro di militari contro militari, quello di St. Peter’s Field fu un massacro di donne, bambini, vecchi e uomini disarmati. E infine “Names”, breve brano sostenuto da un delicato arpeggio di chitarra in cui vengono ricordate, attraverso i loro nomi e cognomi, le diciotto persone uccise. Album dall’elevata qualità compositiva ed esecutiva, “Peter’s Field” assume particolare valore in questo difficile periodo storico, in cui la “cultura” della forza sembra prevalere, con le popolazioni civili prime e maggiori vittime dei conflitti, ed in cui anche le pacifiche manifestazioni in paesi democratici possono essere represse con la violenza. seancooney.bandcamp.com/album/peters-field
Marco G. La Viola
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