Eliza Marshall – Eternal Birth (Real World, 2026)

Andiamo a commentare “Eternal Birth”, prima opera da solista di Eliza Marshall, flautista di formazione classica che si è affermata sia come interprete che come compositrice. La fusione di generi musicali è al centro del suo universo creativo, con una particolare predilezione per la musica scozzese e africana. Nel corso di oltre vent’anni ha collaborato con numerosi artisti, orchestre e compositori. Ha girato il mondo con la New Blood Orchestra di Peter Gabriel, ha registrato con Stevie Wonder, Paul McCartney, First Aid Kit, The White Stripes e ha partecipato come solista a colonne sonore hollywoodiane, tra cui “Mufasa” della Disney. Per quanto riguarda l’album, il titolo suggerisce già uno dei temi centrali: la ciclicità della vita, intesa non tanto come un’esperienza individuale, quanto come un fenomeno universale che intreccia culture, paesaggi e tradizioni sonore. In una recente intervista rilasciata a Leah Roseman, violinista e divulgatrice, sul suo canale YouTube, Eliza Marshall racconta di essersi ispirata, durante la scrittura dei brani, a “Transformations” di Thomas Hardy, romanziere e poeta britannico (1840-1928), e che tutto l’album si può considerare come una rappresentazione sonora dei cambiamenti che la natura porta avanti ogni giorno in noi esseri umani e in tutte le forme di vita. Si tratta di una vera celebrazione dei cicli vitali con nove tracce che intrecciano folk britannico e tocchi elettronici. Il brano di apertura, “They Listen”, stabilisce il tono generale: un flauto sussurrato in un insieme di atmosfere diverse. Il decollo vero e proprio si ha con la seconda traccia, “Roots Entwined”, rilasciata come singolo di presentazione del disco. Il brano, con la sua atmosfera evocativa e una ritmica coinvolgente, racconta di come tutti noi siamo collegati in qualche modo. Le radici sono il cuore pulsante dell'album, non solo metaforicamente. L’autrice, cresciuta nel folk, ha passato anni a viaggiare assorbendo ritmi tribali e melodie celtiche, quindi potrebbe essere un inno all'interconnessione in cui le radici non sono nostalgiche, ma vive. Da qui, “Eternal Birth” procede con “Our Times (Reborn)”, che introduce un’idea di presente rinnovato: il flauto si muove su un tappeto di percussioni e bassi lievemente elettronici, quasi come se il tempo si riassestasse intorno a una nuova consapevolezza. In questo brano si avverte particolarmente l’influenza del tema delle trasformazioni di Thomas Hardy. Il quarto brano, “New Birth (Relived)” https://www.youtube.com/watch?v=ZXOTd0N-1Nk, si sviluppa con il flauto che sembra dare voce a un inizio di vita nuova, accolto da archi e synth morbidi. La quinta traccia, “Lonely Oak (Part 1)”, spezza momentaneamente il flusso con un intermezzo di flauto quasi narrativo. Il percorso continua con “On and On”, un brano che mantiene il ritmo interno del disco giocando su timbri che ricordano sia il folk britannico sia i ritmi africani, come Eliza stessa ha descritto nelle sue dichiarazioni. Poi arriva “Dust to Dust”, che funge da momento di riflessione più profonda, con un’atmosfera più malinconica e un’orchestrazione che si muove come un addio lento. La sequenza prosegue con “Interconnected”, che riprende il tema dell’unione tra le radici, ma questa volta in modo più corale: il flauto si intreccia con cori e stratificazioni di voci, creando un senso di comunità e di rete di relazioni. La tracklist si chiude con “Lonely Oak (Part 2)”, che riporta il tema dell’albero isolato in un’atmosfera più luminosa e riconciliativa, come se la solitudine si fosse trasformata e il ciclo si chiudesse lasciando intravedere la possibilità di una nuova vita futura. In termini di produzione, l’album è estremamente curato: il suono del flauto è sempre al centro, ma mai invadente, mentre gli strati elettronici e le parti orchestrali vengono dosati con delicatezza, senza appiattire il carattere acustico e folk. Il risultato è un lavoro meditativo che consente all’ascoltatore di immaginare di essere immerso nelle più svariate ambientazioni, che ben si presta sia ad ascolti concentrati che a riflessione mentre si cammina, si viaggia o si è immersi nella natura. 


Francesco Tommasino

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