Nel cuore di Trastevere, al riparo dal caos della movida, in Vicolo del Piede, nei locali dove un tempo c’era il Cinema Pasquino - noto per essere stato la prima sala a Roma a proiettare i film in lingua originale - oggi c’è il Pasquino Art Center che, dal 10 al 24 aprile, ha ospitato le tre serate di Musica Fuori Binario. Dopo le prime due edizioni localizzate nel quadrante est della Capitale, il festival ha trovato la sua dimensione architettonica e acustica ideale in questi spazi appena ristrutturati e riaperti al pubblico, ridefinendo anche in proprio baricentro narrativo, stabilendo un ponte di continuità tra la vocazione cosmopolita del luogo e una programmazione che rifugge l'omologazione. Sotto la direzione artistica di Domenico Coduto, il festival si propone come un osservatorio sulle musiche del mondo che partono dalla tradizione per aprirsi alle sonorità della world music internazionale. Questa nuova edizione è stata sapientemente pensata per "orecchie curiose", un pubblico desideroso di abbandonare i percorsi tracciati del mainstream per lasciarsi trasportare in un viaggio a sud tra Salento, Sicilia e Campania, dove la tradizione dialoga con la modernità.
La rassegna si è aperta il 10 aprile con il concerto di Maria Mazzotta
con il suo progetto "Amoreamaro", accompagnata da Antonino De Luca alla fisarmonica. La cantante salentina, sul palco, unisce il rigore tecnico a una sensibilità interpretativa che scava nel profondo della tradizione salentina, frutto di un percorso formativo che l'ha vista maturare tra i palchi della world music internazionale, dal Womex al Théâtre de la Ville. La sua estetica si nutre di una ricerca timbrica incessante, dove il canone non viene semplicemente riproposto ma decostruito, trovando nel respiro nei mantici della fisarmonica di Antonino De Luca che non è mai mero accompagnamento, ma un interlocutore paritetico. Il suono che ne scaturisce è un amalgama potente, capace di collegare le atmosfere umbratili dell’Italia Meridionale con le frenesie ritmiche dei Balcani, sostenuto dal ritmo incessante del suo tamburello. In questo flusso sonoro, i brani di "Amoreamaro" si svelano attraverso arrangiamenti meticolosi che spogliano la materia folk per restituirne l’essenza emotiva. Ogni singolo brano diventa così un capitolo di un’esplorazione viscerale del femminile: dai classici di Rosa Balistreri e Domenico Modugno — rielaborati con una forza catartica che ne accentua la disperata tenerezza — fino agli inediti,
che affrontano le voragini dell’amore malato con una vocalità che si fa guida sciamanica e consolazione. Dal Salento, il viaggio sonoro è proseguito in Sicilia il 17 aprile con il bel concerto di Luisa Briguglio affiancata sul palco alla chitarra da Ernesto Nobili. L’opera prima della cantante siciliana "Truvatura" ha segnato un punto di svolta nella nuova canzone d'autore isolana, consacrata dal successo al Premio Parodi. La sua formazione affonda nella lezione di giganti come Otello Profazio, ma si apre a una visione urbana e contemporanea grazie al prezioso cesello armonico delle chitarre di Ernesto Nobili. Qui il suono si fa raccolto, privo di orpelli folkloristici, cercando una connessione ideale tra la Trinacria e la Provenza dei trovatori. Il dialetto siciliano viene utilizzato con precisione chirurgica per analizzare i temi della distanza e della solitudine, trasformando la lingua primaria delle emozioni in uno strumento di indagine poetica. Brani come quelli contenuti nel suo esordio dipingono una Sicilia che guarda a Marsiglia non come a un approdo lontano, ma come a un prolungamento del proprio orizzonte emotivo, dove il "cuntu" si trasforma in una narrazione contemporanea capace di svelare tesori di intima fragilità. A chiudere questo cerchio
ideale è stata l'energia dei Vesevo, che sono saliti sul palco del Pasquino Art Center il 24 aprile. L’approccio del trio napoletano alla musica popolare è privo di ogni tentazione nostalgica; la tradizione viene masticata e restituita con un linguaggio sonoro bruciante e ipnotico. Al centro dell'architettura musicale di "Tien’ ’a Ment’" ci sono le linee tese e improvvisative del violino di Antonio Fraioli e la potenza dei tamburi a cornice di Francesco Paolo Manna, che sostengono la vocalità scura e radicata di Antonio Di Ponte. Gli arrangiamenti dei canti rituali e delle composizioni originali celebrano un dialogo serrato tra radici arcaiche e futuro, trasformando la memoria in un atto creativo necessario. Ogni traccia è un invito perentorio a non smarrire il fuoco che arde sotto la superficie della storia, dimostrando come la musica d'autore e quella di tradizione possano convivere in un rito sonoro che è, al tempo stesso, cura e rivoluzione. In questo contesto, la rassegna "Musica Fuori Binario", sotto la direzione di Domenico Coduto, non è stata solo una sequenza di concerti, ma una rivendicazione politica e culturale della musica di confine.
Salvatore Esposito
Foto di Flavio Ianniello (1, 2, 3) e Salvatore Esposito (4)
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