Il libro di una vita. Questo è il primo elemento da focalizzare nell’affrontare il nuovo lavoro di Amerigo Ciervo. Ed è il testo di una vita non solo perché raccoglie e sistematizza tanti saggi con cui il professore e musicista - ben nota a chi legge Blogfoolk la sua vicenda con i Musicalia ma anche l’attività dei figli Carlo e Corrado - ha affrontato nel tempo la materia tradizionale, ma anche perché chiude un cerchio tra la vita, la persistenza della cultura popolare, la sua scomparsa e in particolare i pericoli della musealità. E il secondo tratto caratterizzante di “La carne, il sangue, il bosco” è proprio il tentativo di tenere in vita la tradizione tradendola: aprendola, dilatandone il senso nel tempo e nello spazio di nuove musiche messe in dialogo, apparentemente antitetico, ma costruttivo. La storia dei Musicalia è la dimostrazione tangibile di questo rapporto con la tradizione, sacrale perchè rispettoso ma proprio per questo disponibile all’ibridazione.
La mahleriana custodia del fuoco (altro rispetto a un più superficiale culto delle ceneri) è una sorta di filo rosso, rosso come il sangue vitale che, insieme alla carne (la polpa della tradizione, la sua energia pulsante) e al bosco (il luogo dei misteri, fitta vegetazione di saperi stratificati nel tempo), lega i saggi raccolti da Ciervo. Saggi scritti nel corso degli anni ma omogenei in primis per la formazione e la provenienza dell’autore, che è stato docente di filosofia e guida - anzi accompagna - chi legge con una linearità tra premesse e conseguenze, con una chiarezza di fondo encomiabile. Al centro dell’opera, a parere di chi scrive, l’intervista con il suo ex studente incentrata sull’esperienza dei Musicalia, che hanno avuto principalmente due meriti: hanno portato all’attenzione non più locale i risultati delle loro ricerche in terra sannita, hanno assimilato con diligenza la lezione di Roberto De Simone scegliendo una musicalità nuova, sorprendente (vedi la partecipazione di un certo Paolo Raffone al primo LP), che derivava proprio da questa intenzione di “tradire la tradizione”.
Tra lucidi approfondimenti sui Riti Settennali di Guardia Sanframondi, le cerimonie funebri di alcune aree del Sannio, il ricordo di un gigante come Michele Straniero o come lo stesso De Simone, la disamina analitica della zampogna non solo come strumento ma anche come concentrazione simbolica, la riflessione sulla tradizione come spirale di ritorno e rigenerazione, “La carne, il sangue, il bosco” è un libro prezioso, utile, sentito.
Donato Zoppo
