Ci occupiamo del sequel della prima raccolta, uscita originariamente nel 2016 in 2 CD (disponibili in digitale su Bandcamp dal 2021). La pubblicazione era accompagnata da un poderoso volume dello studioso Robert Millis (vergato in 244 pagine di saggi, foto e note d’ascolto), che offriva una vera e propria disamina sullo sviluppo dell’industria dei dischi a 78 giri in India.
La label di Seattle pubblica infatti “Indian Talking Machine Part Two: Instrumental Gems from the 78rpm Era” (disponibile in doppio vinile e in digitale su Bandcamp), una succulenta selezione di registrazioni che attingono a rari 78 giri in gommalacca, incisi tra il 1904 e il 1959 e mai riediti finora; a curare questo secondo volume è lo stesso Millis.
Non è questa la sede per discutere l’ampiezza delle questioni chiamate in causa, ma è certo che l’avvento dell’era della registrazione sia stato portatore di cambiamenti radicali nella trasmissione di una conoscenza musicale storicamente operante all’interno della relazione maestro-allievo (guru-shishya parampara), una tradizione orale non estranea a forme di sapere esoterico. L’introduzione del disco a 78 giri ha iniziato infatti a scalfire l’esclusività rituale, inserendo le espressioni musicali nel mercato globale e imponendo l'adattamento delle strutture dei raga al “vincolo della durata”. I fatidici tre minuti del disco da 10 pollici hanno rappresentato una limitazione tecnica che impose ai musicisti di distillare l’esecuzione e la fisionomia stessa della composizione. A ciò si aggiunse l’assetto standardizzante generato dalla creazione della radio nazionale (All India Radio) e dall’affermarsi dell’industria cinematografica. Non secondaria, infine, la questione della presenza di strumenti occidentali che, sul piano organologico, vennero ricalibrati per accogliere le inflessioni microtonali.
Il materiale strumentale presentato in questa seconda opera spazia in diversi ambiti della civiltà musicale indiana, muovendosi tra la musica indostana, quella carnatica e le forme folkloriche regionali. I ventisei brani presentano altrettanti artisti; alcuni sono personalità di rilievo ben note a chi frequenta le espressioni musicali del subcontinente indiano, altri sono meno noti o del tutto sconosciuti, ma senz’altro meritano di uscire dall’oblio storico. Tra i nomi maggiori si segnalano Imdad Khan, il primo sitarista mai registrato, Ahmedjan Thirkhawa, Bundu Khan, Amir Hussain e Allauddin Khan, che fu maestro di Ravi Shankar. Le registrazioni offrono una varietà straordinaria di strumenti (cordofoni, membranofoni, fiati, sia flauti che strumenti ad ancia, ma anche piano, harmonium, clarinetto, kazoo, banjo-mandolino) e di tecniche esecutive.
La tracklist riporta solo l’esecutore, lo strumento e l’anno di incisione, anche se talvolta la datazione non è precisa. Di seguito, la sequenza delle tracce: a voi il piacere di immergervi nel flusso sonoro (talvolta i segni d’epoca sono ben percepibili) che fotografa aspetti di un mondo musicale maestoso per la sua ricchezza. Ascoltiamo: Indranil Bhattacharya (sitar) c.1959, Mahboob Ali (shehnai) c.1939, Amir Hussain Khan (tabla), Madhavrao Alkutrar (pakhawaj) 1950, Rajamanickam Pillai (violino) 1938, Narayandas Mansukhram (kashta-tarang) 1930, Bundu Khan (sarangi) c.1939, T. Balaram (clarinetto) 1935, Ambade Brothers (sitar e jalatarang) 1936, Hamid Hussain (sarangi) c.1940, Rahim Baksh (been) 1909, Vithal More (sundri) c.1935, Venu (saraswati vina) c.1910, Imdad Khan (sitar) 1904, Allauddin Khan (sarod) 1935, Master Mohan (kazoo, jalatarang, piano) c.1940, Ahmedjan Thirkhawa (tabla) c.1940, Palladam Sanjeeva Rao (flauto) 1932, Faqir Habib Khan (vichitra vina) 1938, TN Rajaratnam Pillai (nadaswaram) 1939, Brahma Sri T. Appadurai Aiyengar (jalatarang) 1908, Professor Kaukub (sarod) 1909, Master Soman (dilruba) c.1932, Mehta Braham Das (harmonium) 1909, Mr. K Arumuga Mudaliar (banjo-mandolino) 1929, Sri Salil Kumar Mittra (violino) 1945 e Professor Ghosh (whistle) c.1925.
“Indian Talking Machine Part Two” è accompagnato da un inserto a colori di dodici pagine contenenti immagini di materiali d’epoca (negozi, attrezzi e materiali di produzione e particolari della fabbricazione dei supporti). Il lavoro riporta alla luce un vasto universo culturale che trasmette uno straordinario patrimonio di conoscenze.
Sulla storia dell’industria musicale in India, trovate una lecture di Robert Millis del 14 aprile 2026 alla John Cabot University.
Ciro De Rosa
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