AySay – Mal (V2 Records, 2026)

Si intitola “Mal”, è il terzo album dei AySay, trio di stanza a Copenhagen, comprendente la frontwoman curdo-danese Luna Bülow Ersahin (saz, voce, pandeiro, darbuka e organo), Carl West Hosbond (chitarra, basso e synth) e Aske Døssing Bendixen (batteria, percussioni, campionamenti, synth, mandolino e violoncello). Nel 2023 avevano realizzato “KÖY”, a due anni di distanza dal debutto “Su Akar”. In curdo “Mal” significa casa. Ersahin così presenta il nuovo lavoro: “Le canzoni di questo album raccontano cosa ha significato essere me negli ultimi anni; trovare la mia versione di casa nel bel mezzo della follia che il mondo sta vivendo proprio ora. Parlano dell'interazione tra il sentirsi senza speranza e il sentirsi pieni di speranza. Di imparare dalle eroine del nostro tempo e riconoscerle, come Malala Yousafzai e Jina Mahsa Amini. Di cosa significhi essere una donna che ama le donne. Di essere curda e scoprire cosa significhi — anche se non hai mai imparato la lingua. Di essere di origini miste. Di vedersi chiudere i profili social perché troppe persone ti hanno segnalata per aver mostrato i peli sulle gambe. Di un cuore spezzato. E, attraverso tutto questo — di come presentarsi al mondo con gentilezza possa essere l'atto più radicale”. Se da un lato la band si può ascrivere al filone folk-psych-rock anatolico, traendo ispirazione dall’Anadolou pop vintage e da nomi di punta del passato e del presente come Barış Manço, Selda Bağcan e Altin Gün o Derya Yıldırım & Grup Şimşek, dall’altro il richiamarsi anche alle estetiche nordiche (citano Björk ed Eivør tra i modelli) e l’apertura a stilemi pop accentua il coefficiente di originalità rafforzato anche in virtù della presenza di Ersahin, il cui background plasma il lirismo della band. Apre la canzone in turco “Yarimsin”, contraddistinta dalla voce flessuosa della frontwoman e dall’incrociarsi dei fraseggi del saz e della chitarra e degli inserti di synth (Viggo Bandholm Jensen). Si prosegue con “Hannover”, dove il ritmo accelera mettendo in risalto la stretta interazione tra basso e batteria, l’Hammond fa la sua parte come pure la coinvolgente circolarità del saz, mentre il canto passa dal respiro intimo a passaggi in cui si dispiega potente. Il timbro penetrante del piccolo clarinetto ad ancia singola sipsi (Ozan Demir) su un tessuto di synth domina “Aylo/Ha Yali/Xezalamin”, un set di tre folk songs curde, uno dei picchi dell’album insieme a “Den om en mand (Haline Bak)”, che si apre a tinte psichedeliche. Il titolo, che si traduce come “Quella su un uomo (guardati)”, combina un testo sarcastico ma di amara consapevolezza in danese con un ritornello in turco su un uomo che promette il mondo ma finisce per andarsene quando il gioco si fa duro. Nella tradizione dei cantastorie e poeti-cantori curdi, i dengbêj, “Lawiko” si impone per la narrazione di Ersahin poggiata sulle stratificazioni di saz, chitarre e campionamenti. Il profilo ritmico e melodico anatolico è ben presente anche nel tempo medio di “Haydi Gidelim” in cui si affaccia l’oboe popolare zurna di Omar Demir. Stilemi pop si affacciano in “Küçük Hanim”, dove si ascolta di nuovo l’alternanza di strofe in turco e danese. Dopo l’incalzante “Malala” dedicata a donne combattenti per i diritti umani, arriva “Havîn”, frammento per voce e pandeiro (“Un giorno l’estate ritornerà nel mio cuore”). Ripartenza con “Amed”, canto d’amore in curdo, in cui si integrano con naturalezza le diverse influenze. Vivacissime movenze danzanti nella successiva “Govend”, mentre “Ya Tali3een” (registrata dal vivo durante una manifestazione di protesta) è un accorato canto popolare palestinese cantato da Ersahin. Tra tensione politica e squarci di vissuto personale l’ibridazione multilingue e musicale degli AySay fa breccia. aysay.bandcamp.com/album/mal


Ciro De Rosa

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