Meklit – A piece of infinity (Smithsonian Folkways, 2025)

“A piece of infinity” è il recente, ispirato album di Meklit, nata a Addis Abeba nel 1980 da padre di etnia Kambata e madre del gruppo Amarico. Meklit Hadero è cresciuta negli USA girando per vari Stati come Iowa, New York e Florida ascoltando la musica etiope grazie alla collezione di musicassette dei suoi genitori e al tempo stesso imparando a conoscere e amare la musica di Joni Mitchell, Bob Dylan e Leonard Cohen. Dal 2004 si è stabilita nella San Francisco Bay Area dove ha dato vita anche a numerosi progetti intorno alla musica. Attivista culturale, fondatrice dell’Arba Minch Collective, rete multiculturale di artisti della diaspora etiope che vivono in Nord America, cofondatrice del Nile Project Collective con l’etnomusicologo egiziano Mina Girgis, ha contribuito a programmi di collaborazione culturale in residenze artistiche e con un suo TED talk “What making music does to your brain”, ha ricevuto oltre un milione di visualizzazioni. Laureata alla Yale University in scienze politiche, Meklit sperimenta il modello americano e quello dell’eredità etiope. La straordinaria cantautrice incarna quella musica in cui il jazz e le tradizioni musicali della sua terra d’origine si intrecciano felicemente, con sapienza e non-chalance. Ha iniziato la carriera musicale nel 2005. “A piece of infinity” rappresenta il suo quinto album dopo “On a day like this” del 2010, “We are alive” del 2014, “When the people move the music moves too” del 2017 -che ha scalato le classifiche di alcune World Music Charts-, e “Ethioblue” del 2024 nei quali sono sempre stati evidenti le influenze della musica etiope. Non è possibile incasellarla nel jazz, nel blues o nella world music e questo – racconta Meklit– le ha creato barriere per mancanza di definizioni che potessero attribuire la sua musica ad un genere preciso. E’ tornata in Etiopia diverse volte e nel 2011 vi è stata con un suo tour musicale nel corso del quale ha incontrato Mulatu Astatke, il padre dell’Ethio-jazz, un’esperienza illuminante che le ha fatto comprendere l’importanza della musica che proviene dall’ibridazione tra la creatività e la tradizione. Non mancano nella sua carriera artistica importanti collaborazioni spaziando nei generi musicali come con i Kronos Quartet, il cantautore indie-rock Andrew Bird e il sassofonista compositore Pee Wee Ellis. La sua voce scura, ricca di modulazioni e chiaroscuri, fa strada tra i nove brani del suo nuovo lavoro, di cui alcuni particolarmente riusciti. All‘inizio il potente “Ambassel” in cui, grazie al sax e alla voce suadente e sporca della cantante, il ritmo ondeggia e palpita. Piano e sax nella dolce “Tizita” creano un tappeto sonoro sospeso per la voce sussurrata in una canzone di desiderio e rimpianto, dolce e amara che riflette sul trascorrere del tempo. Ospita Brandee Younger all'arpa e, in proposito, Meklit scrive:" ‘Tizita’ è una delle forme di canto tradizionale più amate in Etiopia, che esprime una passione ardente e nostalgia. Esistono moltissime versioni di ‘Tizita’, e io ho lavorato alla mia per quasi un decennio. L'ho coltivata cantandola a bassa voce mentre guidavo, camminavo e vivevo la mia vita. Sapevo che questo album sarebbe stato il luogo in cui la mia ‘Tizita’ sarebbe sbocciata. Grazie alla bravissima Brandee Younger per aver portato la scintillante e sognante sonorità dell'arpa a questa melodia tanto amata.” C’è un roboante sax per “Abebayeosh”, ritmata e vivace. Cantata in amarico, è l'interpretazione contemporanea di un canto etiope tradizionalmente intonato dalle ragazze quando le colline si ricoprono dei fiori gialli della primavera etiope. La movimentata “Dale shura” ci fa ascoltare una voce calda e appassionata, tastiere scintillanti e un accelerato finale. In “Geefata” dai ritmi sincopati, Meklit gioca con la voce. L’ultimo brano, “Lefeker Enegeza”, ammalia con le struggenti sonorità di voce e contrabbasso. Il testo è stato composto in amarico dalla poetessa, artista teatrale e cantautrice etiope Alemtsehay Wedajo, con musica originale di Meklit. A proposito della canzone, la cantautrice racconta: "Sono stata entusiasta di collaborare con l'icona culturale etiope, poetessa e regista Alemtsehay Wedajo per il testo di questa canzone. Ha scritto testi per tantissime leggende etiopi e sono stata profondamente onorata della sua disponibilità a lavorare con me. Il mondo intero dovrebbe conoscerla!" Nel brano si ascolta anche il suono del krar, lira ad arco a 5 o 6 corde in scala pentatonica. Come nei precedenti album anche in “A piece of infinity”, Meklit spazia in modo fluido tra generi musicali e utilizza un amalgama di strumenti che possono ascriversi a repertori diversi: chitarra acustica ed elettrica, basso, contrabbasso, arpa, sassofono. La sua band è formata da Colin Douglas ai tamburi, Howard Wiley al sassofono, Marco Peris Coppola a tupan e davul, Sam Bevan al basso e contrabbasso e Kibrom Birhane alle tastiere e al krar. “A piece of infinity” fa sognare e cattura. È un lavoro straordinario ed emozionante e Meklit, con il suo sound potente, è da non perdere di vista. 


Carla Visca

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