New Global Ensemble – Dream Walking (One World Records, 2025)

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La sintesi transculturale del New Global Ensemble lascia il segno. Il sestetto multinazionale vede come perni lo statunitense Benjamin Boone (sax soprano e contralto) e il tedesco Stefan Poetzsch (violino, viola e live electronics) – collaboratori da oltre trent’anni – affiancati dai ghanesi Aaron Bebe Sukura (gyil e mbira) e Baffour Awuah Kyeremateng (voce, asalato, prempensua), dal messicano-irlandese Óscar Mascareñas (voce e live electronics) e dall’irlandese Anthony Monahan (chitarra elettrica e live electronics). Pubblicato da One World Record, “Dream Walking” è stato concepito all’interno del programma di studio Fulbright del sassofonista Benjamin Boone in Ghana e Irlanda. Commentando il risultato, Boone ha dichiarato: “Consideriamo questo album come un viaggio sonoro attraverso qualunque cosa sia la nostra esistenza; la nostra speranza è che gli ascoltatori vengano trasportati su un piano di consapevolezza che generi riflessione, possibilità, connessione, pace e un senso dell'infinito. Ci siamo chiesti: perché siamo qui? Qual è il nostro scopo? La band si chiama New Global Ensemble per una ragione: siamo ‘New’ perché la nostra musica è fantasiosa e originale; ‘Global’ perché esploriamo le intersezioni tra la musica tradizionale e colta di Africa, Europa e Stati Uniti; ed ‘Ensemble’ perché facciamo tutto questo attraverso il dialogo, una partnership paritaria, la sperimentazione sonora e la co-composizione”. Reso solido da un ascolto reciproco ed empatico, il disco si muove tra elementi post-tonali e tradizioni modali, evitando di sfociare nell’esotismo world. In ogni traccia si delineano ambientazioni plurime in virtù di una variegata strumentazione: marimba (gyil), lamellofoni (mbira e prempensua), percussioni (asalato), archi ed elettronica contribuiscono a una stratificazione che fonde musica antica, elementi folklorici, minimalismo, jazz e texture contemporanee. L’apertura è affidata a “Invocation”, in cui droni di chitarra processata e violino sostengono una melodia
vocale vagamente ispirata a forme di canto irlandese. “Splashes and Waves” – commissionata per una coreografia di Bettina Essaka all’International Society for Contemporary Music Festival di Johannesburg – si impone per l’uso percussivo della prempensua, che si produce in lunghi assoli, mentre gyil, violino e sassofoni offrono svariate trame sonore. “Irish Incantation” è caratterizzata da un’espressione vocale meditativa, su cui l’interplay tra violino e sax tesse linee malinconiche. L’interazione collettiva emerge in “Global Interlude”, ma un dei cuori emotivi del disco risiede in “Variation on a Ghanaian Theme”, brano legato a Baffour Awuah Kyeremateng, scomparso nel 2021. “Ha cantato un pezzo tradizionale per noi nel 2018 durante un incontro informale, in parte per mostrare la sua abilità con gli shaker.” – dice Poetzsch. – “Siamo rimasti incantati e lo abbiamo invitato a una sessione in studio. Inizia il pezzo cantando e suonando gli shaker, poi io intervengo con alcuni suoni di violino processato”. Boone aggiunge: “Abbiamo deciso di ricontestualizzare la melodia tradizionale, con Stefan che fonde suoni moderni e io che aggiungo alcune linee jazz. È l’unico brano dell’album con un testo vero e proprio in lingua twi; è una canzone che descrive le lotte che si affrontano nella vita”. Il legame con l’Irlanda torna nel tradizionale “The Parting Glass”, qui reso intimo attraverso il dominio del timbro profondo della viola, che affianca il movimento dal carattere solenne del sax. Segue l’iterazione minimalista di “Convergence”. “In Friday Afternoon in Accra”, che è il motivo più lungo del lavoro con i suoi sette minuti e mezzo, l’assolo di gyil apre la strada a una progressione di matrice jazz e sperimentale, mentre “Exultation” vede la voce agire su di un loop ritmico di chitarra con il sax a fungere da seconda
voce. La fascinosa title track ha un marcato andamento “trance inducing”, prodotto dai ritmi ciclici di asalato e mbira. La successiva “Exploration”, la traccia più breve della durata di un minuto e mezzo, si sviluppa come una improvvisazione nata dal duo di storici collaboratori Boone e Poetzsch, con un finale in cui entra il tremolo di gyil “per rappresentare l’espansione verso nuove dimensioni come ensemble”, raccontano i musicisti nelle note che accompagnano il lavoro. A concludere la “Camminata nel Sogno” è “Realization”. Quest’ultima si muove tra pitch glides e contrasti chiaroscurali; a riguardo, dice ancora Boone: “L’uso di suoni vocali timbrici e della viola più profonda conferisce al brano un senso di spessore e importanza. Mi fa riflettere su tutto ciò che la vita è, che a volte è confusione e dolore. Ma c'è anche la bellezza, e la senti entrare a metà percorso nelle splendide linee di Stefan, poi nella voce svettante di Óscar”. Gli artisti aggiungono, in una sorta di sintesi: “L’album scandaglia profondità emotive e trasporta l'ascoltatore verso l’alto, ma gran parte di esso è anche esuberante, ritmico e, beh, divertente da ascoltare. Per parafrasare il poeta americano Walt Whitman, “Dream Walking” è vasto, contiene moltitudini. E per quanto l'introspezione e l’ispirazione siano fondamentali per l'esperienza umana, lo sono altrettanto le risate, la danza e la gioia comunitaria. E qui c’è tutto questo”. “Dream Walking” invita l’ascoltatore a sospendere coordinate e appartenenze per abitare uno spazio sonoro condiviso in cui la fusione del New Global Ensemble si compie, trovando nel dialogo profondo la sua ragion d’essere. 


Ciro De Rosa

Foto di Yoofi TV Fotography (Accra)

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