A sette anni dal precedente “Tarakè” (Targa Tenco 2018) torna la cantautrice e percussionista Francesca Incudine. “Radica” è la parola siciliana per dire radice, ma anche nel più stretto senso letterale, quell’escrescenza nodosa sul tronco o sui rami che si forma in seguito a uno stress dell’albero, a sua protezione dalle aggressioni esterne. L’album è stato arrangiato da Manfredi Tumminello (chitarra e voce), Raffaele Pullara (mandolino, violino, fisarmonica, bouzouki, ukulele e voce) e Salvo Compagno (percussioni).
In apertura troviamo “Unni vai” con un intreccio di voci, corde e percussioni. “Ci fu un tempu” ha un bel tappeto ritmico e fraseggi di fisarmonica. Il bouzouki colora “Ciuri i limuni”, mentre “Malalingua” si trascina con mandolino e tromba. Il sitar di Nafees Ahmad, il violino e la voce di Simal Nafees caratterizzano “Zinda”, che ricorda l’attivista pakistana Sabeen Mahmud. Segue “Nun mi lassari sulu”, tratta da una poesia di Ignazio Buttitta, con la musica di Raffaele Pullara che interviene anche vocalmente. Molto travolgente “Sa mastra”, che racconta la storia di Mariangela Maccioni (maestra resistente sarda che ha sfidato il fascismo). Invece, “Unzi, dunzi, trinzi” è un collage con varie filastrocche di tradizione orale. Quasi in odore di bossanova è “Ballata ppi la bedda”. Bello e significativo l’omaggio a Luigi Tenco con “Cara maestra”, arricchita dai controcanti di Germana Di Cara. Pianoforte, archi, accarezzano delicatamente “Du paruleddi”, scritta con Sandro Rossino, la storia di una maestra che insegnava nel dopoguerra agli adulti. La successiva “Tri scaluna”, firmata con Giuseppe Galfo, ha interessanti idee melodiche e parla di una donna che guarda lo scorrere delle vite degli altri senza mai uscire da casa con delle interessanti idee melodiche. Un mandoloncello illumina “Non è finita” che è stata composta nei mesi del Covid. Chiude l’album “Coroncina”, un canto tradizionale in onore di Maria SS. della visitazione di Enna, impreziosito dalla voce e dal pianoforte di Mario Incudine.
Un ottimo lavoro che ci restituisce al meglio l’universo di Francesca Incudine che si snoda tra il dialetto, le sonorità folk, l’impegno civile, il passato e il presente, attraverso la sua voce duttile, che scava nelle pieghe dell'umanità e tocca momenti di grande intensità. Una gemma preziosa che illumina questi tempi bui.
Marco Sonaglia
