Marina y Su Melao – Rezo al Agua (Lovemonk, 2025)

Gli afro-boricua discendono, in larga parte, da africani ridotti in schiavitù durante la colonizzazione spagnola di Porto Rico e rappresentano una parte fondamentale della cultura dell’isola. Con le loro radici, essi hanno caratterizzato non solo l’identità di comunità storiche importanti in zone come Loíza, ma anche la musica e la danza, come la bomba e la plena, che si diffusero a partire dal XVII secolo nelle piantagioni coloniali. Si tratta di un genere musicale e coreutico nato dal sincretismo tra radici africane (soprattutto ghanesi e nigeriane), taíno e spagnole e che si sostanzia in un dialogo dinamico tra danzatori e percussionisti nel quale i primi dettano “piquetes” (movimenti improvvisati), mentre il tamburo solista risponde con ritmi sincronizzati, dando vita ad un interplay percussivo con il “buleador” che scandisce il tempo base. Le percussioni utilizzate sono abitualmente il barril (tamburi ricavati dal legno delle botti di rhum rivestito con pelle di capra, il primo o subidor (più piccolo e acuto), il buleador (grande), sambaball (maraca), cuá (un piccolo cilindro di legno cavo percosso con bacchette) e güiro. I testi, spesso improvvisati, raccontano le difficoltà della vita quotidiana, gli amori, i pettegolezzi, ma soprattutto i soprusi e le ingiustizie sociali. Le diverse aree di Porto Rico possiedono una propria variante della bomba, con ritmi, passi di danza e accenti musicali specifici come sicá (energico), yubá (spirituale e lento), holandés (entusiasta), cuembé o seis corrido. Questa tradizione musicale e coreutica è declinata al futuro, tra incroci ed attraversamenti con sonorità che spaziano dal jazz al funk passando per il folk caraibico, in “Rezo al Agua” (“Preghiera all’acqua”), opera prima di Marina y su Melao, ensemble a geometrie variabili nato intorno alla cantautrice e percussionista Marina Molina, già nota per l’esperienza con il collettivo Mancha 'e Plátano. Portoricana con radici anche colombiane, ma di base a Barcellona, Marina (voce, primo e maraca) ha raccolto intorno a sé un gruppo di eccellenti strumentisti Oye Sebas (cuás e cori), Angélica Kolsan (basso), Tramel Levalle (buleador e primo) e Orlando Castillo (batteria), a cui si aggiungono ai cori le voci di Lina Bastos, Yadira Ferrer e Martín Lelton e gli ospiti: Pablo Hernández (cuatro puertorriqueño), Kwame Adzraku (chitarra elettrica), Amaury Febres (primo), Biel Solsona (piano Wurlitzer), Jordi Picazos (chitarra acustica), David Soler (pedal steel), Joan Garriga (fisarmonica). Pubblicato dall’etichetta madrilena Lovemonk, da due decenni attenta a far emergere nuove voci della world music, il disco è stato registrato tra La Casa Murada e Nación Funk Studios di Barcellona con la produzione di Miguelito Superstar (già voce di Fundación Tony Manero) e presenta un sound dinamico che si muove tra tradizione e ricerca, spiccando per la sorprendente cura timbrica. L’architettura sonora si regge sulle percussioni (barriles, maracas e cuás) aprendosi a paesaggi sonori in cui Wurlitzer, pedal steel, chitarra elettrica e fisarmonica si intrecciano, donando nuova luce al repertorio afro-boricua. La voce di Marina è il fulcro: calda, diretta, capace di oscillare tra il canto rituale e l’intimità confidenziale. I cori e i call-and-response ampliano continuamente lo spazio del racconto, evocando la dimensione comunitaria originaria della bomba. Il viaggio sonoro di “Rezo al Agua” si apre con “Caribe y Sabrosura”, un’esplosione di intrecci vocali e contrappunti di cuatro portoricano suonato da Pablo Hernández, sostenuto dal potente groove del basso. Si prosegue con “Bomba para la Muchacha” intensa invocazione sanadora con il featuring di Odette Tellería che arricchisce velas e carnavali su tamburi di legno e cuoio, un rituale per scacciare mali e celebrare la forza femminile. “He Venido” presenta un ritmo serrato e chitarra elettrica di Kwame Adzraku su cui si innestano i cori di Lina Bastos, Yadira Ferrer, Martín Lelton e Miguelito Superstar. Arriva, poi, “Así No Voy” che accelera in tensione funk con basso elettrico pulsante e call-and-response corali che proiettano la bomba verso territori urban soul, in un climax che si fa denuncia sociale. La title-track è una preghiera laica dove l'acqua è vista come una grande madre che dona la vita, con il Wurlitzer di Biel Solsona e le percussioni ondose che avvolgono una voce sacra in call-and-response mistico. “Adelante, Caminante” spoglia tutto in minimalismo a cappella, interrotto da un solo colpo percussivo, simbolo nudo di autodeterminazione per viandanti che guardano avanti senza ritardatari. Se “Hablen, Habladores” è un brano tagliente e scanzonato con il quattro di Hernández e il ritmo inarrestabile delle clave, “No Puedo Respirar” in cui spicca il primo di Amaury Febres, denuncia le oppressioni degli afrodiscendenti con lirismo graffiante. L’ironica “Dolor de Cabeza” che si muove tra rumba e plena ci conduce verso il finale con “Agüita Eh” in cui brilla la pedal steel di David Soler e la chitarra acustica di Jordi Picazos, e la conclusiva “Y Van y Vienen” un brano ipnotico costruito sul fraseggio fluttuante della fisarmonica di Joan Garriga, un moto ondoso di partenze e ritorni denso di nostalgia. marinaysumelao.bandcamp.com/album/rezo-al-agua


Salvatore Esposito

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