Da alcuni anni la violinista svedese Lena Jonsson e la fisarmonicista finlandese Johanna Juhola hanno iniziato a suonare insieme, tenendo concerti e partecipando a festival. Frutto di questa collaborazione è “Power of polska”, album di imminente uscita il cui titolo sottolinea la centralità delle polche nel progetto musicale del duo, ma non l’esclusività, visto che in esso sono proposti anche brani dal carattere diverso, come è d’altronde naturale per artiste come loro, che da tempo si muovono in ambiti musicali non solo tradizionali, e sempre con risultati di eccelsa qualità. Lena Jonsson è infatti una delle più apprezzate musiciste folk svedesi e negli anni, sia come solista che come leader del Lena Jonsson Trio, ha raccolto una numerosa serie di premi, a riconoscimento della sua capacità di interpretare la musica tradizionale svedese innovandola ed innervandola di elementi rock, pop e bluegrass. Johanna Juhola a sua volta è internazionalmente riconosciuta come una vera riformatrice della musica per fisarmonica (nel 2022 ad esempio ha vinto il Nordic Composer’s Award) per la sua capacità di superare i confini fra generi e di unire nel proprio linguaggio musicale il folk, il jazz, la musica classica, l’elettronica e il tango. Da due musiciste così non poteva che nascere un’opera bella e intensa come “The power of polska”, di cui vale la pena analizzare ogni singolo brano. L’album si apre con “Itis” e con la fisarmonica
che sostiene le sonore evoluzioni del violino, per poi unirsi ad esso in una sorta di passo a due di grande suggestione, che in poco meno di 5 minuti introduce gran parte dei temi e dei riferimenti musicali che si ritrovano nel resto dell’album. Con “Höstvals” le atmosfere si fanno più delicate e crepuscolari, e il dialogo tra i due strumenti intimo e profondo, mentre “Childhood Hero” si riferisce alle sigle di quei telefilm degli anni ’80 in cui i protagonisti risolvevano problemi, ma senza eccessiva e gratuita violenza (Jonsson e Juhola citano MacGyver). E di quelle sigle il brano ha lo stesso andamento coinvolgente ed allegro, con in più variazioni e cambi nello sviluppo melodico. In “Polska is my second language” oltre che con il titolo è anche e soprattutto con l’intesa che si stabilisce tra violino e fisarmonica che le due musiciste dimostrano come per loro la polca sia veramente una seconda lingua, che non necessita di traduzione per trasmettere emozioni e sentimenti. “Röda valsen” è un valzer lento, in cui Jonsson e Juhola riescono con grande maestria a dosare i suoni dei rispettivi strumenti, ottenendo una musica dolce, calda ed avvolgente, un’ottima colonna sonora per lasciarsi cullare dai sogni. Con “Ispolskan” si torna a una polca, in questo caso eseguita però secondo modalità più complesse e più prossime alla musica classica che a quella popolare. “Power nap” invece esplora territori
sonori più contemporanei, con dissonanze (più apparenti che reali) e frasi in continua variazione. “Tango efter Max Höjd” ha un principio quasi piazzolliano, poi il suo tessuto musicale si sfrangia e si avvolge in fitte sequenza di note, con violino e fisarmonica a rincorrersi fino alla parte finale, in cui si ritorna alla quieta sicurezza di un tango più classico. La tradizionale “Polska efter Johan Erik Taklax” all’inizio è un dialogo tra strumenti poco più che sussurrato, ma nel procedere prende forza e slancio, per farsi compiutamente danza. “Sjuplåtarlåten” è un pezzo dall’andamento circolare, ed è divertente, vivace e luminoso, come ci si può aspettare da una polca composta ispirandosi a un noto brano tradizionale svedese per violino intitolato “Hjortingen“. “Surumarssi“ è affascinante per gli avvertibili echi bachiani, innestati con frammenti di tango, mentre la conclusiva “Sjöns Hans polska“ è un tradizionale, che viene dapprima decostruito e poi ricomposto, senza perdere d‘intensità. Registrato in parte in studio e in parte all’interno di chiese e cappelle, la cui maggiore risonanza ha permesso di esaltare l’energia e la suggestione dei suoni creati dal duo, “The Power of Polska“ è la dimostrazione che tradizione e innovazione possono incontrarsi e generare frutti preziosi.
Marco G. La Viola
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