Crossing - Petit Solo Diabaté | Nino Martella | Marco Schiavone – The Path Before Us (Circular Records, 2026)

Mi interessa particolarmente il tema della “possessione”. A partire dallo studio del tarantismo, ho cercato di considerarlo non come un caso isolato, ma come una delle molte forme attraverso cui il fenomeno della possessione si è manifestato in Europa. Nel tempo e nei diversi contesti geografici, infatti, si riscontrano numerose espressioni di questo fenomeno, che assumono caratteristiche e significati differenti. Se le metti tutte insieme, capisci che anche in Europa c'è la “possessione”. Tra queste forme c'è anche l'isteria, forme di schizofrenia che possono essere lette come tali. C'è la possibilità di leggere tutto come forme di possessione, riportando tutto a una specie di radice globale. Qua c'era il ragno e la musica, dall'altra parte c'è il djinn, dall'altra parte ci sono i serpenti. Però fondamentalmente stiamo parlando della stessa cosa.
Sì sicuramente. Conosco molto poco sull’argomento, anche se in più di qualche occasione mi sono ritrovato in situazioni simili durante i miei viaggi. Ma sono fenomeni che conosco molto poco e per il momento preferirei non parlarne per evitare di dire fesserie.

Avete in programma dei concerti?
Speriamo, sarebbe fantastico, anche perché la discografia, soprattutto nel genere di musica che facciamo noi, non paga tanto e dovremo pur pagare le bollette! Speriamo davvero di riuscire a portare avanti questo lavoro dal vivo. Ti assicuro che questo progetto funziona di più dal vivo, anche perché Marco Schiavone e Petit Solo Diabaté sono due musicisti mostruosi. Un bel riscontro che abbiamo avuto dal pubblico quando abbiamo presentato il disco è stata l'emozione. Le persone sono venute a confessarci di aver pianto. Questo riscontro per noi vale più di tutte le chart del mondo messe insieme: riuscire a toccare le persone, soprattutto di questi tempi dove siamo tutti lì seduti impegnati nel  dimostrarci impenetrabili. Riuscire a toccare gli altri con la musica è fantastico. Quindi sono curioso di vedere che succede portando il progetto in giro.

Pensi di continuare a lavorare con gli stessi musicisti o di allargare il progetto?
Una cosa non esclude l'altra. Adesso sto scrivendo un disco a mio nome, sto lavorando a un prossimo lavoro dove mi sto occupando di tutto: composizione, arrangiamenti, ricerca timbrica. Ho già le idee chiare, spero di tirare fuori questo lavoro per l'anno prossimo. Per quanto riguarda Crossing, l'abbiamo voluto chiamare così apposta: è un incrocio, è un attraversamento. Questa formazione ha un sound molto solido che permette di incontrare altri musicisti da altre parti del mondo. Già intravedo questa possibilità.

Immagino questi stessi brani con 20 persone sul palco che suonano: avrebbero una potenza travolgente. Capisco la scelta del trio, che è di una precisione straordinaria, ma l'impatto su un palco con 20 musicisti sarebbe molto bello!
È Dio che aprirà le giuste porte. Noi siamo qui e proponiamo, ma sono forze più grandi di noi che dispongono davvero le carte sul tavolo. Siamo aperti a tutto. E con musicisti come Petit Solo Diabaté e Marco Schiavone, vai davvero dove vuoi.

Ti sei occupato molto di educazione musicale africana qui in Salento.
Sì, in Salento e anche fuori porta. Organizziamo corsi di percussioni africane, una metodologia molto conosciuta in Italia e nel mondo, ma ancora in Puglia non tanto. Organizziamo questi corsi di formazione dove raccontiamo gli strumenti tradizionali africani e insegniamo un po' di ritmi. È un'attività che saltuariamente compare nella mia agenda ma che trovo sempre molto divertente. A chi partecipa, piace sempre molto perché l'accesso è immediato: ti diamo il tamburo, la bacchetta, ti mostriamo come fare e si parte. E poi sono corsi collettivi, le persone scoprono tante cose, scoprono con stupore di saper suonare.


Andrea Carlino

Crossing - Petit Solo Diabaté | Nino Martella | Marco Schiavone – The Path Before Us (Circular Records, 2026) 
#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

Esistono dischi che nascono dall'incontro, altri dalla fusione, altri ancora dall'ibridazione. "The Path Before Us" appartiene a una categoria diversa: è un disco che nasce dall'attraversamento, da quel movimento consapevole che nasce dal dialogo profondo tra tradizioni differenti. Opera prima del trio Crossing – composto dal maestro burkinabé Petit Solo Diabaté (kora, ngoní, balafon), dal percussionista e ricercatore Nino Martella (percussioni, kamale ngoní) e dal violoncellista Marco Schiavone – questo disco inaugura le pubblicazioni dell’etichetts Circular Music Records e ci schiude un paesaggio sonoro dove kora, ngoní, balafon, percussioni e violoncello danno vita ad una tessitura dialogica che esalta le rispettive potenzialità espressive. La circolarità – cifra stilistica delle musiche popolari africane – permea l'intero lavoro, non come semplice ripetizione ma come spirale ascensionale che cresce a ogni ciclo. Ad aprire il disco è "Ne Ma Lon", dove il testo in lingua bambara – "Non sapevo che il mondo fosse così" – ci pone di fronte al mistero e alla bellezza della creazione, evocata brillantemente dal suono avvolgente della cora e dal ritmo delle percussioni. Uno dei momenti più intensi del disco è "Mah Koro", un canto tradizionale in lingua bambara dedicata agli antenati, si intreccia con un canto originale in dialetto salentino scritto da Nino Martella in memoria del nonno Giovanni. È una rivendicazione dell’importanza delle radici familiari e della memoria, ma anche l’incontro tra due culture solo in apparenza lontane geograficamente. Si prosegue con "Djandjo", antico canto tradizionale risalente all'epoca dell'Impero Mandeng e dedicato a coloro che lottano per la liberazione della propria terra a rischio della propria vita che il trio rilegge con grande potenza espressiva. Arriva, poi, "Bobo Sira" – letteralmente "la strada per Bobo" in lingua dioula – è un omaggio alla città di Bobo-Dioulasso in Burkina Faso, luogo natale di Petit Solo Diabaté. Il brano racconta il viaggio che conduce a questa città polverosa, colorata e vivace situata a circa 350 chilometri a ovest della capitale burkinabé con le percussioni di Martella che disegnano paesaggi ritmici che evocano il movimento, le strade sterrate, l'energia generativa del caos africano. A Sa Mamadou Traoré, suonatore e costruttore di balafon di Bana (Burkina Faso) e mentore di Nino Martella dal 2016 è dedicata "Samadou Traore" una composizione per kora, kamale ngoní e violoncello, impreziosita dal flauto di Clara “Blavet” Calignano, mentre “Hope" è una preghiera laica, sospesa tra la luce auspicata e la durezza del presente, che attraverso una linea melodica leggera si fa augurio, desiderio collettivo e speranza condivisa. "Nomad" omaggia il popolo Fula (Fulani/Peul), diffuso dall’Africa occidentale al Sudan e al Sud-Est africano, storicamente legato alla pastorizia nomade: il kamale ngoní riprende un motivo ritmico tradizionale fula trasmesso a Martella da Petit Solo Diabaté, e il sax soprano di Emanuele Coluccia aggiunge una dimensione jazzistica che fa del brano uno dei passaggi più aperti del disco. Il vertice del disco è rappresentato da "Kare Brah" è un canto tradizionale siamou legata a un momento iniziatico e nella quale spicca l’utilizzo del balafon siamou, mentre Schiavone affida al violoncello la parte del secondo balafonista, costruendo un ponte timbrico tra due mondi strumentali. L’album si chiude con "Song for a Friend", nata nell’ottobre 2024 da una lunga improvvisazione ispirata dalla notizia della scomparsa di un caro amico. E’ una melodia semplice ma di grande suggestione, arricchita dal jeli ngoní ba e dal jeli ngoní di Mohammed Tounkara, dal flauto di Clara "Blavet" Calignano e dal sax soprano di Emanuele Coluccia, che trasforma il brano in una celebrazione della vita e dell’amicizia, confermando la musica come linguaggio universale capace di raggiungere anche chi non c’è più e lasciando l’ascoltatore in un profondo stato di raccoglimento. "The Path Before Us" è un disco pregevole che richiede un attento ascolto per coglierne a pieno tutta la sua intensità emotiva.


Salvatore Esposito

Posta un commento

Nuova Vecchia