Con “The Visit”, la violoncellista e compositrice indigena Cris Derksen — già nominata ai Juno Award — torna in studio dopo una pausa di dieci anni. Il risultato è un album che non si adagia comodamente in nessun genere, eppure sembra appartenere a tutti contemporaneamente. Classica, elettronica, vocale, orchestrale, sperimentale: “The Visit” si muove liberamente tra mondi diversi, guidato dal violoncello della Derksen sempre al centro della scena. Derksen, di origini Mennonite/Cree, è nota da tempo per la sua capacità di intrecciare tradizione e innovazione. In “The Visit”, ampi fraseggi sinfonici coesistono con taglienti texture elettroniche, spoken word, canto armonico Inuit, trombe in stile mariachi e momenti di sommessa intimità. L’album offre 47 minuti di suono che chiedono all’ascoltatore di rallentare e restare presente. Un brano di spicco, e il mio preferito in assoluto, è “New Heya”. Me ne sono innamorata per la prima volta alla Folk Ontario Conference di Toronto nel 2024, dove ho avuto l'occasione di vedere Cris Derksen esibirsi dal vivo per due volte. La sua performance è stata indimenticabile, resa davvero eccezionale dalla presenza di Nimkii Osawamick: orgoglioso Anishinaabeg nini di Wiikwemkoongsing (Territorio non ceduto, Ontario), nonché cantante e danzatore di hoop dance di fama mondiale. Questo disco rappresenta la quinta uscita in studio della Derksen, dopo “The Cusp” (2010), “The Collapse” (2013) e “Orchestral Powwow” (2015). Se i lavori precedenti esploravano il violoncello elettronico e le forme orchestrali, “The Visit” suona come la sintesi perfetta dell'ultimo decennio della sua carriera. In questo arco di tempo, Derksen ha composto per le principali orchestre canadesi, creato la musica per il Padiglione del Canada all'Esposizione Universale di Dubai, contribuito a reportage vincitori di premi Pulitzer e Peabody, debuttato alla Carnegie Hall nel 2024 e collaborato con istituzioni operistiche e sinfoniche. L'album si apre e si chiude con “White Gladis 1” e “White Gladis 2”, incorniciando l’album con il racconto di un’orca che attacca yacht di lusso al largo della penisola iberica: un’immagine poetica di riappropriazione e resistenza. Tra questi due estremi, ogni traccia appare come una “visita”, proprio come suggerisce il titolo: un momento di tempo condiviso, di memoria o di riflessione. In un'epoca di soglie di attenzione ridotte e singoli isolati, “The Visit” è un album completo che insiste sulla profondità. Nella sua essenza “The Visit” riflette la filosofia artistica costante della Derksen: intrecciare passato e presente per creare un futuro. Il suo violoncello rimane l'ancora emotiva per tutta la durata del disco, che trasmette sicurezza, ma anche calore e generosità, invitando l'ascoltatore in uno spazio fatto di memoria. Si può scoprire di più sul lavoro di Cris Derksen visitando il suo sito www.crisderksen.com/music
Daryana Antipova
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