Rafael Carvalho – A Teia da Viola (Rafael Carvalho, 2025)

Il chitarrista e compositore azzorriano Rafael Carvalho, nato a Ribeira Quente, presenta il suo decimo lavoro solistico, “A Teia da Viola” dedicato alla musica tradizionale delle Azzorre e preceduto dall’omonimo singolo. Il cd contiene dieci brani originali per viola da terra per celebrare i trent’anni dall’inizio dello studio dello strumento e anche per omaggiare il grande compositore di chitarra portoghese Carlos Paredas. Carvalho ha pubblicato nove album da solista, due album in duo e due album in trio, oltre a più di due dozzine di apparizioni come ospite in vari album e singoli. Ha anche pubblicato tre libri del suo “Metodo per Viola da Terra”, frutto del suo lavoro di insegnamento e strutturazione del corso di viola da terra presso il Conservatorio Regionale di Ponta Delgada. La chitarra delle Azzorre, sorella di quella portoghese, è chiamata anche viola tradizionale o da terra, forse per distinguerla da quella da braccio. I cori sono generalmente cinque o sei, come nel caso presentato, di cui i primi tre sono accordati all’unisono e quelli sopra accordati ad una ottava di distanza, fornendo così anche i bassi- che mancano per esempio nella nostrana chitarra battente-. D’altra parte, per sottolineare ancora la vicinanza tra questi due cordofoni, lo stesso Rafael in un’intervista pubblicata su questa stessa rivista, auspica un loro incontro in Italia che rilancio in questa sede ai nostri battentisti come auspicio di un evento straordinario nel comune denominatore del Mediterraneo. Osservando la tavola armonica di questo strumento si notano subito due fori di risonanza a forma di cuore che, unitamente al ponticello a forma labiale, danno l’impressione di un volto umano che guarda dalle Azzorre verso il mondo intero. I due cuori simbolizzano la felicità e le lacrime di due persone che si amano ma sono lontane. Si tratta di un cd che attraversa le voci e i colori delle nove isole dell'arcipelago delle Azzorre e ne diventa colonna sonora, isole che accettano da sempre le contaminazioni del canto delle balene di passaggio, delle caravelle colombiane, degli emigrati nei bastimenti o dei moderni transatlantici. “Ateia da viola”, la prima traccia, è registrata in collaborazione con il musicista brasiliano Chico Lobo (voce e viola caipira), racconta la dedizione totale di un ideale viaggiatore verso la viola delle Azzorre. Segue “Cais do Abraço”, un brano arioso e lirico armonicamente ben accompagnato e “No Trilho” con Carlos Fontes al basso dove si rende l’atmosfera del cammino attraverso un dondolante ritmo ternario, che alla conclusione della frase diventa binario, sottolineato dall’intervento del basso che poi procede in walking. “N Adega” presenta un ritmo in 3/4 sul quale si innesta un minuetto galante ma dal sapore popolare. “Noite de Folgas”, con un compas 4+2, inizia una sfrenata danza che fa pensare ad una festa estiva in cui godere della libertà che possono offrire quei luoghi. In “Mandei Minh Alma Ir à Fonte”, una dolce canzone dal sapore tradizionale, c’è la collaborazione di Evandro Meneses (voce, percussioni e contrabbasso) e coautore della musica; insieme i due musicisti creano una intensa e allo stesso tempo delicata atmosfera. “Ilhas Desconhecidas” è una ‘follia’ che ricorda proprio che questa fortunata danza cinquecentesca, la cui forma è stata utilizzata da grandi compositori classici, proviene proprio da quella parte del mondo. “Paredes Perpétuo” è un omaggio al grande Carlos Paredas in cui il continuum melodico, seguito dalle diminuzioni ritmiche, sembra anche trarre ispirazione dalla musica barocca e “Poço de Maré”, con le sue veloci ed efficaci linee melodiche sembra continuare, quasi senza soluzione di continuità, il brano precedente come se ne fosse il seguito. L’ultima traccia, “Debulha”, in collaborazione con Luís Xavier alle percussioni, è una danza che si svolge come un loop ripreso a più altezze su un tappeto e intermezzato dalle percussioni. Un disco dalle sonorità chiare e cristalline come le acque del mare da cui provengono queste musiche: fa venir voglia non solo di ascoltarlo ma di ballarlo, cantarlo o suonarci sopra.


Francesco Stumpo

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