Nābu Pēra – Soundscapes of Nicosia (Zero Nove Nove, 2025)

Nābu Pēra è un trio composto da Savvas Thoma (bendir e voce), Natasa Hadjiandreou (vibrafono e percussioni) e Demetris Yiasemides (flauto, sylphyo ed elettronica). “Soundscapes of Nicosia” è l’album d’esordio di questa formazione cipriota, in cui confluiscono una composizione sperimentale, che coniuga strumenti acustici ed elettronica, e un’elaborazione del paesaggio sonoro della capitale di Cipro. In realtà questi due poli sono ricompresi uno nell’altro – attraverso un processo di sintesi ritmica e timbrica straordinario – e il profilo complessivo dell’album appare, fin dal primo brano, “Pithkias”, piacevolmente puntellato di suoni originali. Ciò che rende però “Soundscapes of Nicosia” innovativo è il lavoro di scrittura e arrangiamento, perché si ha l’impressione che, come si diceva prima, gli elementi individuati dal trio facciano parte, nella loro interezza, di un panorama che è allo stesso tempo musicale e sonoro. Un panorama che assume la forma di una rappresentazione complessa e complessiva, di un programma di suoni che non si limita a evocare un ambiente ma a ricrearne una sorta di spiritualità, che diviene una nuova estetica, in cui chi ascolta comprende, immaginandola, la complessità dei luoghi che l’hanno ispirata. “The calling” – il quinto brano dei sette in scaletta – è probabilmente il più rappresentativo di questo assetto. Da un lato perché comprende una struttura elettronica molto più evidente degli altri, dall’altro perché sembra poggiare su dei modelli ritmico-melodici che alternano elementi molto diversi tra loro ma che richiamano tutti l’idea di un movimento incessante, travolgente. Un movimento che coinvolge, però, il passato e il presente, che vengono così impressi in un tassello musicale, uno stampiglio che non ci informa tanto sui singoli elementi ma sul loro insieme, sul modo in cui convivono nella dimensione (loro e nostra) contemporanea. In questo senso “Soundscapes of Nicosia” sembra un percorso di immagini sonore, un flusso di idee e visioni che i tre musicisti – dalle cui mani prendono forma i nuovi panorami che immaginiamo – sono riusciti a ordinare e condividere con estrema cura. Qui risiede l’altro elemento fondamentale che determina la bellezza di questo album. Abbiamo detto che contiene una sperimentazione multipla, che si basa sia sul dialogo tra strumenti acustici ed elettronica e tra questi e il paesaggio sonoro di Nicosia. Questo rapporto prende forma, però, dentro una visione musicale più ampia, che non comprende soltanto la scrittura e la riscrittura, ma è determinata dai percorsi artistici dei musicisti che compongono il trio. Percorsi che, ancor prima della sperimentazione, confluiscono negli strumenti principali che caratterizzano il suono originale dell’album. Il flauto e il sylphyo di Demetris Yiasemides, che porta nell’album una sinuosità irrinunciabile e un’esperienza musicale legata a doppio filo al folk cipriota e alla cultura musicale classica e orchestrale (ha lavorato come flautista e trombonista in formazioni come l'ARU Big Band, la Grand Union Orchestra e la United Arab Emirates Philharmonic Orchestra); il bendir di Savvas Thoma, che imprime il ritmo sospeso e intrecciato alla peculiarità del panorama sonoro isolano e alla tradizione musicale araba; il vibrafono e le percussioni di Natasa Hadjiandreou, artista poliedrica specializzata in esecuzione orchestrale presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. 


Daniele Cestellini

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