Kankou Kouyate – N’Darila (One World Records, 2025)

Il lignaggio è di quelli che contano, in Mali: i Kouyaté. Kankou, proveniente da Garana nella regione di Ségou, è la nipote di Bassekou, maestro indiscusso dello n’goni, il suo bisnonno era il “Vecchio Leone” Bazoumana Sissoko e suo nonno era Djeli Moustapha Kouyaté. All’età di dieci anni è diventata allieva di musica di un altro zio, Cheick Oumar Diabaté. Insomma, una cresciuta a tô e musica. Nella sua biografia artistica vanta collaborazioni con il compianto Toumani Diabaté, Madou Diabaté, Bassekou Kouyaté, Cheick Tidiane Seck, Salif Keïta, Habib Koité e Vieux Farka Touré. Accanto ai palcoscenici internazionali, ci sono gli impegni di “casa”: accompagnare altri famosi djeli e cantare ai matrimoni insieme a sua madre. Nel 2013 ha lavorato con Damon Albarn, Brian Eno e il collettivo Africa Express, partecipando all'album “Maison des Jeunes”, che ha riscosso un successo mondiale. Nel 2019 ha registrato con lo scozzese Mark Mulholland “Kuma”, un vibrante album di matrice afro-pop. Come turnista in studio ha prestato la sua voce a più di cento album e singoli, tra cui lo splendido disco “Naamu” (2023) del bassista olandese Teun Creemers. Cantante dall’ampio registro vocale, Kankou Kouyaté a Bamako si è guadagnata l’appellativo di “Nina Simone maliana”. La sua musica rilegge la musica tradizionale di questa parte del Mali, anche se le esperienze, l’educazione, le collaborazioni e la carriera musicale personale l’hanno condotta a comporre e suonare musica che assorbe altre influenze, con testi originali e contemporanei che, sulla scia della tradizione djeli, raccontano i luoghi, ma commentano anche di diritti delle donne e di relazioni sociali. Nel nuovo disco, “N’Darila” – registrato in pochi giorni e pubblicato da One World Records con arrangiamenti di Madou Kouyaté e produzione di Carolina Vallejo e dello stesso Madou – la trentaduenne Kankou si presenta in una calda veste acustica neo-tradizionale (firma le musiche con Madou e ha scritto tutti i testi) con liriche che toccano questioni sociali contemporanee. Il gruppo che accompagna la sua voce è stato formato per l’occasione e si chiama Les Étoiles de Garana (visti all’opera in un bel set al WOMEX 2025), un ensemble familiare composto dai cugini della famiglia Kouyaté. Tra i musicisti figurano Madou Kouyaté (n’goni basso, percussioni e cori), il nipote Lassine Kouyaté (tama, bará, karinya, calabash e shaker), l’amico di sempre Kandiafa (n’goni medio) e Legre Thibeaut Sery (calabash, congas, campanacci, shaker e cori), originario della Costa d'Avorio ma da tempo residente in Mali. Gli ospiti includono lo zio Bassekou (n’goni medio), Sefoudi Kouyaté (kora), Charles Coulibaly (tastiere) e Yuliesky Gonzalez (tromba). L'album raccoglie dodici tracce, a partire dall’iniziale, trascinante “Bala” (indicata anche come “Nganou Balla”), che ha per tema il distacco dall’amato, e dalla successiva “Gnanadje” (L'atmosfera gioiosa). Parliamo di una bella accoppiata di brani in cui si dispiega la cifra stilistica di Kankou: una distesa ma sostanziosa pressione ritmica su un intreccio di cordofoni (tra cui quello dell’ospite Bassekou Kouyaté), con il canto limpido della vocalist a dominare la scena. Di quest'ultimo brano, l’artista dice: “È una canzone per diffondere la gioia e incoraggiare gli esseri umani a divertirsi. La gioia di vivere non dovrebbe prevalere sulla serietà, né la serietà dovrebbe impedirci di goderci la vita”. Gli ornamenti e il calore vocale di Kankou si impongono nella più intima “On Dit Non”, che mette al centro la questione pressante dei matrimoni forzati. Il ritmo incalza nuovamente in “Deni Koungo”, dove la voce si muove con libertà tra i registri, mentre il tama detta legge e la kora crea intarsi con i n’goni. Zio Bassekou mette la sua tecnica al servizio di “Blanko”, riflessione sulla cattiveria umana alla base delle rotture matrimoniali. Ammaliano i colori del canto in “Den Kelen”, che attacca i pregiudizi nei confronti dei figli unici, laddove “Na fa te Djougouvala” si interroga sulla crudeltà tra simili. Una melodia calda e una struttura call & response caratterizzano “Doke”, invito a costruire il proprio Paese. La vivacissima title track “N’Darila” (Credo in te) è uno dei climax con i suoi notevoli cambi di passo e le costruzioni incrociate e i solismi degli n’goni; è un invito a non disperdere la fiducia accordata (Ti do la mia fiducia, amico mio/ La fiducia che ti ho accordato, amico mio/ Prego chiunque di custodire la fiducia che gli è stata data/ Io mi fido di te). In “Gnani” (Sofferenza), altro episodio dall’andamento moderato ma che infonde emozione, è denunciata l'ingiustizia ricordando che, nonostante le frustrazioni, dobbiamo rimanere dignitosi. La profondità dello n’goniba e i fraseggi trattati con wah-wah conferiscono una sponda acida all’elettrizzante “Tien Kagni” (La verità è bene), in cui Kankou canta: “Lodo la verità, perché la verità ci rende dignitosi e fieri. Siamo veritieri, siamo responsabili". Sorprende il brano finale, l’ode all’amore “Maria Lulu”, in cui la tromba introduce influenze latine e profumi capoverdiani. Una voce che sa essere ponte tra il dovere della memoria e la tradizione famigliare e la libertà di essere. 

Ciro De Rosa

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