Aoife Ní Bhriain | Cormac McCarthy – Cosán Casta (Autoprodotto, 2025)

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Quelli di Aoife Ní Bhriain e Cormac McCarthy non sono nomi di poco conto. Entrambi hanno una consolidata reputazione, rappresentando una generazione di strumentisti irlandesi dalla notevole tecnica unita a una vasta prospettiva musicale, portato di una formazione che si è realizzata anche oltre i confini dell’isola. Per fornire alcune coordinate biografiche: lei è una violinista dublinese di estrazione classica, figlia dell’eminente suonatore di cornamusa irlandese Mick O’Brien, a suo agio sia in orchestre sinfoniche e cameristiche sia in session tradizionali, vincitrice di riconoscimenti nazionali nell’ambito della musica popolare. Da poco ha pubblicato un volume dedicato alle trascrizioni di Tommie Potts per gli Irish Traditional Music Archives. Tra le tante collaborazioni, ricordiamo anche quella con l'arpista gallese Catrin Finch. Lui è un pianista, compositore, didatta e direttore d’orchestra di Cork che ha preso parte a numerosi progetti e ha inciso da solista, con una propensione per il jazz e l’improvvisazione, che fonde con le strutture tradizionali irlandesi. L’esito del loro sodalizio è “Cosán Casta” (dall’irlandese si traduce come “Sentiero tortuoso”), metafora che ben racchiude il programma, presentato in dodici tracce, in cui si alternano composizioni originali e temi irlandesi trasfigurati dal duo di strumentisti. Aoife e Cormac dicono che l’album racconta “le storie di chi siamo e da dove veniamo, ma anche la storia del viaggio che la nostra musica ha percorso durante le nostre carriere. I sentieri che abbiamo seguito non sono stati mai lineari e le svolte e le deviazioni nei nostri percorsi musicali ci hanno sempre riportato a casa, là dove la musica è iniziata”. L’iniziale “Cailleach” (tema conosciuto anche come “Cailleach an Airgead”, “The Hag with the Money” o “Sí Do Mhamó”) vede il violino portare la melodia, mentre il piano lo asseconda costruendo frasi intorno, fino all’accentuazione del passo in cui il duo si esprime in un dialogo serrato di contro-melodie e incastri. Così Aoife commenta in un suo commento sui social: “Credo che nessuno di noi due
ricordi un momento della vita in cui non conoscesse questa canzone e la sua melodia. Siamo cresciuti ascoltando diverse varianti del testo, versioni strumentali del tema, cantandola a scuola e imparandola sui nostri strumenti come un jig. La nostra versione per questo album è un viaggio nei ricordi, dove la melodia si presenta in frammenti: preserviamo la tradizione con cui siamo cresciuti, trasformandola però in qualcosa di nuovo. […] Un processo di decostruzione e ricostruzione del modo in cui guardiamo a questa parte della nostra educazione tradizionale e della nostra infanzia”. Cormac McCarthy è l’autore di “Coffee Club”, dove l’asse si sposta verso una matrice jazzistica che incontra brillantemente il portato classico e tradizionale, creando un’ambivalenza tra rigore formale e libertà improvvisativa. È una sorta di sfida tra archetto e tasti bianchi e neri condotta su variazioni ritmiche, dinamiche e raddoppi delle linee melodiche del pianoforte da parte del violino. Segue “Cosán”, un interludio dal candore minimale che apre la via a “A Mháire”, che ha un preludio da slow air (“A Mháire s’a Mhúirnín”), caratterizzato dalla compresenza di fioriture classiche del violino di Aoife combinate con abbellimenti di stampo tradizionale, mentre il pianoforte di McCarthy interagisce con i fraseggi virtuosistici del violino creando una magnifica tensione. La transizione del brano nel celebre reel “The Star of Munster” esprime appieno la volontà della coppia di perseguire la cura del tocco piuttosto che optare per la velocità esecutiva, rivelando il rimando allo stile del violinista Martin Hayes, uno degli autorevoli numi tutelari del duo. Invece, “Butterfly Slip Jig” è proposta con un apporto ritmico-armonico minimalista del piano, mentre il violino sembra quasi fluttuare intorno alla tastiera. La title track incarna appieno il gusto per la letteratura musicale italiana, richiamando il virtuosismo tardo-barocco di Pietro Antonio Locatelli (nello specifico uno dei suoi “Capricci” per violino) e rievocando l’influenza che maestri come Arcangelo Corelli (a distanza) e Francesco Geminiani (con la sua permanenza diretta sull’isola) esercitarono sui compositori irlandesi del Settecento; il brano sposa poi una melodia originale composta dal duo. Con “Gallagher’s Frolics” siamo di fronte a un jig in cui il profilo melodico domina il violino, ma non è da meno il solo del pianoforte che giunge a metà del brano. Il tema proviene dai manoscritti dei fratelli Patrick Weston e Robert Dwyer Joyce – secondo le note che accompagnano il lavoro – e non era stato mai registrato prima d’ora. Il successivo “Crowley’s” è una rielaborazione di “Master Crowley’s Reel”, altro motivo di punta
del repertorio tradizionale, popolarizzato dal violinista Michael Coleman negli anni Trenta del ‘900, ma reso ancor più un caposaldo del circuito tradizionale dall’esecuzione del fiddler Tommie Potts, a sua volta influenzato sia da musicisti classici sia dal jazz, incluso Thelonious Monk (ascoltato alla radio nazionale irlandese). L’anelito immaginativo ha spinto Aoife e Cormac a partire proprio da un assolo di piano jazz che sfuma poi nella autorevole versione di Potts del reel. La convincente conversazione timbrica tra i due musicisti si impone in “Ducko”, set di due jig (“The Banks of Glenloe” e “The Leg of the Duck”), suonati sulla scia dello stile di Martin Hayes e del compianto Denis Cahill. “Planxty SK” – il planxty era una composizione dedicata a una persona speciale, solitamente un mecenate o un amico – è una composizione di Ní Bhriain che traccia una linea di continuità tra passato e presente, sia melodicamente che armonicamente. Si giunge alla seconda “miniatura” dell’album, “Casta”, dove ancora una volta barocco e Irish tune vanno a braccetto. Ma le sorprese non sono ancora finite, perché a dare inizio all’ultima traccia, “Salamanca”, è niente meno che il “Notturno n. 20 in Do# minore” di Chopin (arrangiato per violino e pianoforte da Nathan Milstein), ulteriore testimonianza della naturalezza con cui il duo infrange steccati facendo convergere formazione accademica e pratica del lessico popolare irlandese. Il violino di Aoife e il pianoforte di Cormac si muovono con agiatezza sul sentiero classico della partitura chopiniana, che si trasmuta impeccabilmente nel celeberrimo “The Salamanca Reel”. Così Aoife mi racconta di questa combinazione di spartiti: “Il violinista di Dublino Tommie Potts è una grande fonte d’ispirazione per me e lui era solito usare temi di Kreisler e Liszt come variazioni e introduzioni a melodie tradizionali. Raccontava spesso di come si fermasse fuori dal Conservatorio di Dublino per ascoltare gli studenti che studiavano musica classica; questo mi ha colpito molto perché io sono una violinista classica e ho avuto quell'opportunità che a lui non fu mai concessa. L’ultimo giorno di registrazione abbiamo fatto un esperimento: immaginare ciò che Tommie Potts avrebbe potuto sentire stando fuori dal Conservatorio e come, allontanandosi, una melodia diversa potesse entrargli in testa e riaccompagnarlo verso casa. Abbiamo quindi suonato questo brano dal punto di vista di Potts: l’ascolto della musica classica dal Conservatorio e poi il ritorno a casa con un bellissimo reel in mente. È stato un rischio, trattandosi di un’idea nuova e avendo poco tempo per registrarla, ma sento che ci rappresenta bene come musicisti e che trasporta l'ascoltatore in un luogo diverso”. Insomma, più chiaro di così! Va detto che il suo prossimo album solista sarà un progetto di musica classica, in cui registrerà brani per violino solo che presentano influenze folk. L’orizzonte creativo del violino di Aoife Ní Bhriain e del pianoforte di Cormac McCarthy è ampio e ambizioso: strumenti che si misurano con linguaggi multipli, tanto individualmente quanto nel suono d’insieme, sempre guidati da una rigorosa consapevolezza stilistica e di repertori. Ne emerge una prospettiva inedita dell’eredità culturale irlandese, capace di abitare nuovi scenari sonori, in dialogo costante con il proprio sentire e con il proprio tempo. https://aoifeandcormac.bandcamp.com 


Ciro De Rosa 

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