Altable y Chuchi – Universo (Segell Microscopi, 2025)

Pitagora, Boezio, Keplero erano convinti che il movimento dei pianeti dell’universo producesse dei suoni, anche se non udibili dall’orecchio umano. “Universo”, titolo del terzo album del duo formato nel 2009 da Blanca Altable & Chuchi (Jesús Enrique Cuadrado), con la collaborazione di Natalie Haas al violoncello e Jaime Muñoz ai flauti e al clarinetto, tratta invece di un universo più intimo e creativo e diviso in tre ideali sfere musicali: la prima interiore, soggettiva e di ricerca dell’ identità profonda (“Essence”), la seconda di confronto con altri repertori e musicisti (“Path”), la terza che rimanda alle tradizioni musicali del centro Spagna (“Root”), un universo che da qui parte per ritornarvi arricchito e rinnovato. Non stupisce ritrovare ad esempio atmosfere acustiche di tipo neoceltico (alla Jethro Tull per intenderci) o sonorità nordamericane. Il lavoro, pur evocando radici musicali tradizionali ben salde, spazia perciò in contaminazioni con diversi generi musicali, con approcci musicali moderni ma sempre sullo sfondo dei paesaggi iberici evocati. Sono presenti brani strumentali, che spesso rimandano alle danze tradizionali, e brani cantati in cui grazie all’ausilio della parola poetica si va nell’indole profonda del popolo spagnolo. La prima traccia, “Mantra”, è un brano strumentale, un vero e proprio mantra in cui violino e chitarra si rincorrono e allontanano e poi si ritrovano su una cellula ritmico-melodica. L’atmosfera diventa più rarefatta e distesa in “Solticio”, secondo brano strumentale, basato su un compas più lento. “Silba” è il primo brano cantato ed è ispirato alla tradizione ma trattato con sapore moderno, puntualizzato dalla chitarra che utilizza una sorta fingerpiking folk-modern a cui si aggiungono degli intermezzi del violino che riprende il tema del canto. “Abubebe” comincia con una successione armonica sui primi gradi della scala su cui si dispiega la semplice e delicata melodia del violino. Segue “Wine and water” che presenta frequenti cambiamenti di ritmo, quasi a simbolizzare la diversa natura dei due liquidi e ai loro relativi effetti. “Lara larito” è un brano evocativo del paesaggio naturale castigliano. “En un rincón del lago”, comincia con suono acutissimo e continuo della fisarmonica, quasi un Larsen statico come il paesaggio lacustre seguito da un andamento lento e cullante da barcarola; nella seconda parte, il ritmo contrappuntato dalle note ribattute del violino che poi si lancia in un tema con improvvisazione dai colori country. “Todo es fàcil” è basato sul riff della chitarra su cui si inserisce un flauto, subito dopo contrappuntato dal violino a volte suonato in modo pizzicato. Con la canzone “Ramo verde” incomincia la parte del lavoro più ispirata alla tradizione. Infatti, nella prima parte del brano viene intonata una melodia popolare in modo monodico e poi omoritmico, ma nella seconda parte la chitarra introduce un ritmo quasi funky che dà spazio all'improvvisazione del clarinetto e del violino, la voce riprende alla fine. Segue una danza tradizionale dal sapore tra il popolare e il medievale introdotta da un flauto pastorale, dalle percussioni e da un pieno strumentale con frequenti cambi di ritmo. Anche le due ultime tracce “, Palo pinto” e “El platero”, sono due canzoni di matrice popolare, nella prima la musica si restituisce il quadretto poetico del testo, nella seconda la melodia è basata su un ostinato del violino e il testo parla metaforicamente di un tipico venditore di argento. Un disco che è sicuramente una pietra miliare nel cammino artistico di questo duo e che presenta un approccio antico moderno allo stesso tempo, colmo di atmosfere variegate e restituito con sensibilità umana e chiarezza musicale, sicuramente troverà ascolto in qualsiasi parte del mondo e sarà subito apprezzato. 


Francesco Stumpo

Posta un commento

Nuova Vecchia