Con “Stanbrook”, i Krama propongono un album che ha l’obiettivo di accompagnare l’ascoltatore in un percorso di ricerca sonora, intrecciando memoria storica e sperimentazione musicale. I Krama sono un gruppo musicale nato a Valencia nel 2005 dal polistrumentista greco Spyros Kaniaris. La formazione è composta da quattro elementi: Rafel Arnal (voce), David Gadea (percussioni), Xuso Barberá (contrabbasso) e il fondatore Spyros Kaniaris (chitarra a otto corde e sarangi). La loro musica presenta forti elementi stilistici provenienti dai Balcani, in particolar modo dalla Grecia e dal Mar Nero. Nel loro nuovo album rendono omaggio alla Stanbrook, la nave carbonifera che nel 1939, durante la guerra civile spagnola, salpò dal porto di Alicante portando in salvo oltre duemila rifugiati repubblicani in fuga. All’epoca della dittatura di Francisco Franco molti membri del governo repubblicano e dirigenti politici andarono in esilio in Algeria, colonia francese. Verso la fine di marzo 1939, al porto di Alicante, unico lembo di terra repubblicana, si ammassarono diverse decine di migliaia di repubblicani in fuga, nella speranza che arrivassero le navi per portarli in salvo. Quando all’orizzonte si vide arrivare una nave da guerra franchista, molti si buttarono in mare e annegarono. Poco prima della mezzanotte, dal 28 al 29 marzo 1939, lasciò il porto di Alicante lo Stanbrook, un vecchio mercantile inglese dedito principalmente al trasporto del carbone, diretto a Oran. Al comando c’era il capitano Archibald Dickson, il quale quella notte fece evacuare in condizioni drammatiche gli ultimi repubblicani spagnoli, come specificato in precedenza. La nave fu silurata dai tedeschi mesi più tardi.
Fin dalle prime tracce è chiaro che “Stanbrook” non è un album pensato per l’ascolto distratto. I Krama eseguono i loro brani e adattamenti di poesie utilizzando melismi e strumenti tradizionali. Costruiscono un suono denso, fatto di tensioni lente, cambi di dinamica e un costante dialogo tra tradizione e contemporaneità. Il brano di apertura presenta delle sonorità riconducibili a film con pirati del ‘700 come protagonisti. Forse lo scopo è trasmettere all’ascoltatore la situazione caotica vissuta dai fuggitivi prima dell’arrivo della nave. Dalla seconda traccia in poi l’atmosfera cambia e tutto rallenta per un po’, come a rappresentare un ipotetico scampato pericolo con la traversata nel Mediterraneo. Uno degli elementi più distintivi del disco è il lavoro timbrico. La combinazione di chitarra a 8 corde, sarangi (strumento ad arco principale della musica indiana e parente del violino europeo), contrabbasso e percussioni crea un insieme sonoro molto ricco e variegato. Gli arrangiamenti sono curati nei minimi dettagli e non c’è esibizionismo tecnico, cioè ogni strumento è funzionale alla costruzione di un clima, di un’immagine sonora che evolve lentamente e coinvolge l’ascoltatore totalmente.
Il canto, più che raccontare una storia in modo lineare, agisce come presenza emotiva, oscillando tra lamento, invocazione e memoria orale. I testi, spesso evocativi e frammentari, contribuiscono a rafforzare il senso di allontanamento che attraversa tutto l’album. Anche quando le parole si fanno più riconoscibili, ciò che resta è soprattutto il loro peso emotivo, la loro capacità di suggerire più che spiegare.
Dal punto di vista compositivo, “Stanbrook” presenta una struttura pensata come un percorso unitario. Sono tanti gli album che in passato hanno proposto una struttura simile. Basta pensare alla discografia dei Genesis, dei Pink Floyd etc. Non ci sono brani concepiti come singoli o momenti pensati per catturare immediatamente l’attenzione. Tuttavia su YouTube sono presenti dei video che mostrano i Krama eseguire due tracce del disco, “Els Meus Fonaments (Τα Θεμέλιά μου)” e “El Ressò”, in sala di registrazione. Queste due canzoni potrebbero essere dei singoli se presi da soli, ma il disco funziona al meglio nella sua interezza, come un racconto che prende forma traccia dopo traccia. Naturalmente, è una scelta che richiede tempo e disponibilità da parte di chi ascolta, ma che ripaga con un’esperienza coerente e profonda. Inoltre, il riferimento storico al viaggio dello Stanbrook non resta confinato al passato. Senza dichiarazioni esplicite, il disco dialoga con il presente, evocando inevitabilmente le rotte migratorie contemporanee e le tragedie che continuano a consumarsi nel Mediterraneo. In questo senso, l’album riesce a essere attuale senza forzature, lasciando che sia la musica stessa a suggerire connessioni e riflessioni.
In conclusione, i Krama firmano un album che conferma la loro identità e la loro capacità di usare la musica come strumento di memoria, riflessione e resistenza culturale. Un lavoro necessario, soprattutto oggi che si tende che si tende a realizzare musica legata a logiche di consumo rapido.
Francesco Tommasino
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