Brenda Castles – The Light Side of the Tune (Autoprodotto, 2021)

Quando nel 2016 Brenda Castles pubblicò il suo album d’esordio “Indeedin You Needn’t Bother” divenne subito chiaro che nel panorama della musica tradizionale irlandese stava irrompendo una nuova protagonista. Un album acclamato dalla critica e dal pubblico, che ha consolidato Castles come performer in ambedue i lati dell’Atlantico, fino alla collaborazione con Mick Moloney e il suo gruppo Green Fields of America, mentre in Europa diventa artista residente presso il Centre Culturel Irlandais di Parigi. In questo album lo stile di Castles, al tempo stesso forte e leggero, con un eccezionale senso del ritmo, si impone, anche grazie ad opportune scelte di repertorio, con brani di autori come Vincent Broderick, Charlie Lennon, Paddy O’Brien, Peader O’Riada e Liz Carroll, solo per citarne alcuni. Castles viene dalla lunga tradizione musicale della contea di Meath. Studia la concertina con Rena Crotty Traynor e quindi con il grande Mícheál Ó Raghallaigh, e vince diversi titoli All-Ireland Fleadh, le competizioni internazionali che si svolgono annualmente in Irlanda. Attualmente risiede a Dublino, dove è molto attiva sia come performer che come insegnante. In suo secondo album, pubblicato a novembre del 2021, Castles va oltre, affiancando alle sue evidenti qualità musicali un lavoro di ricerca estremamente interessante. “The Light Side of the Tune”, concepito ed inizialmente realizzato durante la pandemia, comprende infatti 14 tracce, in cui vengono presentate tunes molto conosciute ma in versioni non usuali, storicamente individuate e riproposte. Come informa la Castles nelle note di copertina del disco, questa prospettiva viene scelta perché molte tunes sono suonate così spesso da diventare stancanti, per cui una rivisitazione diventa necessaria per riscoprite la freschezza del piano musicale, ma anche per fornire all’ascoltatore la ragione della popolarità delle stesse e individuare percorsi di cambiamento. Ad esempio, la famosa “Last Night’s Fun”, un classico delle tunes suonata in tutte le session, è una versione appresa da Oisin MacDiarmada (violinista dei Téada), a sua volta riproposta secondo la versione dei MacDonagh Brothers di Ballinafad (Sligo). A seguire, Castles propone l’altro classico “Rolling in the Rye Grass”, su cui interviene aggiungendo una completamente nuova terza parte. Il set si chiude con “The Bucks of Oranmore”, nella variazione di Peter Horan Gerry Harrington, chiamata anche “The Killavil Bucks”. Un altro interessante esempio è il set composto da “The Irish Washerwoman”, nella versione di Ed Reavy (che preferiva chiamarla “The Irish Woman”), famoso violinista di Filadelfia che iniziò a registrare musica tradizionale nel 1927 per l’etichetta Victor. A seguire Castles suggerisce la versione di Tatterjack Walsh, individuabile nella collezione di Martin Mulvihill, rinomato insegnante di violino tra Irlanda e USA, pubblicata nel 1986. A chiudere il set una delle più popolari gighe, “The Blackthorn Stick”, già rintracciabile nella classica collezione “Old Irish Folk Music and Songs” (tune 836) compilata da Patrick W. Joyce nel 1909. Ancora, un altro esempio è il set di slides “Merrily Kiss the Quaker/Merrily Dance the Quaker/ Going for Water”. Anche qui è evidente il lavoro di ricerca di Castles: il primo brano è tratto da “O’Farrell’s Pocket Companion for the Irish or Union Pipes”, pubblicato tra il 1805 e il 1810, mentre il secondo è la versione rintracciabile nella “Collection of Scots Reels or Country Dances”, curata da Robert. Bremner nel 1757. Il terzo è una versione di “The Scattery Island”, molto probabilmente dal repertorio di John Kelly, violinista e concertinista della Contea di Clare, attivo nella seconda metà del secolo scorso. Questa modalità di proporre un repertorio fornisce una serie di suggestioni che va ben oltre l’ascolto dei brani stessi. In quest’attica, Castles fornisce informazioni sulla storia del brano, sulle variazioni storiche e più in generale sulle modalità di trasmissione della conoscenza tradizionale, tipiche della musica irlandese. L’intero album è strutturato su scelte di questo genere, senza mai dimenticare la straordinaria capacità tecnica ed interpretativa della Castles. Un album di gran gusto, con esecuzioni raffinate e stimolanti. Il tutto sorretto da una ricerca puntuale e precisa. Difficile chiedere di più.


Augusto Ferraiuolo

Posta un commento

Nuova Vecchia