Comorian – We are an island, but we’re not alone (Glitterbeat, 2021)

Oceano Indiano, isola Grande Comore, nell’arcipelago delle “isole della luna”. Qui è stata registrata la splendida, ottava puntata della collana Glitterbeat Hidden Musics, rigorosamente in esterni: “Prediligo registrare all’aperto, riuscire a cogliere davvero uno specifico momento nel tempo” dice del suo lavoro il produttore Ian Brennan: “Abbiamo dovuto prendere sei voli per riuscire ad arrivare in questa piccola isola africana, mai abitata dagli esseri umani fino ad alcuni secoli dopo Cristo. Subito dopo il nostro arrivo, abbiamo cercato lo ndzumara, il musicista che suona uno strumento unico, ad ancia doppia e tristemente ci hanno detto ‘E’ morto’. L’ultimo suonatore era appena morto, e con lui il suono dello strumento, perso per sempre insieme a lui. Tutto quello che ci rimaneva era immaginarne la vibrazione”. Ian Brennan e la regista Marilena Umuhoza Delli si sono messi, quindi, sulle tracce di altri musicisti. Il breve video realizzato da Marilena Umuhoza Delli presenta alcune schegge di questi incontri musicali e dei contesti ambientali in cui sono avvenute le registrazioni. Si comincia con Mmadi che canta e suona una chitarra autocostruita con le corde da entrambi i lati. Uno dei canti di Mmadi narra come dei suoi amici che sono annegati cercando di attraversare l’oceano con una barca (“My Friends Went Abroad & Were Swallowed by the Waves”). L’oceano è a cinquanta metri da luogo in cui sta cantando, ben presente alla sua vista. La registrazione cattura anche il suono dei piedi che si muovono sulle pietre laviche di un bambino di una decina d’anni. Per Brennan “Il fatto che siano udibili non ne fa degli errori. Danno carattere alla canzone. Sta ascoltando le parole della canzone, sta facendo sua questa storia, cerca di non fare rumore e quello che fa contribuisce a produrre l’emozione della canzone”. Mmadi canta cinque dei dieci brani. Gli altri cinque vedono protagonista il sessantunenne maestro Soubi, la persona cui si ricorre per imparare a suonare, a costruire gli strumenti, a comporre e cantare canzoni. Suona il gabusi, liuto dal lungo manico. Con loro, in alcuni brani, c’è Alimzé, a sostenerli con il tamburo guma e con i cori. In brani come "Prayer For A Better Life", Soubi ha semplicemente improvvisato, cominciando con la sola voce per poi ricevere la risposta del tamburo suonato a mani nude. In una recente intervista per il canale radio NPR Ian Brennan ricordava che “come spesso accade, gli artisti riservano alla fine le canzoni melodicamente più avvincenti, quando si è già pronti ad andarsene e si sta per lasciarsi, quando si sentono più liberi. Quindi, una delle mie regole è quella di non metter via l’attrezzatura prima di essere del tutto sicuro che la musica sia finita. Mi sono ritrovato dritto sotto la pioggia battente col mio registratore stereo, cercando di catturare un momento bellissimo mentre entrambi ci inzuppavamo. Anche se sembra contro-intuitivo, essere sotto la pioggia, dal punto di vista sonoro rende molto meglio, rispetto ad un punto che offra riparo. Purtroppo, l’umidità ha avuto la meglio sul registratore che si è inceppato e quella che stava diventando una splendida registrazione si è persa per sempre, ascoltata una volta sola da me e da un vicino che si stava fumando la sua sigaretta sulla porta d’entrata”. Ma in altri casi “visto che le poche strade sono piene di carcasse d’auto abbandonate, le abbiamo scelte come parziale riparo dal vento che batteva la costa”


Alessio Surian

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