Tony Allen – There Is No End (Decca, 2021)

Il 30 aprile ha segnato un anno dalla morte di Tony Allen e la Decca lo ricorda offrendo in quest’album quattordici brani inediti in area hip hop di cui Allen è sia il motore propulsivo, sia il produttore, insieme a Vincent Taeger e Vincent Taurelle. Fa eccezione “Cosmosis”, già lanciato come singolo. Chi ha buona memoria ricorda che i Gorillaz salutarono Tony Allen il 2 maggio del 2020 pubblicando, a due giorni dalla sua morte, il brano "How Far?", poi inserito come settima traccia in “Song Machine, Season One: Strange Timez – Deluxe edition – Disc two”. “Cosmosis” è nato in coda a quella registrazione che coinvolgeva anche Skepta, rapper di Tottenham, nord di Londra, e capo di Odo Aje nello stato di Ogun in Nigeria. La visita in studio dello scrittore nigeriano Ben Okri fu l’occasione per rimettersi a suonare e rappare. A “Cosmosis” Ben Okri offre alcune strofe dalla poesia “The Present Moment” e nuovi versi improvvisati in studio, quelli con cui si apre il brano: “Let’s talk about the art/Of how things break/Things that were hard to make/Things like peace, and love” (Parliamo dell’arte/di come le cose si rompono/cose che era stato difficile costruire/cose come pace e amore). Skepta risponde senza esitazione, dirige l’attenzione verso i sentimenti più intimi, le lezioni tratte da una relazione, “dimentica e perdona” per poi chiamare in causa il cosmo: “I’m back into space/Hold me in your arms and feel the connection” (Sono di nuovo nello spazio/tienimi fra le tue braccia e senti la connessione). Le ultime strofe le lascia a Okri e Allen insieme; da un lato la denuncia dell’apartheid globale (“It began with water/Cosmosis/And still, they drown, and still, they drown/Yeah, man/On the margins of Europe”), dall’altro l’invito al cambiamento: “When will this story of our nation/Change and shine?” (Quando la storia della nostra nazione/muterà e brillerà?). Damon Albarn e Remi Kabaka hanno rifinito con Allen in sede di produzione quest’unica traccia registrata insieme in studio dai musicisti. Il resto dell’album vede un dialogo a distanza fra tracce registrate da Tony Allen e rime hip-hop di undici rapper diversi. Prende un tempo medio Sampa the Great, zambiana cresciuta nel Botswana, che ha registrato in Australia “Stumbling Down”, traccia che tesse intersezioni ritmiche e vocali, sorta di preludio all’ampia gamma di suoni e ritmi cui attinge l’intero album, dalle voci filtrate di Jeremiah Jae con l’andamento lineare e i suoni vintage di “Gang On Holiday (Em I Go We_)” ai cambi di passo di “My Own” di Marlowe. Nei successivi due brani il tempo rallenta: da Charlotte, North Carolina, Lord Jah-Monte Ogbon racconta di uva pigiate, “Crushed Grapes”, fino a quando un campanellino e un invito a svegliarsi fanno spazio alla prosodia gangsta di Tsunami che con “Très Magnifique” mantiene un contrappunto vocale che a tratti sembra entrare in canone con le spazzole di Allen che fanno cantare il rullante. Si volta pagina e territorio, per il Kenya dei “Mau Mau” che sembra raccogliere l’invito di Tony Allen “change and shine” con l’intervento di Nah Eeto che vola su tamburi, battiti di mani, corni e fischietti in una trama di sincopi e incastri poliritmici che rimangono vicini ad un’acustica unwired e con pochi filtri; sarà Koreatown Oddity con “Rich Black” a dare una torsione elettrica ad un secondo schema ritmico centrato sulle pelli dei tamburi. ZelooperZ e Danny Brown continuano a viaggiare in progetti condivisi, a cominciare dal Bruiser Brigade collective. Qui, il primo denuncia, con “Coonta Kinte”, chi opprime: “Why you want me in the ground, cover my skin in soil/I’m just a Black man in a world full of colors” (tema che ritorna con Nate Bone in “Hurt Your Soul”), mentre in “Deer in Headlights”, da Detroit, Danny Brown interroga gli sguardi: “Ain't what it seem” (non è come sembra) con notevole simbiosi con le pulsazioni offerte, senza fretta, da Allen. Per contrasto, la vocalità pop – a tratti quasi immateriale - di Lava La Rue funziona a meraviglia in “One Inna Million”, a testimonianza di un incedere ritmico in grado di accogliere e dialogare con mondi molto diversi.


Alessio Surian

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