Paolo Fresu – P6OLO FR3SU (Tǔk Music/Ducale Music, 2021)

Compiere sessant’anni è un traguardo importante, soprattutto se non li dimostri affatto e se ben trentanove di essi li hai trascorsi sul palco, diventando uno dei musicisti più importanti e rappresentativi della scena jazz italiana. Lo scorso 10 febbraio, Paolo Fresu ha spento le sue sessanta candeline e non poteva esserci modo migliore per festeggiare se non con un doppio regalo al proprio pubblico, proprio come era accaduto nel 2011 per i suoi cinquant’anni. Dieci anni fa, “50 Anni Suonati” si era articolato in un cofanetto antologico e un grande evento in Sardegna con il quale rendeva omaggio alla sua terra natale, in questa occasione hanno preso vita due progetti speciali. Il primo è il magnifico spettacolo “Musica da Lettura”, registrato tra il 30 e 31 gennaio nelle sale più importanti dell’Archiginnasio di Bologna con il Quartetto d’archi Alborada, il pianista Dino Rubino, il bandoneonista Daniele di Bonaventura e il contrabbassista Marco Bardoscia, assieme alla voce narrante di Alessandro Bergonzoni. La serata-evento è andata in onda proprio il 10 febbraio su RAI5 (disponibile su RAIPlay, YouTube e Qobuz) ed è diventata anche un disco, disponibile unicamente in digitale sulle piattaforme streaming. Il risultato è stato un tributo alla città di adozione, ma anche un racconto in musica che racchiude la sua visione musicale, le sue passioni e le ispirazioni a cui attinge. Il secondo “P6OLO FR3SU” è un triplo album che raccoglie la ristampa di “Heartland”, inciso con David Linx alla voce, Diederik Wissels al piano e diversi ospiti speciali, e due album inediti “The Sun On The Son” con Daniele Di Bonaventura al bandoneon e Jaques Morelenbaum al violoncello e “Heroes”, un imperdibile tributo a David Bowie. Il tutto è racchiuso in un elegante cd-book ed impreziosito da un ricco booklet fotografico con gli splendidi scatti di Roberto Cifarelli. Si tratta di un’operazione discografica particolare e per comprenderlo basta soffermarsi sul titolo, scritto in alfabeto leet (composto da lettere, numeri e simboli non alfabetici), nel quale è racchiuso il senso concettuale del percorso che il trombettista sardo ci invita a compiere con lui. A riguardo nelle note di copertina scrive: “Quando ho iniziato ad appuntare le parole importanti della mia vita per porle in questa opera mi sono ritrovato a scriverle secondo un ordine casuale dettato dall'urgenza espressiva. Partendo da geografie immaginarie e immaginifiche ho provato a disegnare il mondo usando i termini che amo, che mi rappresentano e che spesso ho usato nei numerosi scritti e nelle riflessioni di questi anni. 

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