João Diogo Leitão – Por Onde Fica a Primavera (Respirar de Ouvido, 2021)

Sgorga l’animo argentato della viola braguesa dalle note di João Diogo Leitão, artista al suo primo album imperniato sul modello di strumento popolare portoghese a dieci corde metalliche (5 ordini di corde doppie). Leitão ha intrapreso lo studio della chitarra classica a dieci anni all’Academia de Música de Gondomar, i suoi studi sono proseguiti all’Università di Évora e al Conservatorio Reale di Den Haag, Olanda. Successivamente, si dato a una fitta attività concertistica come solista in diverse importanti orchestre del Paese. Per la sua abilità al giovane strumentista non sono mancati prestigiosi riconoscimenti (“Prémio Jovens Músicos” di Antena 2). L’interesse verso il cordofono che prende nome dalla città del nord-ovest lusitano, usato tradizionalmente per accompagnare il canto nelle feste ma anche come strumento solista, ha condotto Leitão a esplorarne le caratteristiche timbriche e le potenzialità, componendo nuova musica per viola, trasponendo il suo background e perseguendo un fluido ed equilibrato incontro tra colto e popolare, che si concretizza in un album in solo, che l’artista così presenta: “La viola braguesa è uno dei più affascinanti cordofoni tradizionali portoghesi. Qui è immaginato e metamorfizzato come narratore di una tradizione ancestrale, che arriva a noi non attraverso l'oralità, che si è interrotta da tempo, ma attraverso un flusso immaginativo continuo che è fluito nei nostri corpi”. Il disco si avvale del contributo del Comune di Serpa e della Direzione Regionale della Cultura dell’Alentejo; Leitão suona strumenti costruiti da Diogo Valente Santos e Artimúsica. “Por onde fica a primavera” si compone di due suite: 
“Canto primeiro” e “Canto segundo”, la prima (“por onde fica a primavera”) suddivisa in quattro movimenti, la seconda in due parti (“dos rituais perdidos” e “da harpa do guerreira”), rispettivamente, di due e tre movimenti. Si passa con naturalezza da pagine dai toni intimisti e contemplativi a scrittura ben più incisiva: Leitão espone le peculiarità timbriche e pungenti della viola, usa diverse tecniche esecutive di derivazione popolare (non dissimili da quelle del cavaquinho e di altri cordofoni lusitani) come ponteado, rasgado, varejado, fa confluire nel sound background classico ed estetica improvvisativa, inserisce tocchi percussivi sulla cassa dello strumento, sfrega le corde con un archetto costruisce, insomma, un linguaggio sonoro di netta matrice contemporanea che conserva una forte comunicativa. Tra le composizioni più avvincenti segnaliamo “Ato Terceiro” e “Ato Quarto” “, “Invocação”, “Dança sacral” e la conclusiva “Lírio ave”. La creazione di uno stile del tutto personale da parte di João Diogo Leitão, consapevole della lezione di illustri predecessori come Julio Pereira o dei virtuosi della guitarra portuguesa, trasporta la braguesa verso nuovi e luminosi sentieri, rivelandone un nuovo volto. 


Ciro De Rosa

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