Martin Wind/Philip Catherine/Ack Van Rooyen – White Noise (Laika Records, 2020)

Contrabbassista e compositore tedesco, ormai stabilmente di base a New York, dove si è affermato come uno degli strumentisti di punta della scena jazz, Martin Wind vanta una ormai corposa discografia come leader e una lunga serie di prestigiose collaborazioni (Pat Metheny, Sting, John Scofield, Toots Thielemans, Michael e Randy Brecker, Phil Woods, Hank Jones, Michel Legrand, Clark Terry, Slide Hampton, Vanguard Jazz Orchestra, James Taylor, Aretha Franklin e Reneé Fleming). In parallelo, negli anni, si è dedicato alla musica classica, alla composizione di colonne sonore per il cinema, nonché all’insegnamento presso la Facoltà di Jazz della New York University Steinhardt e alla Hofstra University di Long Island. Nel suo percorso artistico non sono mancate anche la partecipazione a diversi festival jazz in Italia, così come collaborazioni con artisti di casa nostra come nel caso dei due album incisi con Massimo Morganti e lo splendido album “The Very Thought Of You - Remembering Dewey Redman” firmato con Rita Marcotulli e Matt Wilson. A distanza di due anni dall’eccellente “Light Blue”, inciso con Anat Cohen, Ingrid Jensen, Maucha Adnet e Duduka DaFonseca, lo ritroviamo con “White Noise”, undicesimo disco in carriera realizzato con due artisti iconici della scena jazz europea come Ack van Rooyen al flicorno e Philip Catherine alla chitarra, a comporre un trio pianoless dal fascino sofisticato e dall’eleganza misurata. Si tratta di un lavoro concepito con l’intento di condurre l’ascoltatore lontano dal caos quotidiano, come afferma lo stesso Wind: “Il silenzio è diventato sempre più un lusso, con White Noise ho voluto creare un polo acustico opposto. Una sorta di oasi sonora in cui il pubblico può rilassarsi e godere la musica fino alla sua massima espressione. Per me, Philip e Ack sono tra i più grandi artisti melodici che il jazz abbia mai avuto. Entrambi fanno davvero cantare i loro strumenti, ed è ciò che voglio dimostrare con questo album”. Registrato a Mechelen in Belgio e composto da otto brani, di cui tre firmati dallo stesso contrabbassista tedesco, il disco svela una ricerca musicale che solo in apparenza mainstream, ma che ascolto dopo ascolto ci regala una articolata costruzione del dialogo tra le voci strumentali uniti ad una peculiare cura verso il suo e le timbriche. La chitarra di Catherine e il contrabbasso di Wind costruiscono strutture armoniche ricercate in cui si inserisce il timbro denso di lirismo del flicorno di Ack van Rooyen. L’ascolto si dipana dalla soffusa melodia dell’iniziale “Canter” di Kenny Wheeler alla gustosa resa di “Everything I Love” di Cole Porter, proposta in una versione dalla trama sinuosa e brillante in cui spicca l’inconfondibile flicorno di van Rooyen, per giungere alla title-track firma da Wind e dedicata ai due compagni di viaggio con la Gibson vintage di Catherine ad impreziosire il tutto nel dialogo con il contrabbasso. Si prosegue con quel gioiellino che è “But Beautiful” di Jimmy Van Heusen e Johnny Burke e “The Dream” a cui Wind affida il ricordo del primo incontro sul palco con Pat Metheny, ma è con la superba ballad “Autumn Bugle” di Ack van Rooyen che si tocca il vertice di tutto il disco. L’interplay perfetto del trio ci accompagna verso il finale con la riflessiva “A Genius and a Saint” che Wind dedica al bassista Bob Bowen, scomparso per un tragico incidente in bicicletta a New York e la soffusa melodia di “I Fall in Love too Easily” di Jule Styne e Sammy Khan che chiude il disco. Senza ricerca affannosa di effetti speciali “White Noise” è un disco che ha la caratura del classico, un disco su cui ritornare spesso alla ricerca di quella quiete che spesso la vita quotidiana ci nega. 




Salvatore Esposito

Nessun commento