Aksak Maboul – Figures (Crammed Discs/Materiali Sonori, 2020)

Seminale band della scena rock belga e rappresentanti in patria del movimento politico-musicale Rock In Opposition, gli Aksak Maboul presero vita come una sorta di collettivo aperto intorno ai polistrumentisti Marc Hollander e Vincent Kenis, reduci dall’esperienza in ambito prog con i Cos. Abbandonata la musica cosmica e il jazz-rock del passato, ampliarono le loro ricerche musicali esplorando molteplici territori musicali dal minimalismo allo swing, dalla musica da camera a quella etnica per giungere a cristallizzare il loro sound con l’eclettico album di debutto “Onze Danses Pour Combattre La Migraine” del 1977 a cui seguì nel 1980 il pregevole “Un Peu De L'âme Des Bandits”, prodotto da Fred Frith e nel quale la perfetta orchestrazione di fiati, tastiere e percussioni anticipava le sonorità della no-wave e del nu-free-jazz, senza contare il valore aggiunto della presenza di Chris Cutler degli Henry Cow. L’esperienza degli Aksak Maboul si concluse nel 1982, poco tempo dopo aver completato il loro terzo album realizzato con la cantante degli Honeymoon Killers, Véronique Vincent, e rimasto inedito fino al 2014, allorquando ha visto la luce col titolo “Ex-Futur Album”, regalando agli ascoltatori quello che era un lavoro completamente differente dai primi due album e che li vedeva alle prese, in netto anticipo sui tempi, con l’electro-pop. L’ottimo riscontro di vendite del disco ha indotto Marc Hollander, ormai attivo da lungo tempo come discografico alla guida della Crammed Disc, e Véronique Vincent, diventata nel frattempo sua moglie, a riformare il gruppo per tornare sul palco e pubblicare un nuovo album. E’ nato, così, “Figures”, disco che rappresenta idealmente la sintesi perfetta di tutte le diverse incarnazioni in cui si è concretizzato il percorso degli Aksak Maboul e, non è un caso, che della partita sia anche Fred Frith, oltre ad alcuni ospiti come Julien Gasc e Steven Brown dei Tuxedomoon. Dal punto di vista prettamente musicale, i brani non si discostano molto dalle sonorità di “Ex-Futur Album” ma ad impreziosire il tutto ci sono aperture verso la free form e il cold-jazz, ma anche spaccati più sperimentali. Composto da 22 brani per quasi settantacinque minuti di musica suddivisi in due cd, l’album nel suo insieme è una sorta di grande affresco surrealista, caotico e sperimentale al tempo stesso, in cui i testi firmati da Véronique Vincent si dipanano tra temi differenti, soffermandosi spesso sul rapporto tra uomo e donna. Aperto dal breve frammento minimalista per fiati e tastiere “Among The Naeporu”, il primo disco entra nel vivo con “C'est Charles” che rimanda alle sonorità del primo disco per toccare le atmosfere canterburiane di “Taciturne”. Se “Silhouettes”, in cui spicca la viola di Fred Frith, è un gioiellino pop di rara bellezza, “True, False, Fictive” e “Histoires De Fous” si muovono nei territori della sperimentazione, prima che faccia capolino di nuovo il pop con “Formerly Known As Défilé” e “Spleenétique”. La seconda parte è caratterizzata da suggestioni immaginifiche e suoni più accattivanti come nel caso dell’electro-lounge dendo di groove di “Retour Chez A.” anticipata dallo strumentale “The Untranslatable”, o la superba “Dramuscule” che si sviluppa su un dialogo tra donna e uomo con quest’ultimo interpretato da Steven Brown, il tutto incorniciato da una architettura elettronica in cui si inserisce il sax. Il folle intreccio tra sonorità del teatro giapponese e la musica industrial del frammento “Except from Uccellini” ci schiude le porte all’intrigante tessitura melodica di “Un Caïd”, mentre “Martial Arts For Boys” e “Ins Bleistiftgebiet” ci conducono in territori industrial-noise. Verso il finale incontriamo ancora il gustoso duetto con Julienn Gasc degli Aquaserge in “Fatrasie Fulvérisée” e l’art-rock di “Qu'est-Ce Que C'est 'Mot'?” ma è con il ritorno al pop di “Tout A Une Fin” che si scopre il vertice di tutto l’album. “Figures” è, dunque, un disco tanto articolato e sperimentale quanto bello ed accattivante, che racchiude un universo sonoro tutto da scoprire, nell’attesa che riprendano i concerti per poter vedere sui nostri palchi gli Aksak Maboul. 


Salvatore Esposito

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