Elida Almeida – Gerasonobu (Lusafrica, 2020)

A meno di trent’anni, Elida Almeida personalità dal forte temperamento, è già una delle più affermate artiste di Capo Verde, elogiata per la sua voce potente ma che sa essere anche gentile. Con “Gerasonobu” (“Nuova Generazione” nel creolo delle isole atlantiche), la musicista originaria dell’isola di Santiago ma residente a Lisbona sigla la conferma della sua posizione di stella della musica capoverdiana post-Évora, pur facendo confluire diverse componenti esterne (tra cui afro-electro, rock, kizomba e zouk) nell’ossatura portante imperniata su ritmi e generi della madrepatria. L’album è stato prodotto dal fido Hernani Almeida (tastiere, chitarre, basso, piano e batteria) e dall’attivissimo musicista, DJ e producer keniano Blinky Bill, senza dimenticare l’apporto di Djô da Silva, la mente che è sempre dietro i fermenti musicali isolani. Ai tradizionali strumenti locali, cavaquinho (Palin Vieira) e fisarmonica (suonata dall’ottuagenario Victor “Bitori”), si aggiungono la sezione fiati e un ampio sostegno ritmico e armonico. Tra gli ospiti figurano il cantante Princezito e Jacob Desvarieux, il tastierista e polistrumentista parigino originario della Guadalupa, fondatore dei leggendari Kassav’, alfieri dello zouk antillano. Nelle interviste alla stampa locale isolana e nelle presentazioni ufficiali, Almeida dichiara che intende favorire la diffusione del patrimonio culturale e musicale capoverdiano, ampliandone al contempo la tavolozza dei colori sonori: dopo tutto – spiega – parliamo della “musica di un arcipelago di marinai, aperto a tutti i venti, permeabile a tutte le influenze, a tutti gli incroci, è [musica] definita precisamente dalla sua permanente evoluzione. “Gerasonobu” parla di una generazione di cui sono molto orgogliosa di far parte. È una generazione audace, una generazione disposta a viaggiare con la musica di Capo Verde, ad attraversare l’Atlantico e a promuovere la musica di Capo Verde. Una generazione che sta continuando il viaggio che hanno fatto i nostri predecessori, ma con lo stesso obiettivo: portare in alto la musica di Capo Verde e la bandiera di Capo Verde. “Gerasonobu” sintetizza tutto il mio viaggio, dall’innocenza dell’infanzia alla fase adolescenziale fino ai principi e alle riflessioni dell’età adulta”. A lanciare le tredici canzoni, composte da Elida mentre era in tour nel 2019, a eccezione di quattro brani che portano la firma di altri autori, è stato il singolo “Bidibido”, uno di quei motivi che ti afferra subito e ti porta inevitabilmente a ballare. Il brano, basato sul ritmo di tabanca, genere festivo di Santiago quasi del tutto scomparso, porta alla ribalta le memorie infantili, rievocando l’immagine del personaggio folklorico carnevalesco, che faceva la sua comparsa nel corso di quel giorno speciale che era il Mercoledì delle Ceneri, bussando alle porte e spaventando i bimbi con il suo strambo abbigliamento, per poi finire per farli divertire. L’articolata vena musicale globale si palesa nell’incalzante orchestrazione e nei riff della talk box guitar che colorano di rock “Pagamentu Buru” o nel calore dei beat digitali che avvolgono “Tolobaska”, riflessione sulla passione profonda tra due amanti. La toccante malinconica coladera “Obrigadu Papa”, cantata sul filo degli arpeggi di chitarra, scritta mentre Elida era in viaggio in aereo, è il ringraziamento in versi e melodia a suo padre, scomparso troppo presto. Sale di nuovo il ritmo con la personale rilettura (grazie all’arrangiamento di Hernani) di “Mundu Ka Bu Kaba”, il tributo ai Bulimundu, band fonte di ispirazione per aver rivoluzionato il genere funaná, un tempo suonato solo con fisarmonica e ferinho, mentre ora dentro ci sono chitarre elettriche e tastiere; l’autore del pezzo è Katchás, fondatore del gruppo Bulimundu, scomparso a soli trentasei anni, nativo anch’egli di Pedra Badejo come Elida, che è cresciuta ascoltando la loro musica. Un altro squisito motivo per il suo duplice sviluppo ritmico nonché per il tema cantato è “Mudjei”, canzone dedicata alle donne lavoratrici di Capo Verde, da quelle che svolgono i mestieri umili a quelle che operano nelle più prestigiose professioni. Si cambia registro con la danzante, afro-funkeggiante “Amizadi Novu”, dove Elida ironizza sulla superficialità delle amicizie da social media. Nelle successive “Djuze Lopi” e “Yaya” la cantante ritrova Carlos Moreira dos Reis, aka Manu Reis, giovane autore di Santiago, che firma le due canzoni: la prima più intima, presenta un inserto dialogato in duetto con la special guest Princezito, la seconda, offre una saporita linea di chitarra elettrica dai profumi congolesi. Vira verso il suono levigato “Di Pundi Nu Bem”, brano illuminato dalla chitarra acustica di Hernani che si prende il suo adeguato spazio solista, mentre “Funana”, il cui arrangiamento è condiviso con Jacob Desvarieux, porta umori antillani in questo altro spumeggiante omaggio alla vita e ai generi tradizionali. Si deve arrivare quasi fino in fondo per incontrare “Sai Bu Bai”, senz’altro uno dei brani portanti del disco, una morna con cui la cantante sensibilizza i suoi connazionali sulla violenza domestica di fronte al crescente numero di femminicidi a Capo Verde. Il commiato giunge con “Nha Bilida”, in cui sul mantello digitale afro-elettronico tessuto da Blinky Bill, Elida canta, ripensando dieci anni dopo alla sua giovane maternità di sedicenne. Gran naturalezza vocale e doti compositive di pregio per Elida Almeida, artista sempre in movimento che punta a produrre un suono afro-contemporaneo che conservi l’essenza locale, al fine di elevare lo status della musica capoverdiana e di diffonderla nel mondo. 


Ciro De Rosa

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