WÖR – About Towers (Appel Rekords/ARC Music, 2021)

Ponendo “New Energy for Old Belgian Music” come sottotitolo di “About Towers” il quintetto fiammingo WÖR, senza mezze misure, mette subito in chiaro come stanno le cose. Pieterjan Van Kerckhoven (cornamusa, sassofono, pianoforte e direzione musicale), Fabio Di Meo (sax baritono), Jeroen Goegebuer (violino, mandolino e banjo), Bert Ruymbeek (fisarmonica) e Jonas Scheys (chitarra e contrabbasso), con la produzione di Joren Cautaers (anche alle percussioni in due tracce), come per i due precedenti album, “Back to the 1780's” e “Sssht”, infondono arrangiamenti corposi e originali per combinazioni timbriche a pagine settecentesche, spesso tirate fuori dall’oblio degli archivi, in cui si incrociavano gusti colti e popolari. In origine, c’è lo studio sui manoscritti originali, dai quali i cinque attingono a piene mani per confezionare un suono per nulla accademico, che irretisce l’ascoltatore per il sound compatto e il felice incrociarsi di archetto, mantice, fiati e corde pizzicate. Questa volta rivolgono interamente le loro attenzioni agli “hit” che circolavano nel XVIII secolo grazie ai carillonieur, i campanari che suonavano batterie di campane installate sulla torre campanaria, presenti sin dall’epoca tardo medievale nei Paesi Bassi. Le campane erano accordate e in grado di suonare linee melodiche e accordi tramite meccanismi di controllo, di cui quello manuale consisteva in una tastiera e una pedaliera azionate dal suonatore mediante leve e cavi che muovevano i battenti che percuotevano le campane. I campanari erano musicisti professionisti che componevano, raccoglievano e adattavano melodie, suonandole nelle diverse occasioni comunitarie dal loro enorme “sound system” di bronzo che poteva essere ascoltato a grandi distanze. Erano i musicisti itineranti, poi, a portare con sé la musica di città in città, dove i campanari le trascrivevano, apportando anche proprie variazioni. Così le melodie viaggiavano, attraversando i confini e diffondendosi di paese in paese, a tal punto da rendere, in seguito, perfino complicato stabilire le origini di una melodia. I WÖR paragonano queste torri campanarie alle stazioni radio contemporanee e i campanari a dei DJ (d’accordo, molti storceranno la bocca considerando azzardata questa comparazione). Il booklet del disco contiene un’accurata descrizione delle caratteristiche degli strumenti e dello sviluppo della musica dei carillon, opera del campanaro Luke Rombouts di Tienen e Lovanio. Va detto che le Fiandre e l’Olanda presentano ancora oggi una gran concentrazione di carillion (68 torri campanarie). Il quintetto piazza uno dei motivi più avvincenti all’inizio della scaletta: si tratta di “Beyaert, proveniente dall’omonima collezione di Theodoor Everaerts di Anversa (1728). Invece è ispirata a un tema folklorico vallone “Berlo”, pezzo aperto dalla chitarra acustica, cui si aggiungono fisarmonica e mandolino fino all’ingresso di trombone (Lode Mertens), sax e cornamusa che fanno prendere corpo al tema, portandolo al pieno finale. Con “Jolies Filles” il gruppo si cimenta in un motivo ben noto nel circuito folk belga, mentre sotto il titolo di “Ketting” sono rivisitati, con spinta rock, due eleganti minuetti, che, come altri due brani del disco (“Aria” e “Bien Amoureux”), provengono da un manoscritto di Ioannes De Gruijtters, altro campanaro di Anversa (1746). In alcune composizioni entra direttamente un vero e proprio carillon, quello della chiesa di Sint-Pietersbanden – suonato da Liesbeth Janssens, oggi campanaro della cattedrale di Anversa –, in dialogo con altri strumenti in “Aria”, “Bien Amoreux” (quest’ultimo pezzo ripreso dal materiale del dance master di Bruxelles Pierre Trappeniers) e nella conclusiva “Cecilia”, una melodia malinconica che contrasta con i contenuti energici di quasi tutto il disco, estratto dalle variazioni di “Cecilia D109” dagli archivi della famiglia Martinelli di Diest: la composizione è considerata da alcuni musicologi una delle più antiche melodie per carillon. All’opposto, il carillon è in solo nell’andante “Fiocco”, scritta dall’omonimo compositore tardo barocco di Bruxelles e annotata anch’essa nel manoscritto di De Gruijtters. Dietro il gioco di parole del titolo “BWV ReWÖRked” è la rilettura di “Minuetto in SolM BWV Anchang 114”, contenuto nel “Quaderno” di Anna Magdalena Bach, composto da Christian Petzold. Oltre, ha un andamento swing e bluesy “Rosalie”, una melodia che proviene da una raccolta della Sint-Lucasgilde, la gilda dei musicisti di Anversa. Il violino conduce deciso “Climate March” (dedicata alle proteste ambientaliste giovanili di Fridays for Future), fino al troneggiante ingresso dei fiati. La band sembra prendersi una pausa quando esegue la marcia “Mr. Kennis”, ma poi riparte con baldanzoso slancio in “d’Afnemen” (ancora dalla collezione Martinelli), dove la cornamusa si prende lo spazio che le è dovuto. Portamento in crescendo anche per “Dupont”, rivisitazione de “La jolie petite” del campanaro André Dupont di Saint-Omer, città del nord francese (1780). I WÖR uniscono ricerca e vitalità espressiva nella loro proposta di neo-folk barocco, che riceve ancora una volta la nostra attenzione e merita anche la vostra. 


Ciro De Rosa

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